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Il romanziere newyorkese nel capoluogo partenopeo

Paul Auster al Premio Napoli 2011


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Paul Auster al Premio Napoli 2011
03/11/2011, 13:11

Sigaretta tra le labbra e sguardo fisso sui microfoni che lo puntano. Fa così ingresso in sala, nella sede della Fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale, lo scrittore newyorkese Paul Auster. L'autore di Sunset Park è il vincitore dell'edizione 2011 del Premio Napoli grazie alla sua visione romantica e critica della crisi mondiale. 

IL LIBRO - Miles Herrer, il protagonista di Sunset Park di Paul Auster (Einaudi), non ha ancora trent’anni e da tempo si è sradicato sia dagli affetti di famiglia (i genitori sono separati, ed entrambi si sono a loro volta rifatti una famiglia) sia da New York, la sua città. Il fatto è che Miles porta con sè un segreto tragico. Senza volerlo ha contribuito alla morte del fratellastro. Da quel giorno ha avuto inizio il suo volontario esilio. E il suo esilio coincide con la crisi economica dell’America. Anche i pochi lavori che si riescono a trovare derivano dalla crisi. Lui, ad esempio, fa parte di una squadra che sgombera le case di chi è stato travolto dal collasso economico. A differenza dei suoi colleghi, però, lui non ruba gli oggetti dimenticati nelle case, si limita a fotografarli. Fotografa le cose abbandonate. In una formula, si allena ai commiati. È questo sentimento malinconico che s’insinua in Sunset Park (anche quando il protagonista farà ritorno a New York) un libro fatto di nomi (i capitoli sono intitolati con i nomi del protagonisti), sia di persone, sia di luoghi. Ogni nome è l’equivalente di uno scorcio, e Auster dà forma al romanzo sommando nome a nome, scorcio a scorcio, costruendo un caleidoscopio tenuto a bada con un virtuosismo carnale. D’altronde è la stessa dimensione del tempo che si è scorciata. Non si ha più il tempo per far ciò che si dovrebbe, innanzitutto non si riesce più ad essere genitori. E non si possiede più il tempo per essere figli. Quando il libro è quasi alla fine, attraversando il ponte di Brooklyn in automobile, Miles “si chiede se valga la pena sperare in futuro quando non c’è futuro”. E si prepara “all’adesso che è qui e poi non è qui, l’adesso che se ne è andato per sempre”. Come già in Invisibile, il grande narratore di New York tasta il polso al tempo d’oggi e insieme ci regala alcune delle più palpitanti narrazione della contemporaneità.  

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di Salvatore Formisano
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