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'Quello che (non) ho', la prima puntata. I dati Auditel


'Quello che (non) ho', la prima puntata. I dati Auditel
15/05/2012, 10:05

Attesissimo, ieri sera, è arrivato il trasloco di Fabio Fazio e Roberto Saviano da Rai3 a La7. Dopo lo straordinario successo di 'Vieni via con me' nella scorsa stagione televisiva, il conduttore di ' Che tempo che fa' e lo scrittore ritornano da Torino, per la precisione dalle Officine Grandi riparazioni. Partiamo da considerazioni più 'televisive'. Lo spazio scenografico è immenso, perfetto per ospitare i cambi di interlocutori continui nel programma, le coreografie, la musica (Elisa, Gualazzi e Litfiba), molto più presente qui che non nella precedente trasmissione del duo. La regia di Duccio Forzano è come al solito intensa, precisa, e il suo valore è riscontrabile sopratutto nelle inquadrature a Saviano, il cui perpetuo movimento è seguito instancabilmente da varie angolazioni, in cui si possono guardare le varie 'anime' del Saviano narratore e uomo. Rispetto a 'Vieni via con me', oltre alla musica, la vera novità è rappresentata dalla rottura della liturgia attraverso l'intervento di Luciana Littizzetto che, per la verità, non è troppo originale rispetto ai suoi monologhi della domenica sera di Rai3. Su tutto e tutti, campeggia la figura di Roberto Saviano, una specie di miracolo televisivo, monologhi lunghissimi, che stancherebbero qualsiasi platea mediatica, resi appassionanti. Un ritorno alla divulgazione televisiva, con le modalità del cantastorie, capace di incollare i telespettatori allo schermo. Sulla prospettiva con la quale affronta i contenuti (ieri suicidi per lavoro e la strage di Beslan), magari, non tutti saranno d'accordo, ma la narrazione, inaspettatamente per qualsiasi regola televisiva, funziona. Molto calcato è l'aspetto emotivo, nei monologhi di ieri, messa da parte l'enunciazione di dati, che pure ne è solitamente un ingrediente, Saviano ha scelto due argomenti di impatto e li ha trattati da un punto di vista soprattutto sentimentale. Fabio Fazio, come, sempre, dà l'impressione di essere a servizio del programma con un ruolo quasi defilato. Tanti gli ospiti che hanno portato al programma le loro parole, da Pierfrancesco Favino, con una lista di parole per la sua nascitura, intenso e commovente perchè commosso, a Pupi Avati che ha scelto la parola sempre, Cesare Moreno, sputo; Ermanno Rea, impossibile; Carlin Petrini, terra; Maurizio Landini, freddo; Erri De Luca, ponte; Gad Lerner e Marco Travaglio che hanno fatto duellare politica e antipolitica, e Massimo Gramellini , forza, riferendosi alla tedesca Kraft.
A prescindere dai risultati che tra poco saranno resi noti, la Rai, ha probabilmente perso un occasione valida per fare servizio pubblico. Certo, i contenuti dei singoli interventi possono non essere da tutti condivisibili, specie nell'impostazione, molto spesso di parte, o meglio di una parte, ma, rispetto ai format triti e ritriti che vengono proposti, questo è una novità. Forse non in assoluto e non rispetto a 'Vieni via con me', ma è sicuramente qualcosa di fresco. C'è qualcosa di consolatorio nelle parole 'piene' di significati emozionali, quando si è circondati da termini economici aridi e vagamente inquietanti.
Aggiornamento dell 10.48
Il programma è stato seguito da 3 milioni e 36mila spettatori con il 12,66% di share,  record di rete per La7.
A vincere la gara degli ascolti “Una grande famiglia” in onda su Rai 1 con 7 milioni 531 mila telespettatori, per uno share complessivo del 26,40 per cento.

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di Lucrezia Girardi
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