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Palladio e Sinan a confronto a Istanbul


Palladio e Sinan a confronto a Istanbul
11/11/2010, 10:11


ISTANBUL - L'anno di Istanbul culturale europea si chiude con una mostra di architettura dal titolo evocativo: Mimar Sinan incontra Palladio a Istanbul. La mostra mette in scena il dialogo a distanza fra i due massimi architetti del mondo ottomano e occidentale del Rinascimento. Mimar Sinan (1490-1588) è il grande progettista turco che realizzò quasi cinquecento edifici, fra grandi moschee, palazzi, terme, ponti. Andrea Palladio (1508-1580) è forse l'architetto più famoso di ogni tempo. Molto più di quanto ci appaia evidente oggi, Venezia e Istanbul erano due potenze gemelle che si contendevano costantemente il dominio del Mediterraneo. Certamente nemiche, erano anche legate da una fitta rete di scambi e interessi commerciali comuni, dai beni di lusso sino al grano, che - come gli USA dall'URSS durante la "guerra fredda" - i Veneziani compravano largamente dal mercato turco fino a quando le campagne bonificate dalle ville non misero fine alla pericolosa dipendenza. Palladio e Sinan non si conobbero mai personalmente, ma avevano un amico in comune, Marcantonio Barbaro, il committente della villa e del tempietto di Maser, che dal 1568 al 1574 è ambasciatore veneziano a Istanbul, è amico di Sinan e visita spesso i suoi cantieri. Tramite Barbaro fra i due architetti si istaura un dialogo a distanza, con scambi da entrambe le parti. Dopo l'uscita dei Quattro Libri di Palladio (1570), alcune moschee di Sinan cominciano a mostrare elementi sorprendentemente simili a facciate di ville pubblicate nel trattato. Del resto, chiunque guardi il retro della chiesa del Redentore di Venezia, realizzata da Palladio a partire dal 1576, non può non riconoscere nei due campanili cilindrici con copertura conica due minareti, e come tali dovevano essere visti dalla residenza degli ambasciatori ottomani, che si trovava in palazzo Mocenigo poco lontano. La mostra presenta per la prima volta Palladio al pubblico della Repubblica turca, e lo fa attraverso la serie completa dei famosi modelli lignei delle sue architetture realizzati dal Centro palladiano: ben 17 grandi modelli in legno e porcellana, riuniti per la prima volta tutti assieme dai tempi della leggendaria mostra vicentina del 1973. Intorno ad essi sono allestiti sei grandi schermi dove sono proiettate multivisioni digitali che mostrano gli edifici di Palladio, nel loro contesto urbano o paesaggistico, confrontati con quelli di Sinan. La mostra stessa è allestita in un ambiente d'eccezione: la più importante fonderia di cannoni dell'Impero ottomano, costruita nel XV secolo, ampliata da Solimano il Magnifico nel Cinquecento e infine, nel 1803, trasformata dal sultano Selim III nell'attuale, imponente struttura voltata in pietra e mattoni. La mostra è a cura di Guido Beltramini e di Howard Burns (CISA Andrea Palladio) e di Demet Binan (Mimar Sinan Fine Arts University). L'allestimento è curato da Aldo Cibic e Mauro Zocchetta. La mostra sarà inaugurata il 29 novembre dalla presidente del Centro palladiano, Amalia Sartori, dall'Ambasciatore d'Italia in Turchia, Gianpaolo Scarante e dal rettore della Sinan Fine Arts University. Nel pomeriggio precedente presso la Sinan Fine Arts University si terrà un convegno su Palladio e Sinan nel quale interverranno i curatori della mostra e alcuni dei massimi specialisti turchi di architettura del Cinquecento, fra cui Dogan Kuban, docente al Politecnico di Istanbul, il decano degli studi in materia. "Sono particolarmente onorata - dichiara Amalia Sartori - che Istanbul abbia voluto coronare un anno tanto significativo per il futuro della Turchia con una mostra su Palladio e Sinan, che crea un vero ponte fra Oriente e Occidente. Ancora una volta la cultura dimostra la propria capacità di creare un terreno comune, e Palladio stesso conferma doti di straordinario ambasciatore. Fra il 2008 e il 2009, mezzo milione di persone ha visitato la nostra mostra in Europa, e la sua versione americana ha riscosso grandi consensi a New York e li sta riscuotendo ora a Washington. Palladio, Vicenza e il Veneto sono diventati nomi familiari ad un pubblico vasto. Penso che nessuno, all'inizio delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla nascita di Palladio, avrebbe osato neanche sognare un esito così gratificante".

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di Redazione
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