Cultura e tempo libero / Tv

Commenta Stampa

Nuove regole che la maggioranza intende approvare

Pdl: alla Rai i talk show devono rappresentare la maggioranza

Un nuovo bavaglio per i programmi "non allineati"

Pdl: alla Rai i talk show devono rappresentare la maggioranza
11/02/2011, 09:02

ROMA - Ha il nome anonimo di "Atto di indirizzo sul pluralismo", quello presentato dal senatore del Pdl Alessio Butti, ma contiene regole che prefigurano una vera e propria censura delle trasmissioni che sulla Rai non sono gradite.
Innanzitutto le trasmissioni devono rispettare il "principio della non ridondanza": se un talk show parla di un certo argomento, gli altri non possono trattare lo stesso argomento per almeno 8 giorni. Questo significa che se per esempio Bruno Vespa si occupa del caso Ruby il lunedì, Ballarò o Annozero non potranno farlo. Poi è necessario che ci sia un contraddittorio tra gli opinionisti di un programma. Per cui, per esempio, Santoro dovrà trovare qualcuno del Pdl che faccia da contraltare agli interventi di Marco Travaglio ad Annozero. Regola che vale anche per i programmi di satira: per cui a Parla con me, dopo l'imitazione di Minzolini, la Dandini dovrà provvedere a farne una di Santoro o di Bianca Berlinguer. Inoltre viene specificato che i partiti vanno rappresentati "in proporzione al loro consenso". Quindi se Floris vuole invitare a Ballarò un esponente dell'Udc, che alle ultime elezioni ha avuto il 6-7%, dovrà invitare nella stessa trasmissione almeno 6 o 7 esponenti di Pdl e Lega, perchè solo così "il servizio pubblico rappresenterà il Paese reale, non le èlites culturali né i cosiddetti poteri forti".
Ma ci sono anche due norme ad personam. Una contro Michele Santoro: chi ha interrotto la professione giornalistica per assumere ruoli politici non può avere la conduzione di un programma o la direzione di rete o di testata. E l'altra contro Milena Gabbanelli, la conduttrice di Report: "il conduttore è sempre responsabile dell'attendibilità e della qualità delle fonti e delle notizie sollevando la Rai da responsabilità civili e/o penali". In altri termini, se la giornalista viene querelata per le inchieste del suo programma, sono problemi suoi e non della Rai, che si libera preventivamente di qualsiasi obbligo.
Appare evidente che nulla di quanto sopra elencato crea veramente pluralismo, che invece è affidato solo ed esclusivamente al buon senso e alla qualità del conduttore.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©