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omaggio ad Annibale Ruccello al Tin dal 28 aprile al 1 maggio


omaggio ad Annibale Ruccello al Tin dal 28 aprile al 1 maggio
26/04/2011, 09:04

Continua al Teatro Tin l’omaggio ad Annibale Ruccello. Giovedì 28 e venerdì 29 aprile, in scena ci sarà “Mamma” diretto da Genni Caruso. Sabato 30 e domenica 1 maggio Salvatore Mattiello dirige "le 5 rose di Jennifer".

Ambientati negli anni ’80, i monologhi, oggetto della piece teatrale, raccontano scene di vita quotidiana nel complesso rapporto tra madri e figli. Sono madri ciniche, distaccate, apparenti, schiave di un finto perbenismo e che sembrano aver subito lo status acquisito di Madre più che cercato. Ruccello evidenzia tra l’altro quanto il potere dei mass-media abbia influenzato questo universo che in passato era fortemente legato alle tradizioni familiari; un potere che arriva a scardinare persino la trasmissione onomastica classica, sostituendo Maria e Ciro con Mariana e Luis Antonio (protagonisti di telenovelas brasiliane). A rendere salva la tradizione, resta la favola con cui inizia il lavoro teatrale, ultimo baluardo della tradizione orale.

Non in ultimo un aspetto altrettanto importante interviene nei monologhi ed è quello della religione, vissuta a metà strada tra mediatrice di grazie ed oracolo. Lo stretto legame tra fede e mass-media, raggiunge l’apice in Maria di Carmela, in cui la protagonista del monologo è convinta di essere essa stessa la Madonna. Ruccello ha elaborato questi monologhi con sapienza, rendendo, quelle che sono a tutti gli effetti delle tragedie, del tutto godibili e leggere al tempo stesso.

Note di regia
Avere a che fare con la drammaturgia di Ruccello impone un approccio registico assolutamente complesso. “Mamma” è sicuramente il lavoro apparentemente più leggero del commediografo stabiese, ma è al tempo stesso ricco di elementi simbolici che hanno condizionato il nostro modo di vivere attuale. Gli anni ottanta erano gli anni delle prime tv commerciali e di conseguenza di un proliferare di spot pubblicitari che ci hanno imposto, e continuano a farlo, un modo di vedere il mondo e la società moderna legata fortemente all’apparire più che all’essere. Annibale Ruccello aveva capito prima di tanti che questo poteva condizionare l’aspetto relazionale e in particolare nel rapporto tra madre e figlio/i, proprio lui che aveva collaborato con Roberto De Simone alla raccolta di testimonianze orali legate al racconto e in particolare alla favola. La contrapposizione tra il mondo della tradizione e quello della “modernità” è stata la chiave per la messa in scena del lavoro, facendo si che gli elementi simbolici “dialogassero” fra loro per tutto il tempo della rappresentazione in un gioco fatto di rimandi simbolici. Essenziale è stato il lavoro scenografico di Gennaro Staiano con il quale abbiamo costruito l’habitat in cui si muovono gli attori, mentre i paesaggi sonori di Stefano Torrese serviranno a condurre lo spettatore nelle atmosfere e negli avvenimenti di quegli anni. Il lavoro fatto sugli attori è stata un’operazione di approfondimento sulla lingua e sul gesto, sul suono delle parole, sulle tensioni del corpo, sulla mobilità del viso, sul silenzio. Le musiche di Marco Torrese “PALLADIUM” infine, sono strutturate per dare al lavoro teatrale atmosfere che uniscono insieme misticismo e sperimentazione facendo da colonna sonora, proprio come in un film, alla mia idea di messa in scena.

Ho cercato di restituire dal punto di vista registico, un aspetto il più possibile artigianale del fare teatro e, sebbene mi sia servito di tutti i linguaggi espressivi a mia conoscenza, sono convinto di aver evitato di sovrastrutturare il tutto, mettendo sempre in primo piano l’aspetto umano molto umano che solo il teatro sa dare, un attore che recita, un pubblico che vive e prende parte con lui.

Al teatro Tin (Teatro Instabile Napoli)

Sabato 30 aprile ore 21.30 e domenica 1 maggio ore 18.30 Ichòs Zoe Teatro presenta  Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello riscritto in parte da Salvatore Mattiello con Teresa Addeo e Giuseppe Giannelli regia Salvatore Mattiello Lo spettacolo fa parte della rassegna “Se sono donne fioriranno” Dopo Ferdinando a distanza di cinque anni ritorno ad Annibale.

Ad un altro suo lavoro. Ritorno ad Annibale in verità senza aver mai smesso di andare in scena con Ferdinando. E avendone sempre in ogni “piazza” constatato la straordinaria potenza scenica e la straordinaria risposta di pubblico. Dove è la forza di Ferdinando? In una recensione sul Corriere della Sera si parlava di “miracolo”…....... Qual è questo miracolo?  Certo gli attori…….Certo gli scenografi…… Certo la regia………. Ma il miracolo vero in realtà è in una “Resurrezione”! La resurrezione della mia lingua materna che ritenevo fosse morta. La resurrezione della lingua napoletana!  Avveratasi dapprima dentro di noi e attraverso noi rivelata al pubblico ogni sera così come sgorga dalle viscere degli attori.

Il napoletano di Jennifer non è quello di Ferdinando. Per stare negli anni della sua storia il suo napoletano è già imbastardito di italiano. È già morto!

Nella versione originale Jennifer muore sparandosi in bocca. Muore per così dire nel suo tempo. Nel nostro allestimento vive più a lungo. invecchia. e muore in un tempo non più suo. Invecchiando si ritrova straordinariamente somigliante a sua madre. Ritrova per così dire un tempo andato. eppure ancora da venire. nuovo per lui e eterno. Ritrova dentro di sé la lingua di quel tempo e la parla.

Parla quella lingua che io nei miei pochi inserti ho tentato di scrivere. Ritrova anche su di sé il tempo “…..che passa…..e scopre il disegno a carbone….’o sciassì…’o scheletro che sta sotto…nascosto dentro l’opera finita che ognuno di noi è…....” Ritorno ad Annibale dopo Brecht (punto di svolta e di non ritorno!) e ad uno storico percorso di Ichòs Zoe Teatro.

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di Redazione
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