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"Per favore non piangete" al Teatro Bolivar a Napoli


'Per favore non piangete' al Teatro Bolivar a Napoli
07/01/2010, 12:01


NAPOLI - Al Teatro Bolivar una ricca compagnia di attori capitanata dal simpatico Angelo Belgiovine, in scena con “Per favore non piangete”, libero adattamento dalla nota commedia “Pronto 6 e 22” di Paola Riccora.
Una commedia spiritosa e frizzante che attinge alla tradizione classica del teatro scarpettiano. L’intreccio complesso, l’equivoco, l’ingenuo inganno sono infatti i motori dell’azione scenica che si compone, però, anche di elementi di originalità e di innovazione propri dell’abile regia di Angelo Belgiovine. Titina Sanguetti, moglie dolce e premurosa, scoperto il tradimento del marito Gennaro, è pronta ad abbandonare i panni della casalinga tranquilla e sottomessa per indossare quelli di una Messalina, ora ridicola e goffa, ora fatale e seducente. L’universo della media borghesia napoletana degli anni trenta comincia così a concepire donne capaci di esprimere con forza la propria personalità e soprattutto sicure di sé e dei propri desideri; mentre Gennaro Sanguetti rappresenta l’uomo che inizia ad assumere quel ruolo di eterno bambinone, vittima della sua ingenua furbizia che lo farà soccombere alle sue stesse bravate. I personaggi che ruotano attorno alla vicenda centrale del tradimento si offrono al pubblico con dei tratti peculiari: si vedrà Peppino Castagna, marito infedele, non per scelta, lamentarsi continuamente della situazione che vive suo malgrado con la tragicità comica dello “iettatore”; il segretario di un avvocato, Raffaele Callucci “scapolone d’oro” che, dopo trent’anni di attesa, si è deciso a prendere moglie ma si vedrà costretto a rinviare per tre atti l’appuntamento con la fidanzata; Marietta Castagna, moglie emancipata e perciò compiaciuta della sua scelta di infedeltà coniugale, e ancora Clara ed Evelina, due “ochette” dell’alta società, gioviali e stupide al punto giusto, sorvegliate dal loro vicino di casa “mattacchione” Osvaldo De Portos, un nostalgico spadaccino d’altri tempi. Continui sono i lazzi e le gags comiche, inserite dalla sapiente mano d’autore di Angelo Belgiovine, che donano ai tre atti un ritmo incalzante e brioso; lo spettatore potrà così abbandonarsi ad una risata spensierata e, al tempo stesso, soddisfare i suoi orizzonti d’attesa con il veloce susseguirsi degli eventi.

Il vero protagonista di questa commedia è però il telefono, simbolo, in quel periodo, del progresso tecnologico e della modernità.

Assiste alle vicende in maniera apparentemente distaccata, ma in realtà, si crogiola nella sua invadenza, nella sua indiscrezione. Con quello squillo prepotente catalizza su di sé l’attenzione senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze delle sue comunicazioni clandestine.

L’autrice sembra al tempo stesso affascinata e stupita dalle potenzialità di questo nuovo mezzo di comunicazione. Chissà cosa penserebbe se ci vedesse adesso… tutti occupati a rintracciare ed essere rintracciati in ogni luogo e tempo, presi dall’ansia di essere sufficientemente informatizzati, navigatori instancabili di mondi virtuali dove però, per disgrazia o per fortuna, non è ancora possibile immergersi nella atmosfera delle luci che calano in sala, del sipario che lentamente scompare, dell’attore, più o meno bravo, che riesce comunque a trasmette una emozione.

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di Redazione
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