Cultura e tempo libero / Mostre

Commenta Stampa

Personale Claudio Bissattini a Castel dell'Ovo


Personale Claudio Bissattini a Castel dell'Ovo
15/03/2013, 10:47

Televisione, cinema, video, viviamo ormai di esperienze indirette, di luce riflessa! Vediamo sempre di più e capiamo sempre di meno, come dal finestrino di un auto via via che la velocità aumenta si perdono i contorni, poi anche i colori cominciano lentamente a fondersi tra loro sino a diventare un unico colore, il bianco, il vuoto. L’arte ha un ruolo determinante e qualche risposta plausibile di fronte all’orrore degli accadimenti della società contemporanea. Ecco perchè le opere di Bissattini  fanno riflettere sulla condizione dell’uomo di oggi costretto all’incomunicabilità. Il talento di saper vivere con interesse e curiosità, il rapporto con l’intero universo degli eventi naturali ed umani, con lo spazio, con il pianeta e con la storia deve in qualche modo essere recuperato poiché siamo spettatori entusiasti di straordinari prodigi della tecnica che però rendono l’individuo sincronizzato ed interdipendente nella massa, vivendo e pensando non più come singolo, ma come collettività. Curata da Marco Di Capua, ideata da Fabio Cozzi e organizzata dalla Galleria Michelangelo di Roma, la mostra personale di Bissattini, intende analizzare il rapporto del singolo individuo con il proprio passato, sempre lì pronto ad alimentarsi, e l’estrema dipendenza di quest’ultimo dal presente. Architetture fluttuanti dialogano con lo spazio, raccontandoci del presente e del passato, ma anche del prossimo futuro, reso dalla sua poetica dedicata al riciclaggio. Come un alchimista, l’artista romano, diplomato in Belle Arti nel corso di scenografia tenuto dal Prof.Scialoja, riesce a porsi oltre la mera oggettualità latente delle cose, trovando  nella materia la sua parola, il suo pensiero, la sua immaginazione la sua fantasia, restituendo dimensioni trascendenti e archetipe. Lavori di grandi e medie dimensioni, sottolineano la mutevolezza del passato in continuo moltiplicarsi e si intrecciano con lo stato d’animo del momento, offrendo al visitatore lo spunto per osservare da punti di vista diversi, spesso antitetici, la medesima realtà trascorsa. Sedie rotte, ombrelli abbandonati, copertoni di automobili, oggetti d’uso quotidiano, rifiuti, pezzi di ferro, apparati meccanici, sono privati della loro funzionalità per diventare portatori di altri significati e valori, riproposti per ridisegnare possibili rinascite. Anche singolari comunicazioni pubblicitarie sono proposte come scenari futuribili, sedimentati insieme agli oggetti, che diventano soggetti nelle sue opere, in un melting pot culturale dell’artista, che ci restituisce i suoi sogni attraverso reliquiari memoriali. Con una ricca gamma cromatica, Bissantini, rappresenta simboli che “raccontano” una storia, un passato fortemente emozionale, che appartiene ad ognuno di noi. Dal mondo vegetale, passa a quello urbano, metallico. I rottami si pongono in ideale dialogo con le forme naturali precedenti. Luce, ombra, pieno, vuoto, finito, incompiuto, sono il comune denominatore per mettere in evidenza i processi esecutivi dell’opera. Attraverso il  taglio fotografico di queste  immagini, rese con colori forti, tonalità e chiaroscuri accentuati, l’artista  priva anche le forme della loro intrinseca oggettività che di conseguenza acquistano una funzione evocatrice per farci riflettere sul nostro destino in questa nostra perfettissima società dei consumi, dove tutto appare lucido, razionale, preordinato.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©