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“Pompeiana”, la mostra aperta al pubblico dal 4 al 15 ottobre 2012


“Pompeiana”, la mostra aperta al pubblico dal 4 al 15 ottobre 2012
02/10/2012, 13:52

Sembra quasi un paradosso, un continuum spazio-temporale, un’esplorazione ermeneutica o più semplicemente un “viaggio nell’indefinito”, come lo chiama Scolavino, alla ricerca dello svelamento definitivo e agognato dell’essenza delle cose dal sapore Kantiano. Quest’essenza, il noumeno, l’angolo in ombra del fenomeno, vengono così mirabilmente espressi e si traducono, come in un sudato risveglio dal mondo onirico, nelle esplosioni deliranti delle “tavolette” di Scolavino, uno scenario irreale, un Vesuvio che incombe su una società ignara e dormiente e si confonde ai giochi di luce e ai colori dei fuochi d’artificio di un’improbabile festa nell’immaginario collettivo, e nelle librazioni atemporali sulla Villa di Agrippa a Boscotrecase, nei voli, quasi esplorativi di un mondo ignoto, degli uccelli di legno di Rezzuti. Due anime, quelle dei  due artisti, che diversamente si intrecciano e si slanciano e si bilanciano, intrudono in una scenografia che può esistere solo nell’arte o nel sogno o in un immergersi ed emergere dalle profondità della storia, implodendo in essa ed esplodendo in quelle che agli occhi dell’osservatore sono “camere segrete”, “macchine per giocare”.

“Pompeiana”, la mostra aperta al pubblico dal 4 al 15 ottobre 2012 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è questo ed altro e si pone come un felice connubio tra l’esigenza della Soprintendenza di aprirsi, come da tempo sta facendo, all’arte moderna e quella creativa di due artisti così diversi e così complementari.

Marco De Gemmis, curatore della mostra nonché Responsabile del Servizio Educativo, così si esprime a proposito di “Pompeiana”: «due installazioni che costituiscono le loro “cose pompeiane”» e, a proposito della collocazione della mostra  nelle sale degli Affreschi del Museo, «accomunano i due lavori, e con essi i due rapporti con gli antichi reperti cui gli autori hanno dato vita, sia la fondatezza di tali incontri sia la consueta forza e sicurezza dell’ideazione unite a una speciale levità, a una delicata poeticità dei risultati…” .

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di Redazione
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