Cultura e tempo libero / Letteratura

Commenta Stampa

“Passione e Morte. Claretta e Ben” di Pierfranco Bruni


“Passione e Morte. Claretta e Ben” di Pierfranco Bruni
17/11/2012, 09:05

“Passione e morte. Claretta e Ben”. Qualsiasi titolo riferibile alle tensioni derivanti da un pensiero sostenuto dall’espressione di poesia avrebbe convalidato la tessitura di Passione e MorteClaretta e Ben, Luigi Pellegrini Editore, di Pierfranco Bruni. Il libro sembra concludere il cerchio del pensiero-poesia dedicato all’amore nella silloge Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio e che qui raggiunge la maturità espressiva nella coincidenza di prosa che assimila l’essere poesia senza maschere. Il passaggio si dota di una semantica simbolica che procede come monologo interiore nel quale il parlante-autore si rivolge all’io assente compresso in un tempo istantaneo, che rallenta e riprende l’esplorazione dei sotterranei evocati negli spazi vuoti: Mio padre mi racconta. Mia madre ascolta ma rincorre i segni delle favole lontane. Le favole sono fiori di una primavera che scava nel tempo. (pag. 9).

Si comprende da subito che il libro sarà nucleo di altro per parlare con la voce delle proprie sensibilità, esternate attraverso metafore dialogiche che incedono con uno slancio che porta costantemente fuori e dentro. Similmente é l’intonazione anapestica della narrazione, che abbandona la convenzionale forma lineare in favore di affermazioni sillabiche interrotte: Bruni spiega (come vela) una situazione che parla di amore e che sconfina oltre le parole di una storia nata con il seme della tragedia in un tempo anti ideale. Soprattutto il suo cannocchiale punta su Claretta-territorio donna in un’intonazione anti-nostalgica, che suggerisce la concentrazione io-spettatore-protagonista mediante la quale perviene a una sorta di contrazione del sé-poeta al sé-donna, tesa a scegliere ildestino di fine nel momento in cui sceglie il destino di amore. Passione e Morte intralcia quindi la linearità oleografica per assumere le sembianze di una rappresentazione sensibile della propria esperienza di pensatore. Ed è all’insegna della poeticità assorta che il libro si apre in una metamorfosi che unifica l’autore intrapreso da libito nei confronti dell’idea di amore e l’immagine di sintesi bustrofedica passione-morte: Tra l’amore e la morte si resta come volo appeso tra i venti dell’attesa. Dunque. (pag. 132).

Il linguaggio interviene quale sintomo di un’aporia espressiva della divergente situazione che unifica e al contempo contrappone due situazioni, l’una di natura fisica e l’altra quale eterna attesa. In tal senso l’alone luminoso intorno alla scrittura diviene strategia per confrontare se stesso con l’essenza di amore che pervade spazi interrotti. Bruni manifesta il suo essere dalla parte della donna che sceglie il suo cammino; che mira ad affermare la sua volizione nell’incastro di azione e volontà in reciproco accordo, nella determinazione che la sua scelta sia luogo di auto riconoscimento. Claretta, dunque e Piefranco. Claretta: amore-pathos-malattia che soggioga senza possibilità di cura. Pierfranco: pathos-struggenza che alimenta una poesia dettata da meditazioni all’interno del circuito mente-sensi. Esemplare gioco di alternanze e coincidenze. Espressione dell’io volente. La narrazione infittisce note personali ed esplora privati nuclei per fondersi con le pressioni dell’immaginazione, poiché Le storie d’amore (…) lasciano, tra le pieghe, le sensazioni, le emozioni … (pag. 130). A questo punto l’invenzione di una nuova esistenza incrociata con le lusinghe della fantasia é chiamata a metter ordine a pensieri che altrimenti fluttuerebbero impazziti tra le pagine. Tutto si acquieta e nel momento in cui l’intonazione sembra intraprendere l’amaro, l’autore oppone una chiosa e determina la conclusione con la motivata spiegazione: Si può amare in tanti modi. Si può morire in tanti vissuti. 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©