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Roberto, un randagio a tre zampe.


Roberto, un randagio a tre zampe.
30/03/2013, 10:14

Era una bella giornata di sole, la primavera stava per giungere con tutti i suoi colori e i suoi profumi io, Roberto, cucciolo di un anno, rigorosamente meticcio, improvvisamente e, senza un buon motivo, mi ritrovai, da solo e senza riferimenti, sulla piana di Camposauro. Non ascoltavo più le voci dei miei amati padroncini e, osservavo, tra le foglie dei grandi alberi, i raggi di sole che filtravano e baciavano i prati accarezzando, delicatamente, il mio sguardo. Dopo un attimo di smarrimento, e una pipì che proprio non potevo più trattenere, mi accorsi di essere rimasto solo e abbandonato, ero diventato un randagio! Lo scampanare dei collari delle mucche e i nitriti dei cavalli, allo stato brado, sollecitavano i miei sensi e amplificavano i miei timori e la mia nostalgia mista a terrore. La mia vita, in pochi attimi, era completamente cambiata, dovevo sopravvivere!

Dopo aver vagato, senza una meta, decisi di seguire, in modo discreto, le poche auto che transitavano in quel luogo ameno. L’aria incontaminata e la strada percorsa, avevano suscitato in me una fame incredibile ma, la mia ciotola, purtroppo, era scomparsa assieme ai miei punti di riferimento. Dopo uno sconforto inenarrabile, decisi di chiedere, un po’ di cibo a qualche persona buona. A questo punto, comincia la mia storia con il Paese di Vitulano e i suoi abitanti.  Il primo a prendersi cura di me, è stato un simpatico signore, di nome Umberto che, dal suo Bar, al centro cittadino, si accorse della mia presenza e, soprattutto della mia difficoltà. Quello offertomi da Umberto, è stato il più bel pasto della mia vita, non solo per aver riempito il mio stomaco che reclamava da tre giorni ma, perché mi restituiva un futuro e il calore che, all’improvviso, mi era venuto a mancare.

Ormai, l’appuntamento con Umberto era quotidiano, puntuale come un orologio svizzero dal Bar, arrivavano, delle cose buonissime che, inesorabilmente, mi facevano leccare i baffi. Continuavo a pensare ai miei padroni con tanta nostalgia e non mi spiegavo il motivo per il quale erano svaniti nel nulla ma, la presenza di Umberto mi riempiva il cuore di gioia e colmava la mia solitudine. Le giornate trascorrevano felici, corse per le strade, giochi con i bimbi e, anche qualche fidanzatina del posto, cagnette gentili e simpatiche ma, un brutto giorno, mentre correvo felice nei giardini di Vitulano, un salto mi fu fatale. Era quasi notte fonda e, inavvertitamente, dopo un grande salto, atterrai, malauguratamente, su un' inferriata e, la mia scapola posteriore, s’infilzò su in un ferro aguzzo. Ho trascorso una notte intera ululando di dolore guardando la luna e, a testa in giù, nell’impossibilità di muovermi e con l’odore acre del mio sangue che bagnava il mio manto inondando la strada. Solo all’alba, dopo aver chiesto aiuto per tutta la notte, la fortuna mi sorrise ancora una volta. Dei cari signori, mi presero e mi liberarono, delicatamente, da quella pastoia infernale che mi aveva fatto soffrire le pene dell’inferno.

Tutto il Paese, con a capo Umberto, mi fece curare e ho avuto una serie di protesi che, purtroppo, mi davano fastidio e subivano il rigetto da parte del mio organismo.  Alla fine, si decise per l’amputazione dell’arto posteriore sinistro. Dopo una corsa verso la clinica veterinaria, si procedette al taglio di una parte di me. Il Paese di Vitulano, composto di gente con il cuore grande, nel giro di poche ore, e dopo una colletta, mise a disposizione, per la mia sopravvivenza, una somma superiore a mille euro. Sono stato ricoverato, presso la clinica veterinaria, per circa sei mesi fermo in una gabbia e, pensando, inesorabilmente con le lacrime agli occhi, alle corse per le strade di Vitulano e al profumo delle piante di Camposauro. Tutti i giorni, da Vitulano, avevo visite e ricevevo tante leccornie, ma il mio cuore e la mia mente erano fermi davanti al Bar del Paese più bello del mondo.

Il mio calvario è terminato, finalmente, oggi, anche se con sole tre zampe, sono il cane più felice e più amato al mondo. Vivo tra la gente che mi ama e che mi riconosce. Frequento tutte le manifestazioni, sempre in prima fila, e cerco di dimostrare a tutti quanto gli voglio bene.

Da qualche giorno, ho anche avuto l’autorizzazione a entrare nella chiesa, a modo mio prego il Signore e lo ringrazio per avermi ridato la vita e di avermi fatto conoscere l’amore tra esseri viventi.

In questo periodo di Pasqua, prego Dio che faccia stare bene Umberto e i tanti amici di Vitulano che si prendono cura di me. Mi sento un cane a tre zampe che, dopo una sofferta passione ha ottenuto una resurrezione.

Quando faccio la pipì, ho una comodità che non hanno altri miei simili, non devo alzare la zampa, tanto non ce l’ho! Me ne sono fatta una ragione! Vi posso assicurare, però, che con la mia coda invio messaggi di amore ed esprimo tutta la mia felicità nei confronti di una cittadinanza che, in modo concreto e spontaneo, ha dimostrato e dimostra quotidianamente, l’affetto nei miei confronti e degli animali in genere. Una dimostrazione di civiltà che proviene da una cittadina alle falde di Camposauro.

Mi auguro che questa mia storia, riavvicini a tutti gli animali sfortunati, quella gente che, ancora oggi, ci chiama bastardi e ci tratta da randagi, io non li odio poiché questo sentimento non mi appartiene, ha solo caratteristiche di una parte dell’umanità. Auguri a tutti i miei amici di Vitulano e a tutti i “randagi" del mondo, siano essi animali o esseri umani!

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di Redazione
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