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Roberto Prosseda suona Franz Liszt


Roberto Prosseda suona Franz Liszt
02/11/2011, 15:11

la Feltrinelli I Libri e Musica in Via S. Caterina a Chiaia, 23 Napoli Tel. 081.2405411  Venerdì 4 novembre – ore 18.00 In occasione del 200° anniversario della nascita di Franz Liszt il pianista  Roberto Prosseda presenta dal vivo il suo nuovo album Franz Liszt, Année de Pèlerinage, Italie

«Avendo in questi ultimi tempi visitato molti paesi nuovi, luoghi diversi, molti dei quali consacrati dalla storia e dalla poesia; avendo avvertito che i vari aspetti della natura e le scene che vi si riferiscono non passavano davanti ai miei occhi come delle immagini vane, ma agitavano nella mia anima profonde emozioni; che si stabiliva tra loro e me una relazione immediata, un rapporto indefinito ma reale, una comunicazione inspiegabile ma certa, ho tentato di rendere in musica qualcuna delle mie sensazioni più forti, delle mie più vive percezioni».[1] Franz Liszt

Franz Liszt (1811-1886) è stato il compositore che più ha valorizzato il patrimonio letterario ed artistico italiano attraverso la sua musica. Tra il 1837 e il 1839 Liszt viaggiò in Italia per circa due anni, soggiornando presso il Lago di Como, a Milano, Firenze, Lucca, Pisa e Roma. Si lasciò affascinare e permeare dalle bellezze dell’arte e dei paesaggi italiani e lesse avidamente molti capolavori della nostra letteratura. Infine visse quasi stabilmente a Roma a partire dal 1861 fino alla fine della sua vita. Era arrivato nella Città Eterna per contrarre il matrimonio con la principessa Carolyne Sayn von Wittgenstein, che peraltro non riuscì a sposare a causa di problemi burocratici legati al precedente matrimonio di lei. Nel 1865 prese gli ordini minori e il suo legame con l’Italia e con la religione cattolica divenne un elemento portante della sua vita.

Années de Pèlerinage, Italie è una raccolta di brani pubblicati nel 1858 ma inizialmente concepiti da Liszt durante il primo soggiorno italiano, tra il 1837 e il 1839. Si tratta di una sorta di diario di viaggio in cui l’estrema padronanza del linguaggio strumentale si coniuga con un’acuta capacità di penetrazione della cultura e delle caratteristiche delle fonti ispiratrici. Accade così che Liszt riesca a farci apprezzare ancor più la poesia della pittura di Raffaello e dei capolavori di Dante e di Petrarca, trasponendoli in musica con grande sensibilità e rispetto per i dettagli stilistici ed espressivi degli antecedenti originali.

Sposalizio trae spunto dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio, che Liszt sa “ridipingere” in suoni rispettando la peculiare caratterizzazione stilistica dell’opera pittorica. Riesce infatti a mantenere quella delicatezza cromatica e quell’incantata, statica purezza che caratterizzano il quadro, tuttora conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano.

Il Penseroso è un modernissimo brano ispirato alla statua di Michelangelo sulla tomba di Lorenzo de’ Medici presso le Cappelle Medicee a Firenze. Liszt ha anche posto in partitura come motto un Sonetto dello stesso Michelangelo che rende adeguatamente l’atmosfera cupa e angosciante del brano:

Grato m’è il sonno, e più l’esser di sasso.
Mentre che il danno e la vergogna dura.
Non veder, non sentir m’è gran ventura
Però non mi destar, deh’—parla basso!

Il tono plumbeo del testo trova un’adeguata corrispondenza nell’ossessiva ripetizione di vuote ottave con ritmo puntato, che di volta in volta rivestono armonie diverse, latrici di scuri presagi.

La Canzonetta del Salvator Rosa ha invece un carattere ben più leggero, dando voce ad una scherzosa canzonetta – quasi una marcia – attribuita all’omonimo pittore barocco. In realtà la canzone è opera di Giovanni Battista Bononcini; il testo potrebbe essere invece di Salvator Rosa, e così recita:

Vado ben spesso cangiando loco, Ma non so mai cangiar desio. Sempre l’istesso sarà il mio fuoco, E sarò sempre l’istesso anch’io.

La spensieratezza del brano ha una funzione di bilanciamento nell’ambito dell’economia generale del ciclo, in quanto compensa la “pesantezza” de Il Penseroso e prepara, con la tonalità di la maggiore, lo slancio appassionato del seguente Sonetto del Petrarca.

Liszt ha messo in musica tre Sonetti del Petrarca, dapprima in una versione per canto e pianoforte, poi nelle più note trascrizioni per pianoforte solo. È qui notevole l’aderenza della musica ai valori emozionali del testo letterario. Il primo Sonetto, “Benedetto sia 'l giorno”, raffigura perfettamente l’esaltazione e lo slancio dell’innamoramento attraverso una melodia sempre molto espressiva e sensuale, ricchissima di tensione e chiaroscuri. Il secondo Sonetto, “Pace non trovo”, è invece pervaso dai profondi contrasti e sbalzi emotivi causati da un amore non corrisposto; essi vengono resi in musica con un uso ardito e straordinariamente moderno dell’armonia. Del tutto opposto il terzo Sonetto, “Io vidi in terra”, con un’atmosfera rarefatta e paradisiaca scaturita da una visione idealizzata e platonica del sentimento amoroso. La sublimazione della passione è rappresentata con un’accuratissima ricerca timbrica: il pianoforte è fonte di sonorità impalpabili e celestiali che anticipano le conquiste dell’impressionismo francese.

La Fantasia quasi Sonata “après une lecture de Dante” è un affresco musicale di vaste dimensioni ispirato alla Divina Commedia e in particolare all’Inferno. Liszt riesce a rappresentare il clima cupo e sconvolgente dell’Inferno, i lamenti dei dannati, lo sguardo impaurito e sgomento di Dante. Non si tratta, però, di musica a programma. In questo caso, infatti, Liszt non ha dichiarato alcun esplicito riferimento a personaggi o episodi della Divina Commedia. Nella sezione centrale del brano, tuttavia, pare chiaramente individuabile l’episodio di Paolo e Francesca. Lo sguardo di Dio è altrettanto percepibile ed assume sempre maggiore evidenza nella parte conclusiva, in cui il tema del corale già ascoltato in precedenza ritorna con una luce prorompente, quasi a sottolineare l’onnipotenza di Dio e il suo definitivo trionfo sul Male.

Le Deux Légendes sono state composte a Roma tra il 1861 e il 1863 e sono ispirate ad episodi della vita di due grandi Santi italiani: San Francesco d’Assisi e San Francesco di Paola. Nell’edizione originale Liszt riporta i testi a cui si è ispirato, tratti rispettivamente dai Fioretti di San Francesco d’Assisi e dalla Vita di San Francesco di Paola descritta da Giusepe Miscimarra. Si tratta quindi ancora di un omaggio all’Italia, questa volta focalizzato sull’aspetto mistico e spirituale della nostra tradizione cristiana. La prima Leggenda, St. François d’Assise: La prédication aux oiseaux, riflette l’approccio serafico e la fede incrollabile di San Francesco, in un dialogo armonioso e mistico con gli uccelli. Il loro canto è riprodotto al pianoforte con figurazioni nel registro sovracuto, che lasciano presagire le conquiste timbriche di Ravel e Messiaen. St. François de Paule marchant sur les flots racconta invece il miracolo del Santo che attraversò lo stretto di Messina a piedi, approdando indenne in Sicilia nonostante le condizioni avverse. Liszt rende appieno sia la serena energia spirituale di San Francesco, sia la sconvolgente forza del mare in tempesta, con sonorità materiche che sfruttano in particolare le risonanze del registro grave.

L’Ave Maria “Die Glocken von Rom” (Le campane di Roma) è stata composta a Roma nel 1862. Il motivo introduttivo di cinque note è molto simile a quello che apre Sposalizio, anch’esso, non a caso, dedicato alla Vergine. Il suono delle campane è evocato dapprima in echi lontani nei bassi in pianissimo, poi in rintocchi sempre più fragorosi fino all’appassionato tripudio conclusivo, espressione di una vissuta e sincera devozione.

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di Redazione
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