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Il Cps non accetta la spettacolarizzazione del dramma

Reality Mediaset sui precari, impazzano le proteste


Reality Mediaset sui precari, impazzano le proteste
12/04/2011, 11:04

Il reality show, per sua stessa definizione, dovrebbe in qualche modo spettacolarizzare la realtà, spianare un riflettore su ciò che potrebbe accadere verosimilmente nella vita di ognuno di noi ogni giorno. E’ per questo che la prima edizione del Grande Fratello risultò un esperimento sociologico interessante, che le storie furono credibili, e i partecipanti tramortiti dal successo. L’occhio di bue acceso sulla realtà, sulle dinamiche del comportamento, sul Paese, su quello che siamo. Non occorre precisare che da allora la deriva televisiva del reality si è compiuta, che la freschezza di quelli che come esperimenti erano interessanti e come reiterazioni pilotate non lo sono più, si è del tutto volatilizzata. Questo, però, non incide affatto sul successo mediatico di tali programmi, dato l’incancellabile spirito voyeuristico di ciascuno di noi, quello spiare dal buco della serratura le vite degli altri, che importa se vere o presunte. Ma un limite esiste, e lo conoscono bene i lavoratori precari che sabato scorso sono scesi in piazza per rivendicare il loro diritto a non rimandare la propria vita a domani. E conoscono bene le ansie, le frustrazioni, le delusioni a cui il loro stato lavorativo li sottopone. Conoscono bene del precariato il senso di precarietà, e non vogliono prestarsi a spettacolarizzarlo. Nel continuo sforzo degli autori televisivi a trovare qualcosa che possa vagamente essere nuovo, nuova è la tendenza dei reality a sostituirsi alla società. Dopo ‘Il Contratto’ di La 7, uno spot televisivo chiede agli insegnanti precari se sono disposti a guadagnare quello che intascherebbero in dieci anni di lavoro istruendo allievi-stars. Oltre ad essere in qualche modo offensiva la proposta economica, andrebbe discusso se sono star i partecipanti, dal momento che dovrebbero essere i più ignoranti degli altri reality. Una sfida professionale di certo impegnativa per gli insegnanti, ma inaccettabile. Piovono infatti le proteste sulla proposta Mediaset e qualcuno si ricorda pure che quella scuola bistrattata, su cui si sprecano tagli, in cui abbondano i precari è stata ridotta così anche dal Governo Berlusconi, quello stesso Berlusconi che non è un lontano parente o un omonimo , ma il proprietario delle reti Mediaset.
E mentre abbondano nel mondo simili geniali trovate, dal reality turco che ha come obbiettivo la conversione di alcuni atei, a quello americano che offre alle spose un ritocco prima delle nozze, fino a quello che segue la vita di cinque gigolò e delle loro clienti, l’Italia fa la propria parte.
Resta da sciogliere il paradosso:la televisione è lo specchio della società, o è la società ad essere influenzata dalla televisione? Poco importa, in ogni caso siamo messi male, anzi malissimo.

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di Lucrezia Girardi
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