Cultura e tempo libero / Spettacolo

Commenta Stampa

Parlano alcuni personaggi del mondo culturale e teatrale

Parte la seconda edizione del Napoli Teatro Festival Italia


Parte la seconda edizione del Napoli Teatro Festival Italia
03/06/2009, 09:06

 

Tutto è pronto per la seconda edizione del Napoli Teatro Festival Italia e mentre da domani fino al 28 giugno, la manifestazione entrerà nel vivo confermando la sua   vocazione per l' internazionalità, oggi, nella Sala Giunta della Regione Campania a Santa Lucia gli artisti impegnati riceveranno il benvenuto dal presidente della Fondazione Campania dei Festival, Rachele Furfaro e dal Consiglio d’Amministrazione al completo. E così, mentre il Napoli Teatro Festival Italia si avvia al debutto, con i buoni auspici del direttore artistico ed organizzativo Renato Quaglia che ha spinto artisti come Karole Armitage, David Lescot ed Enzo Moscato a creare nuove produzioni ed autorevoli esponenti della drammaturgia come Manlio Santanelli, Antonio Skármeta, Eugène Savitzkaya e Colum McCann, ad impegnarsi con nuovi testi, proviamo a raccogliere qualche commento tra gli ambienti teatrali ed intellettuali di ieri e di oggi. Partendo dal drammaturgo napoletano Santanelli che al Festival Teatro Italia di quest’anno vi partecipa con il suo  adattamento del “Pigmalione” di Jean Jacques Rousseau portato in  scena da Vincenzo Salemme, lo stesso ha parlato di una grossa opportunità per il nostro teatro di allargare gli orizzonti. “Un festival- ha detto l’autore teatrale- che includendo spettacoli provenienti da tante parti, impone al teatro nazionale di confrontarsi con l’Europa. Si tratta di un’occasione rara da prendere al volo, personalmente, difendo il Teatro Festival Italia a spada tratta anche perché pone la nostra città in una situazione di prestigio facendola nuovamente diventare un punto di riferimento tra le capitali europee dello spettacolo. A proposito, invece, di qualche lavoro dalla  comprensione non immediata, bisogna convincersi che il pubblico deve cominciare a documentarsi ed a comprendere altri tipi di teatro come si fa con i nostri lavori nel resto d’Europa. Occorre giungere preparati agli spettacoli, magari leggendo in anticipo sinossi e note di regia, non si deve pretendere di trovarsi sempre dinanzi a Scarpetta ma capire, pur senza rinnegare la propria identità culturale, che è fondamentale, come avviene nel resto del mondo, allargare le frontiere ed abbattere le chiusure mentali”. Ancora, per Francesco Caccavale del Teatro Augusteo, per il Festival Teatro Italia bisogna continuare a lavorare molto per colpa di una città lenta e distratta. “Napoli - ha detto il patron del primo teatro in Italia per numero di spettatori - è da sempre disattenta alle novità. Affinchè questo festival dal buono del primo anno e dal meglio di questa edizione passi all’ottimo, occorrerà impegnarsi ancora per qualche anno”. Passando all’attore comico Gino Rivieccio, lo stesso, subito ricorda con una delle sue tipiche espressioni che l’anno scorso il festival l’ha “ingignato” lui. “Renato Quaglia e Rachele Furfaro- ha detto Rivieccio- stanno lavorando alla grande e meritano una grande risposta di pubblico, non solo napoletano, costante nel tempo visto che dopo i tre anni iniziali il festival proseguirà in città oltre il previsto”. Sempre a proposito del festival il discorso cambia interpellando un attore che la storia del teatro napoletano l’ha scritta e vissuta. Carlo Croccolo, infatti, dichiara candidamente di non sapere nulla della manifestazione. “Non ne so niente- ha detto il grande artista- perché faccio parte di quella schiera d’attori tenuta fuori da ogni manifestazione che si svolge a Napoli. Lavoro a Roma, Milano, Firenze, Bologna, ma nella mia città tutti sembrano dimenticarsi di me. Ecco perché non posso conoscere un qualche cosa da cui sono tenuto lontano. E dello stesso avviso polemico è l’intellettuale italiano, drammaturgo, regista e giornalista, Ugo Gregoretti. “Non posso dire niente a proposito del festival-ha affermato il recente vincitore del Premio Ilaria Alpi- perché nessuno si è mai degnato di invitarmi né come autore né come spettatore. Ecco perché ricambio pienamente l’indifferenza”. Diplomatico, serafico e dal parere benevolo è invece un altro attore della grande tradizione del nostro teatro come Enzo Cannavale. “E’ una cosa bella ed importante per la nostra città - ha detto l’apprezzato artista- peccato che di teatro napoletano ce ne sia davvero poco. Speriamo che porti tante cose buone a Napoli facendo attenzione al fatto che le cose belle nella nostra città le tolgono di mezzo”.      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenta Stampa
di Giuseppe Giorgio
Riproduzione riservata ©