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Rita Pezzella -su Gomorra di Roberto Saviano


Rita Pezzella -su Gomorra di Roberto Saviano
07/12/2008, 12:12

 

CHIEDO AI DIRETTORI DEI GIORNALI DI OSPITARE UNO SCRITTO DI LIVELLO NOTEVOLE DELLA STUDENTESSA RITA PEZZELLA ALLIEVO DEL LICEO SCENTIFICO SEGRE' DI MARANO DI NAPOLI. E' UN'ARTICOLO CHE MERITA TUTTO IL NOSTRO APPREZZAMENTO ED INCORAGGIAMENTO.GRAZIE


 

Il direttore di www.notiziesindacali.com


 


 

ROBERTO SAVIANO: GOMORRA.


 

Rita Pezzella (liceo scientifico statale “Segrè” di Marano di Napoli)


 

L’autore, Roberto Saviano, scrittore e giornalista italiano, è nato a Napoli il 1979 e collabora con diversi giornali, tra cui ‘L’espresso” e “La Repubblica”. A causa di questo libro ha ricevuto minacce di morte da parte del clan dei Casalesi e, infatti, vive sotto scorta dal 13 ottobre del 2006. Il libro, come suggerisce il sottotitolo, è un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra: una realtà così vicina alla nostra e sulla quale crediamo di essere davvero informati ma, leggendo le pagine di questo capolavoro - dettato da un colpo di genio e dall’intolleranza verso l’ingiustizia e l’illegalità che ci circonda, sguazzando nell’omertà - ci possiamo rendere conto che la fitta rete di contatti, azioni, traffici illegali e tonnellate di cemento abusivo, va ben oltre i limiti dell’immaginazione. Sembra, infatti, che l’illegalità sia alla base di tutte le azioni apparentemente legali che costituiscono la nostra quotidianità. Per quanto riguarda la struttura del testo, possiamo dire che esso è costituito da tredici capitoli e si divide in due parti. La forma è abbastanza semplice, alla portata di tutti, lo stile è unico perché l’autore mette per iscritto, non solo gli eventi, ma anche ogni sua minima sensazione, dà una profumo ad ogni emozione, rendendoci, così, partecipi dei fatti narrati e coinvolgendoci in situazioni dove riscontriamo l’odio, la violenza, l’egoismo, la sottomissione e le più sfrenate passioni e frenesie che comportano il potere ed il denaro. Durante la narrazione, che è un continuo flash-back, troviamo la totale assenza di ellissi e prolessi, infatti l’autore, nonché testimone oculare di ogni evento narrato, ci accompagna durante tutto questo nostro percorso tra traffici illegali, ville hollywoodiane, brutali uccisioni e pochi coraggiosi che hanno osato contrapporsi a quello che è il potere della camorra, o meglio, del sistema, che affonda le sue radici in un complicatissimo impero nel quale la forza e la determinazione di questi pochi sono solo una goccia nel mare, ma rappresentano la volontà di non arrendersi e di continuare a lottare affinché una meravigliosa città come Napoli si liberi da questa macchia nera, questa eclissi, che, da ormai troppi anni, offusca le nostre terre e ci lascia sulla pelle un odore di indifferenza e sul cuore il peso di qualcuno che si è adattato a vivere in un mondo come questo. Riscontriamo frequentemente lo “spannung”, ossia il momento di massima tensione, soprattutto durante la narrazione di agguati, omicidi, vendite di partite di droga e ingiuste morti.

I capitoli che mi hanno colpita in particolar modo sono tre: “don Peppino diana”, “Hollywood” e “Terra dei fuochi”.

Il primo ci trascina nella storia di un parroco, Giuseppe Diana, appunto, morto ancora poco più che trentenne, il quale voleva comprendere il perché di questa espansione così rapida e con legami solidi al punto tale da riuscire a svilupparsi in diverse zone del mondo, entrando a contatto con le più svariate popolazioni, al fine di bloccare la cancrena, coinvolgendo il popolo e, nel frattempo, continuando a svolgere le sue semplici funzioni di sacerdote, riuscendo a fondare un centro di accoglienza per gli immigrati ed i più bisognosi. In un suo scritto ebbe a dire: “per amore del mio popolo non tacerò”; in una delle ultime pagine, don Diana afferma di non voler far diventare il popolo come una grande Gomorra. È qui che, secondo me, è racchiuso il senso stesso del libro de quo: Gomorra era una delle “cinque città della pianura” distrutte da Dio per la corruzione dei propri abitanti, insomma un luogo di perdizione. Sono convinta che, se quella mattina i due killer non avessero sparato con i loro kalashnikov contro quell’uomo indifeso, egli sarebbe riuscito a cambiare qualcosa, ce l’avrebbe fatta.

Per quanto riguarda “Hollywood”, ciò che colpisce di più è il modo di pensare, quello che c’è nelle menti dei camorristi, contaminate da una sete di potere irrefrenabile. Addirittura Saviano descrive la villa di uno dei più pericolosi boss, il quale volle ispirarsi a quella di Tony Montana in “Scarface”. In queste pagine si snoda la vicenda di due ragazzi, Romeo e Giuseppe, piccoli bulletti, ma pericolosi. Essi conoscevano mnemonicamente i copioni dei più svariati film di mafia e, infatti, pur non facendo parte di un clan, compievano i loro agguati sempre con qualche riferimento a tali film. Alla fine sono stati uccisi senza pietà.

“Terra dei fuochi” tratta, invece del grave problema dei rifiuti! E’stato sconvolgente constatare che, da regioni come la Toscana, il Veneto, la Lombardia, che tanto hanno da ridire per il nostro modo di essere, sia stata riversata all’interno delle nostre discariche, per altro abusive, ogni forma di rifiuti, dai più comuni a quelli tossici.

Insomma, non si può nascondere che, talvolta, è necessario interrompere la lettura perché ci si sente soffocare da quelle parole, quelle frasi, capaci di descrivere la realtà che si trova ad affrontare la nostra meravigliosa Napoli, condannando i gesti, le azioni, le violenze, il predominio che continuano ad infangare la sua immagine e quelle delle persone che ci vivono, non tutte così, il nostro popolo è costituito da persone pulite, con la volontà di andare avanti e con l’obbligo ed il diritto di denunciare ed opporsi a tali comportamenti.

Questo libro descrive nel migliore dei modi la nostra realtà sociale ed io penso che, a questo punto, per l’autore non sia rilevante nemmeno il fatto di vivere sotto scorta, con il fiato sul collo, il fiato di chi lo vuole uccidere semplicemente per essersi ribellato ed aver dato voce a tutta la sua insofferenza, svuotando così la mente e liberandolo da quel peso sul cuore che gli bloccava il respiro e gli offuscava il pensiero.


 

Marano, 07/12/08


 

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di Raffaele Pirozzi
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