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La prefazione è di padre Alex Zanotelli

Presentato il libro "A distanza d'offesa"


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Presentato il libro 'A distanza d'offesa'
07/05/2010, 15:05

NAPOLI - L’Italia è un Paese razzista? E quali sono le logiche di fondo messe in atto dalla Comunità Europea sulla questione migranti? Se lo chiede il libro “A distanza d’offesa”, a cura di Antonio Esposito e Luigia Melillo, prefazione di Alex Zanotelli, Ad Est dell’Equatore 2010, appena pubblicato dalla casa editrice de La Ferita. A margine degli episodi di Rosarno, ma anche di Castel Volturno, Ponticelli, e tanti altri, ne emerge un quadro allarmante sul rapporto con l’Altro rifiutato, allontanato, non riconosciuto. Si accettano braccia e non uomini, si mettono in campo logiche che pervadono l’intero spettro politico, dal PD che chiede di cacciare i ROM da Ponticelli fino al PDL e, naturalmente alla Lega. E questa logica pervade le nostre quotidianità, così, il razzismo cacciato dalla porta dalla scienza, rientra dalla finestra del senso comune nutrendosi di propaganda di bassa lega e da un sentimento di paura che pervade le nostre esistenze.
I diritti d’autore del libro saranno destinati all’associazione di volontariato Jerry Essan Masslo.
Di seguito la sinossi del libro:
C’è uno lato tra me e l’altro. Ci separa uno spazio. L’Umano che abbiamo in comune potrebbe colmarlo. Mani che si stringono, corpi che si tengono, sguardi che si riconoscono. Ma una ferita dilania la radice, costruisce una distanza che diventa d’offesa. Il disconoscimento non ha bisogno di razze, si nutre di ignoranza e paura. L’economia si fa morale delle leggi, e per raggiungere un luogo c’è bisogno del Permesso. Accordato se servono braccia, altrimenti negato. In nessun conto le ragioni del viaggio, non importa l’origine se si deve fortificare l’approdo. Quale il Diritto che ha permesso Rosarno? Quale la pietas che nega le cure? Quale l’alfabeto che individua il clandestino? Rinchiusi in gabbie, dentro e fuori i confini, sono uomini, donne e bambini, la cui colpa è l’essere stranieri. Un sentimento di vergogna si traduce in questo libro italiano, scritto bianco su nero. Perché accettiamo lo schiavismo, perché neghiamo una famiglia, perché ammazziamo a colpi di kalashnikov. Ma nelle strade di un primo marzo, si mescolano le differenze, e l’ineluttabilità della presenza diviene forza e speranza.

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di Nando Cirella
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