Cultura e tempo libero / Mostre

Commenta Stampa

Roma, mostra di Elisabetta Diamanti


Roma, mostra di Elisabetta Diamanti
11/05/2011, 17:05

Martedì 17 maggio 2011, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale Elisabetta Diamanti. Parentales Exuviae, curata da Loredana Rea.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 3 giugno, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

La mostra, è il quinto appuntamento di Dissonanze transitorie, ciclo tematico di approfondimento, ideato dal critico Loredana Rea con l’intento di riflettere sul bisogno di contaminazione, che sembra caratterizzare in maniera assolutamente determinante la ricerca contemporanea, intesa non solo come volontà di uscire da canoni espressivi e tecnici considerati tradizionali per raggiungere una maggiore libertà di azione, ma anche come necessità di focalizzare l’attenzione su dettagli che altrimenti sfuggirebbero, per tracciare i confini di un territorio ampio in cui prospettive differenti trovano sempre nuove declinazioni.

Nel periodo compreso tra febbraio e giugno sei artisti – Giuliano Mammoli, Elena Nonnis, Elettra Cipriani, Anna Maria Fardelli, Elisabetta Diamanti e Minou Amirsoleimani – diversi per formazione e scelte operative, si confrontano per evidenziare l’importanza di una pratica di continuo e ricercato sconfinamento, strettamente connessa alle molteplici e talvolta transitorie dissonanze di metodo, di progetto, di strumenti e di idee. Quello proposto è dunque un percorso assolutamente permeabile in cui gli artisti invitati presentano le loro opere come i segni inequivocabili della complessa articolazione di un mosaico linguistico capace di creare interessanti commistioni, raffinate decontestualizzazioni e seducenti alterazioni, con l’obiettivo di rendere manifesta la complessità di questo nostro tempo.

Per questa esposizione Elisabetta Diamanti propone serie di lavori profondamente evocativi, preziosi e al tempo stesso essenziali, su cui sta lavorando da alcuni anni con la determinazione che contraddistingue il suo impegno. Rappresentano il raggiungimento della maturità e contemporaneamente l’apertura verso nuove ricerche, che partono dalla specificità del linguaggio calcografico, di cui è interprete di grande raffinatezza, per andare oltre. Quelli scelti per questa esposizione sono fogli incisi, ma anche tele di lino o canapa che raccontano attraverso significativi frammenti una storia intima. Nel gesto di fissare l’immagine di un indumento appartenuto a sé o ai suoi figli (quando erano bambini), l’artista concretizza la possibilità di non perdere la memoria di quanto è accaduto, per custodire il farsi di esistenze legate tra loro indissolubilmente. Sono le tracce della sua vita e di quelle dei suoi figli, che attraverso gli abiti indossati (e le scarpe appositamente create a partire dai suoi fogli incisi) si mostrano pudicamente ai nostri sguardi a svelare la sottile intensità di un personale sentire. Sembra quasi di poter sfogliare un album di ricordi per recuperare il valore del tempo passato e il senso di quello presente.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©