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“Percorsi senza Tempo” al Museo Archeologico di Amelia


“Percorsi senza Tempo” al Museo Archeologico di Amelia
29/11/2013, 15:32

AMELIA - Si inaugura domenica 1 dicembre alle ore 11.30 al Museo Archeologico di Amelia la mostra “Percorsi senza tempo”. La rassegna, articolata in due sezioni, propone una trentina di opere, tra dipinti, disegni e sculture di 10 artisti contemporanei differenti per generazioni e scelte espressive. La prima sezione, ospitata nella Sala di Piermatteo d’Amelia, mette a confronto i lavori di Cecilia Bossi, in polistirene bruciato e inciso, su cui scorrono colature di colore e trova posto un ritaglio di tessuto incollato e gli ultimi dipinti di Stefano Sorrentino realizzati per campi di colore sovrapposti in un gioco di velature e trasparenze. Alle spalle Sorrentino ha una forte energia creativa che ancora oggi è intatta e feconda come nella scelta delle opere in mostra. Nella stessa sezione le opere su carta di Vincenza Costantini e Rosita Sfischio. Colpisce subito osservando i disegni di Rosita Sfischio la curata raffinatezza dei particolari e la leggera trasparenza del colore: uno sguardo pensoso, una posa disinvolta ma timida, volti di profilo dai lineamenti incisi. Di Vincenza Costantini, invece, disegni inediti, risultati di un lungo percorso sempre tessuto sullo studio della figura umana dentro e oltre il reale. Prima di proseguire la visita, lo sguardo si ferma sulle sculture in bronzo e in terracotta di Corina Proietti e Livia Romano Proietti: un dialogo intenso e vitale tra madre e figlia; tra due generazioni di descrivere con modi espressivi diversi il presente. In Corina l’idea della scultura monumentale e della narrazione, in Livia la ricerca estetica della figura femminile catturata nella sua intimità. L’altra sezione è raccolta al secondo piano del Museo. Tra preziosi reperti, capitelli, sarcofagi e fregi con iscrizioni, i disegni in bianco e nero di Fabio Santori: studi, disegni fittissimi sopra e dentro le forme in una ricerca che conduce all’astrazione. In primo piano, su una intera parete che divide la sezione romana da quella altomedievale, sfilano le opere su carta di Cristina Messora dal ciclo “Penombra”. Otto monologhi di un  unico progetto, costruito con architetture di luce e di colore che cercano un dialogo con la storia, l’estetica, lo spazio. Con “Sguardo sul Rio dell’Elba”, seguito da “Rovine” e “Pensisola”, ci avviciniamo alle opere di Anna Salvati che ben esemplificano la ricerca di questa artista dal tratto vigoroso ma capace anche di dimensione più atmosferica e leggera. Prima di visitare la Pinacoteca del Museo che raccogli una serie di dipinti realizzati tra il XV e XVII secolo ad attirare lo sguardo dei visitatori spicca “L’autoritratto” di Nuccia Amato Mocchi. Più che espressione di una solenne autocelebrazione è una bonaria testimonianza di sottile ironia. Con tanta dignità.

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di Redazione
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