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Presentato in Comune a Borgomanero il progetto F.E.D.A. realizzato con Enaip, CISV e Action Plus


Presentato in Comune a Borgomanero il progetto F.E.D.A. realizzato con Enaip, CISV e Action Plus
28/09/2011, 16:09

BORGOMANERO. Il 43% delle famiglie sfrutta i propri figli. E’ questo il dato allarmante che proviene da Adjohoun, comune del Benin, Repubblica Presidenziale dell’Africa Occidentale. Sebbene esista, infatti, una mobilitazione delle autorità locali, supportata dalla popolazione, che ha permesso di attenuare il fenomeno, quest’ultimo è ancora molto diffuso. Le principali cause di tali problematiche sono: le difficoltà delle famiglie a farsi carico dei figli, la scarsa conoscenza dei metodi di pianificazione delle nascite e dei diritti dell’infanzia e la scarsa valorizzazione della donna.

La tratta in Africa coinvolge più di 200mila bambini l’anno tra i 5 e i 15 anni. Vengono prelevati soprattutto dal Benin, dal Togo, dal Ghana, dalla Nigeria, dal Camerun, dal Burkina Faso. Gli “adulatori” li comprano a circa 14 dollari l’uno e li rivendono ad un prezzo almeno dieci volte superiore. Ai genitori promettono una parte del denaro guadagnato dal figlio. Ma il bambino, di solito, non riceverà alcun denaro in cambio della fatica e degli abusi subiti. Non c’è scampo per i piccoli schiavi delle piantagioni, costretti con le percosse a lavorare anche 18 ore al giorno. Il Benin, la cui popolazione è composta per il 50 % da minorenni, è il principale serbatoio per il traffico. La consuetudine di affidare ai parenti residenti in città i figli, ha assunto l’inquietante variabile della loro cessione ad estranei, con la perdita di ogni legame con la famiglia. (fonte Amici nel Mondo).

Contro la tratta dei minori è nato il progetto F.E.D.A. (Femmes, Enfants, Développement Adjohoun), finanziato dalla Regione Piemonte e promosso dal Comune di Borgomanero con una vasta partneship di cui fa parte Enaip Piemonte, presentato il 27 settembre in una conferenza stampa nella Sala degli Specchi, alla presenza agli Assessori comunali Borgna (Politiche Sociali) e Nonnis (Politiche giovanili), che hanno sottolineato di aver scelto il progetto per l’importanza del problema trattato e per la garanzia di continuità, volendo contribuire a creare nuove opportunità occupazionali e sociali per giovani che si trovano in situazioni molto più gravi dei loro coetanei italiani, nonostante anche questi ultimi stiano attraversando una crisi molto difficile. Possibile in futuro uno scambio di esperienze e di stage. Presente anche il sindaco di Briga Novarese Rosanna Ersilia Bellosta.

Ospite d’onore Maixent Ogou, Presidente della ONG Action Plus e direttore del centro di formazione e ascolto del comune di Adjohoun: «Il Paese sta prendendo coscienza del problema e la popolazione è sempre più sensibile a questa piaga che deve essere arginata. Oggi nel nostro comune ci sono più opportunità per i bambini e continueranno a crescere grazie a progetti come questo, e per questo ringrazio tutti i soggetti e le persone che sono qui presenti e che ci stanno lavorando. Mi auguro che la collaborazione sia duratura e proficua».

«L’obiettivo del progetto è quello di contribuire al miglioramento delle condizioni socioeconomiche delle popolazioni vulnerabili del comune di Adjohoun, in particolare dei gruppi sociali più deboli, ossia delle donne e delle bambine - ha spiegato Carmela Nicola, Responsabile dei Progetti Internazionali per Enaip Piemonte. In primo luogo, infatti, verrà promossa l’integrazione professionale e lo sviluppo di attività che generano reddito al femminile. Si comincerà con l’allestimento di un laboratorio per la trasformazione agroalimentare presso il Centro di accoglienza e formazione Vignon, per poi realizzare percorsi di formazione nei confronti delle donne/formatrici che, una volta acquisite le competenze, formeranno a loro volta le ragazze. Queste saranno accompagnate nella creazione di impresa per la trasformazione e la conservazione di frutta e verdura. Alle imprenditrici sarà fornito 1 kit di strumenti per l’avvio delle attività».

«Il progetto FEDA- ha spiegato inoltre, Piera Gioda, Presidente del CISV- è inserito nel Programma di Sicurezza Alimentare nato nel 1996, rivolto a molti paesi dell’Africa dai quali arrivano i flussi migratori verso l’Italia (Marocco, Senegal, Ghana) ma anche verso paesi quali il Benin dove ogni anno vengono inviati volontari del Servizio Civile per capire le problematiche del territorio e per seguire da vicino i progetti intrapresi». Infine, ha aggiunto Alessandra Casu responsabile del Benin per il CISV: «Nel centro di formazione e ascolto del comune di Adjohoun sono già attivi alcuni atelier: panetteria, pasticceria e produzione di saponi e i bambini che si rivolgono al servizio di ascolto è in continua crescita. Ottimo anche il lavoro di sensibilizzazione che viene fatto con le famiglie, affinché non vendano più i loro figli».

La giornata è continuata con la visita al Centro Enaip di Borgomanero e all’Iti Leonardo da Vinci. Nel pomeriggio visita a La piccola Fattoria di Gattico, che ha realizzato il progetto Biogustò, e alla Cooperativa Arc en ciel di Cafasse.

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di Redazione
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