Cultura e tempo libero / Tv

Commenta Stampa

11 suicidi tra gli esclusi ai reality americani

Quando il Reality uccide


Quando il Reality uccide
04/06/2009, 12:06

In un'epoca in cui la leggerezza della forma schiaccia spesso e volentieri il peso irrinunciabile e stabilizzante della sostanza e in cui, le scorciatoie, diventano le vie maestre per un successo immediato quanto effimero ed alienante, non ci si deve meravigliare eccessivamente se, ben 11 ex concorrenti di alcuni reality americani, dopo aver repentinamente abbandonato la scena televisiva, si sono tolti la vita.
Parliamo di ragazzi padri come il 37enne che si è sparato alla testa nel 2008 dopo aver partecipato a un programma tipo Sos Tata. O, per fare un altro esempio agghiacciante, di una sostituto procuratore di 35 anni che, nel 2007, dopo esser stata eliminata dallo show Pirate Masters della Cbs, si è uccisa. Anche American Idol ha mietuto la sua vittima: una giovane che, l'anno scorso, dopo essere stata esclusa dalla trasmissione, si è ammazzata proprio davanti alla dimora di Paula Abdul, cantante e giurata del programma. Storie drammatiche di aspettative gonfiate fino all'inverosimile e di promesse implicite di fama facile che, una volta non mantenute, hanno visto il crollo irreversibile della psiche dei più deboli. Strade in discesa adornate di fiori di campo che, troppo in fretta, si sono trasformate in sentieri scoscesi straripanti di rovi
Ma non solo i Reality procurano pericolose e destabilizzanti crisi di indentità e nervi: anche la bruttina ma bravissima Susan Boyle, dopo aver perso la finale di quello che sulla carta è un talen show, si è infatti lasciata cogliere da un collasso nervoso. Se verrà rapidamente dimenticata come è purtroppo prevedibile, la povera Susan, come farà a tornare alla sua anonima vita da casalinga single di provincia?
In Italia, per ora, il suicidio post-esclusione da reality, è materia fortunatamente sconosciuta ma, con tutti i personaggi riempiti di nulla che ogni giorno sforna la nostra tv spazzatura, guardando i casi americani, forse bisogna iniziare a preoccuparsi e a lottare strenuamente contro questa deleteria cultura che promuove una mania di protagonismo fine a se stessa. Bisognerebbe boicottare questa perpetua e deprimente promozione del vuoto e del vacuo e, soprattutto, dare alle giovani generazioni possibilità reali e concrete di realizzazione al di fuori dello spietato, inversamente elitario (solo i peggiori vanno avanti a scapito dei realmente meritevoli) e vuoto mondo dello show business. Il problema, infatti, è sempre quello: quanta voglia avrà di studiare, sacrificarsi e fare il giusto percorso formativo un giovane che, giornalmente, vede personaggi privi di qualsiasi dote, capacità e merito avvolti da "successo", "fama" e tanti soldi?

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©