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Pesca:Federcoopesca propone nuovo modello di fermo per superare crisi


Pesca:Federcoopesca propone nuovo modello di fermo per superare crisi
21/04/2011, 09:04

“La situazione di emergenza che stiamo vivendo impone un cambio di indirizzo nella definizione del fermo pesca”. E’ quanto afferma Massimo Coccia, presidente della Federcoopesca-Confcooperative dopo l’adozione da parte del consiglio di presidenza dell’associazione della proposta, da presentare al Mipaaf, per un fermo pesca flessibile, in linea con le caratteristiche delle diverse marinerie e le esigenze del mercato. “Dobbiamo pescare meglio, per poter sopravvivere. Più qualità e meno quantità” sottolinea Coccia. La proposta dell’associazione si articola in due fasi. La prima relativa al fermo di quest’anno, la secondo da mettere in atto dal 2012 in poi.

Questi i punti chiave per il fermo 2011. Introduzione di un sistema di gestione della pesca che faccia perno su un numero massimo di giornate di pesca per l’intero anno, adeguato alle caratteristiche dei vari areali; per questo primo anno, che potremmo definire sperimentale, l’arco temporale potrebbe estendersi dal 15 maggio 2011 al 14 maggio 2012.

Realizzare, all’interno di ciascun plafond, un fermo continuativo di almeno trenta giorni consecutivi stabilito da ciascuna impresa. Per questa interruzione di attività dovrebbero essere previste misure finanziarie: Cassa integrazione per ciascun membro d’equipaggio, corrisposto secondo le modalità previste dalle norme vigenti;Compensazione finanziaria alle imprese, utilizzando fondi Mipaaf. Prevedere, poi, almeno altri 60 giorni di fermo, anche non continuativi, stabiliti dalle imprese per ciascuna imbarcazione. Anche in questo caso, Cassa integrazione per ciascun membro d’equipaggio, e compensazione finanziaria alle imprese, ma questa volta a carico di ciascuna Regione. Per venire incontro – spiega la Federcoopesca- alle esigenze di alcune aree che prediligono un fermo continuativo omogeneo per l’intera marineria, si può ipotizzare che per i primi 30 giorni, su richiesta delle organizzazioni professionali e sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale della pesca, o delle Regioni, l’Amministrazione può emanare specifico provvedimento che disponga l’interruzione della pesca in maniera uniforme ed omogenea per regioni o compartimenti marittimi, con la conseguente chiusura della pesca a tutte le imbarcazioni provenienti da altre regioni o compartimenti marittimi.

In merito poi al sistema del plafond in programma dal 15 maggio 2011, per garantire la necessaria conformità con gli indirizzi di conservazione richiesti dall’Unione europea, è opportuno definire il numero di giornate di pesca da “affidare” a ciascuna impresa o imbarcazione mediante la messa a punto di uno specifico strumento di gestione che tenga conto di alcune variabili di sistema come differenti usi e consuetudini di pesca fra i vari areali, la stagionalità, le misure accessorie.

Dal 2012 in poi, vista la scarsità di risorse finanziarie FEP, la Federcoopesca ritiene necessario promuovere l’attivazione dei piani di gestione locali, utilizzando le risorse comunitarie assegnate alle Regioni. In questo modo si potrebbe riuscire nel duplice intento di realizzare una gestione della flotta a strascico e/o volante in maniera più aderente alle specificità locali e ovviare alle difficoltà di ordine finanziario che condizionano negativamente l’azione amministrativa a livello centrale.

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di Redazione
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