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PERINO & VELE: SOTTOVUOTO


PERINO & VELE: SOTTOVUOTO
10/12/2008, 10:12

Il MARCA, Museo delle Arti di Catanzaro, prosegue la sua attività espositiva con la nuova direzione di Alberto Fiz.

L'articolato programma di eventi prevede la presenza dei grandi protagonisti del dopoguerra e di proposte specificatamente legate alle tendenze più attuali in base ad un progetto multipolare che ha l'obiettivo di porre il museo calabrese tra le realtà più significative in ambito nazionale.

Dal 21 dicembre 2008 al 19 aprile 2009 gli spazi del MARCA più specificatamente dedicati alla ricerca contemporanea ospitano Sottovuoto, una personale degli artisti napoletani Perino & Vele con una selezione di oltre 20 opere tra sculture, installazioni, disegni e progetti realizzati negli ultimi dieci anni con una serie di nuovi lavori del 2008 proposti in anteprima.

"Con la nuova direzione, il MARCA si presenta con un disegno ambizioso, di alto profilo, che, nel segno della continuità, va ad integrare il progetto di Intersezioni al parco archeologico di Scolacium, a cura da Alberto Fiz, iniziato nel 2005 e che proseguirà nel 2009 continuando a coinvolgere alcuni dei più celebri protagonisti della scultura, com'è avvenuto nelle edizioni precedenti con Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Antony Gormley, Stephan Balkenhol, Marc Quinn e Wim Delvoye", afferma Wanda Ferro, Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Catanzaro. "La città che ha dato i natali a Mimmo Rotella a cui il MARCA, in occasione dell'apertura, ha dedicato, con la collaborazione della Fondazione Mimmo Rotella, un grande omaggio con la prima mostra sulle lamiere, continua il percorso indicato dal maestro del décollage in una logica di confronto culturale e artistico che permette di approfondire l'indagine dei grandi maestri del dopoguerra e, nello stesso tempo, si pone come laboratorio d'indagine sulla contemporaneità".

Emiliano Perino e Luca Vele sviluppano la componente paradossale dell'esperienza plastica ponendosi in relazione con una monumentalità apparente che passa attraverso materiali leggerissimi di provenienza effimera come la carta triturata dei giornali colorati (Il Mattino, La Gazzetta dello Sport, Il Sole 24 Ore, Italia Oggi) che non vogliono simulare il bronzo o il marmo ma li sostituiscono in un ribaltamento linguistico che sottopone l'oggetto ad una sua verifica permanente.
Come scrive in catalogo Alberto Fiz, curatore della mostra, "Perino & Vele visualizzano la pelle delle cose nell'ambito di opere plastiche che contengono al loro interno vuoti incontenibili che modificano il piano percettivo intendendo la ricerca come luogo mentale ancora prima che fisico".

Il vasto repertorio di oggetti e forme del quotidiano nelle diverse sfaccettature crea un universo parallelo e contaminato fatto di allusioni enigmatiche dove la forma assume una sua autonomia rispetto alla sfera della rappresentazione. Basti pensare alla grande installazione esposta al MARCA Giovanni, Mimmo, Ciro, Francesco, Alessandro, Nicola, Giuseppe, Paolo, Mario (2006), dove le coperte in cartapesta con le scritte che riportano i nomi dei personaggi sviluppano una capacità metamorfica.

Ma la mostra consente una riflessione sull'ambiguità visiva che attraversa tutta la ricerca degli artisti di fronte ad una dimensione impalpabile e sfuggente. Nelle opere degli ultimi anni, poi, è evidente l'effetto di forte contrasto tra la parvenza delle forme morbide e la durezza rigida del ferro zincato in composizioni che rielaborano le regole dell'arte concettuale. In questo senso è emblematico Big Archives del 2002 con 25 cassette in ferro zincato e cartapesta proveniente dalla collezione del Mart di Trento e Rovereto. In altre circostanze è il ferro zincato a prendere il sopravvento, come nel caso di Senza titolo del 2007 dove all'interno del MARCA viene collocata una vera e propria struttura architettonica che rammenta un'edicola di giornali con la serranda abbassata evocando, guarda caso, quei giornali che i due artisti sminuzzano e triturano per realizzare le loro sculture. Non manca, poi, una riflessione di carattere sociale e politico, come si evidenzia da Porton Down (2005), l'installazione che fa riferimento al maggiore centro di ricerca militare del Regno Unito dove, nel 1949, venne costruita una speciale fattoria per allevare animali destinati ad atroci sperimentazioni. L'apparente levità dell'opera con la pelle dell'asino collocata accanto ad una stufa contiene una carica di forte drammaticità in un'elaborazione che altera l'assunto giocoso e ironico di partenza.
La rassegna si sviluppa anche al di fuori del museo coinvolgendo la città in un'estensione del percorso espositivo. In piazza Nicholas Green, infatti, al centro di Catanzaro, viene esposta Alf (2005), acronimo di Animal Liberation Front, un'installazione di oltre sei metri che crea un senso di totale precarietà con un cammello-cavia appeso in alto ad un piccolo mezzo di trasporto per carichi industriali, quasi fosse un'affissione pubblicitaria.

L'esposizione è accompagnata da un ampio catalogo monografico edito da Electa in italiano e inglese introdotta da un saggio di Alberto Fiz con oltre 100 immagini che articolano tutta la ricerca di Perino & Vele.

 

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di Redazione
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