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Roberto Azzurro porta in scena "L'arte di essere povero" di Massimiliano Palmese


Roberto Azzurro porta in scena 'L'arte di essere povero' di Massimiliano Palmese
19/04/2010, 11:04

Il Teatro Elicantropo di Napoli affida la chiusura della stagione teatrale 2009/2010, giovedì 22 aprile 2010 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 2 maggio), al debutto dello spettacolo L’arte di essere povero, una prima teatrale assoluta dalle memorie di Boniface de Castellane, nella drammaturgia di Massimiliano Palmese.

Presentato da Nuovo Teatro Nuovo e medea.net, la messinscena si avvale dell’interpretazione di Roberto Azzurro, che ne firma anche la regia, e la partecipazione di Antonio Agerola e Marco Sgamato, accompagnati dalle elaborazioni musicali di Peppe Sgamato.

Nel 1925 il conte Boniface de Castellane pubblicò a Parigi L’arte di essere povero, un libro di memorie che prendeva l’avvio dal divorzio dall’ereditiera americana Anna Gould. Considerato tra gli uomini più eleganti del suo tempo, in dieci anni di matrimonio, Boni aveva messo alla prova la pazienza della moglie, dilapidandone l’eredità per comprare abiti di lusso, oggetti d’antiquariato, cavalli e castelli, e per costruire quel Palais Rose dove il “Re di Parigi” dette feste che sarebbero rimaste nella storia della Belle Époque.

Eppure, dietro la maschera del dandy c’era in Boni una mente lucidissima. Viaggiatore, collezionista, mercante d’arte, fu anche deputato alla Camera, preoccupato dalla cosiddetta “Questione del Marocco”, e più in generale dalla sconsiderata politica coloniale dei governi occidentali, che avrebbero trascinato l’Europa nella Prima Guerra Mondiale.

In questa immaginaria conferenza-spettacolo, è Boni stesso a esporre le sue idee anticonformiste su politica, denaro, lavoro, cultura, arte, educazione dei giovani.

Ripercorre, dapprima, la sua vita dorata e i suoi incontri (la nonna Paolina, Anna Gould, D’Annunzio, Sarah Bernhardt), quindi il tempo della crisi, che va vissuto tenendo a mente le semplici regole dell’arte, appunto, di essere povero: “Perché se nascere ricchi è una fortuna, solo essere poveri può diventare un’arte”.

Si spengono le luci in scena e appare Boni de Castellane, in abito da sera come un attore di un immaginario circo/cabaret, insieme a due giovani valletti che, come assistenti di scena, lo accompagnano attraverso il racconto (anche sceneggiato) degli avvenimenti più incisivi della sua vita.

“Quest’Arte di essere povero – chiarisce il regista - è la conferenza/spettacolo che lo stesso Boni sembra aver messo su, in quegli anni Venti in cui il mondo si disegnava tra cinema muto e teatro/canzone, come un piccolo ma sentito show, per parlare di una vita enfaticamente sfarzosa, dolcemente dolorosa”.

A tratti, l’atmosfera diventa così intima al punto sembrare d’essere nel salotto di una delle meravigliose case di Boni, ad ascoltarlo parlare. Alla resa dei conti, quando il desiderio è proprio quello di raccontare la verità, cedono maschere, belletti e sipari, e l’anima sembra stare lì, sotto gli occhi d'immaginari spettatori degli anni Venti. Solo che adesso si tratta di spettatori reali, quelli di cento anni dopo.

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di Redazione
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