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Progetto pilota in Valtellina per valorizzazione della viticoltura eroica di montagna


Progetto pilota in Valtellina per valorizzazione della viticoltura eroica di montagna
16/02/2011, 14:02

La Scuola Italiana di Potatura della vite, itinerante e unica nel suo genere a livello internazionale, apre le porte alla Valtellina. Il Consorzio Tutela Vini di Valtellina intensifica dunque gli investimenti sulla formazione vitivinicola attivando una nuova e preziosissima collaborazione della società “Preparatori d’uva” guidata da Marco Simonit e Pierpaolo Sirch.

Giovedì 27 gennaio ha avuto inizio il progetto di miglioramento agronomico dei nostri vigneti che ha visto coinvolti numerosi tecnici e professionisti del settore. Alta partecipazione, forte interesse e spirito costruttivo hanno contraddistinto una platea disposta a mettersi in discussione di fronte all’insegnamento di questo nuovo metodo di potatura. Al progetto hanno aderito undici aziende associate interessate ad un approccio più informato, e attratte dalla possibilità di istruire personale qualificato per la gestione del vigneto, attraverso l’acquisizione di metodi per la salvaguardia delle viti.

Un corso formativo articolato in una lezione teorica di alto livello in aula, seguito da lezioni pratiche sul vigneto. Sono stati avviati 12 cantieri di sperimentazione del metodo in tutte le sottozone della denominazione Valtellina, una presenza sul territorio a macchia di leopardo.

Il metodo Simonit&Sirch, già introdotto nei vigneti di importanti aziende italiane, ha portato a risultati sorprendenti: notevole allungamento della vita media dei vigneti e diminuzione, in alcuni casi, fino al 50% delle ore di potatura. Un obiettivo indispensabile per il territorio Valtellina per preservare vigneti storici (60-70 anni la vita media attuale), che costituiscono un valore aggiunto alla nostra viticoltura, per innalzare la qualità dell’uva ed economizzare la gestione.

Partire dalla vite, dalla specificità del vigneto, significa operare contro il rischio dell’omologazione della viticoltura. Riacquisisce così dignità un mestiere antichissimo, la potatura, un’arte che rischia di andare perduta, quando invece il potatore gioca un ruolo importantissimo, lavora alla stregua di un chirurgo, con una tecnica che vuole essere la meno invasiva e la più rispettosa possibile della vite, in grado di garantire longevità dei vigneti. Deve diventare obiettivo di chi cura la potatura la minor invasività possibile, maggiore rispetto per la pianta. Questo porta maggiore vigore e tutta la naturalità della sua crescita, quindi l’espressione propria di ogni singola vite.

Il lavoro compiuto dai viticoltori valtellinese rappresenta così il miglior auspicio perché si possano ancora vivere e accrescere le emozioni derivanti da un bicchiere di vino.

La grande maggioranza dei vigneti valtellinesi è stato lavorata fino ad ora, con il metodo tradizionale ad archetto, che ha come elemento di debolezza il forte dispendio in termini di ore/ettaro per la lavorazione. I nuovi impianti che si vedono oggi in valle, per lo più potati a Guyot, in modo da garantire una più uniforme distribuzione della vegetazione e della fascia produttiva, ma anche più facili da potare e rispondenti alle esigenze di produrre uve di qualità, dal conto loro corrono il rischio di non garantire al vigneto la giusta longevità. Inoltre questa tecnica di potatura non è applicabile sui vecchi impianti se non correndo il rischio di perdere molte piante e quindi di un patrimonio genetico importantissimo.

In questa ottica, il metodo di potatura Simonit&Sirch permette di adattare il Guyot dei nuovi impianti alla situazione specifica valtellinese, cercando di prolungare il più possibile la vita delle piante così potate e di convertire i vecchi impianti ad archetto alla potatura a Guyot senza comprometterne la longevità.

L’ obiettivo è in definitiva quello di avere piante più sane e longeve che producano uve di qualità superiore, senza perdere di vista l’alleggerimento dei costi di produzione.

“Il metodo adottato è apparentemente semplice, ma niente affatto intuitivo” comunica il Consorzio di Tutela Vini di Valtellina. “Nessuno si improvvisi da solo, adottando questo metodo senza un’ adeguata formazione. L’ obiettivo è pertanto quello di istituire una Scuola di Potatura in provincia di Sondrio.”

Una cosa è certa però, questa collaborazione, grazie anche al contributo della Provincia e di Valtellina Che GUSTO!, colloca il comparto vitivinicolo valtellinese ai vertici del panorama vitivinicolo italiano in quanto il metodo è stato sino ad ora adottato solo dalle realtà viticole più intraprendenti a livello europeo.

Il metodo Simonit&Sirch
Simonit e Sirch hanno recuperato un vecchio metodo di potatura e dopo 20 anni di sperimentazione hanno cominciato ad applicarlo alle esigenze della moderna vitivinicoltura. Assieme alla loro équipe hanno definito un metodo di potatura che preserva lo stato di salute della vite, allungandone il ciclo di vita e la produttività, fino ad almeno 50 anni, raddoppiandone quindi l’attuale età media.

Il metodo Simonit&Sirch consiste nel potare sempre sul legno giovane con un approccio lento e mirato. Il primo vantaggio consiste nel prevenire le malattie del legno, che come una pandemia stanno compromettendo i vigneti. Inoltre viene recuperata una filosofia di gestione del vigneto, in parte abbandonata, che dava valore alle viti vecchie accrescendo la qualità delle rese. Vengono anche ridotti i costi di gestione perché, applicando alla vite i criteri della medicina preventiva, le consentono di crescere e invecchiare bene. E viene infine recuperato un antico mestiere che si sta perdendo, quello del potatore.

Oggi infatti la manodopera che lavora nei vigneti italiani è per lo più straniera e spesso improvvisata, fatta di persone volenterose ma generalmente prive di un’esperienza precedente. L’intervento di un potatore esperto può invece prevenire le malattie della vite e di conseguenza favorire la qualità dell’uva.

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di Redazione
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