Cultura e tempo libero / Teatro

Commenta Stampa

Ai Colli Aminei si ride con la Compagnia “Bianca Sollazzo”

Rosario Ferro porta in scena “Tre pecore viziose”

Se ci scappa una scappatella…

Rosario Ferro porta in scena “Tre pecore viziose”
10/03/2012, 15:03

L’infedeltà è un tema che attraversa la letteratura da secoli e che è trasfuso con merito in questa pièce teatrale che Eduardo Scarpetta seppe ricavare mirabilmente da da Le procés Veauradiex di A.N. Hennequin e Delacour. L’allestimento che dallo scorso 2 Marzo Rosario Ferro e la Compagnia Bianca Sollazzo ne sta offrendo al Teatro “Il Primo”, soddisfa pienamente l’orizzonte d’attesa del pubblico che privilegia la commedia ridanciana e godereccia. Accanto a Ferro si avvicendano sulla scena Melania Esposito, Carmine Gambadella, Pino Pino, Diego Sommaripa, Anita Laudando, Francesco Luongo, Gianni Martino, Simona Barattolo, Filippo Rossi, Noemi Coppola, Alessandra Bacchilega e Francesca Stizzo. I tre atti ricalcano fedelmente la pochade francese che Scarpetta adattò al teatro dialettale moderno e si lasciano percorrere dalla briosità di un linguaggio puntuale, spassoso e ben radicato nel contesto entro il quale si dipana. Salvaguardia encomiabile di un patrimonio dialettale che tanto altro teatro non tiene in eguale considerazione. Ferro, forte di una esperienza artistica consolidata, ha saputo ben amalgamare gli elementi della Compagnia che, coralmente, riescono a rendere il senso e il valore di questo intramontabile classico il cui vero protagonista è rappresentato dalla debolezza dell’uomo piccolo borghese, che, come misera marionetta, cade vittima dei suoi “bassi” istinti. Uomini fannulloni, propensi alla vita comoda e incautamente dediti alla ricerca del sollazzo con donne giovanissime, pur essendo tutti d’età e già ammogliati, Felice Sciosciammocca, Camillo e Fortunato, rispettivamente interpretati da Rosario Ferro, Pino Pino e Gianni Martino, riescono abilmente a tessere la trama di un’ esilarante equivoco che verrà disvelato solo nel “processo” finale messo in piedi dalla vera dominatrice di ogni situazione, indiscutibilmente testa e collo della casa, ossia la tirranica zia Beatrice, che il grande talento di Melania Esposito restituisce ad un pubblico compiaciuto. All’altezza del compito tutti i componenti del cast, dal prodigo e compiacente maggiordomo Biase (Carmine Gambardella) alla svaporata Concettella (Anita Laudando, peraltro anche assistente alla regia dello spettacolo), da Ciccillo, il guappo malavitoso, (Diego Sommaripa) ad Errico, l’intraprendente innamorato della giovane Concettella (Francesco Luongo), da Giulietta, l’affascinante giovane gabbata da Felice (Simona Barattolo) a Virginia, sconsolata moglie di quest’ultimo (Francesca Stizzo), da Mariuccia e Rosina, le aspiranti spose di Camillo e Fortunato, un pò ingenue e un pò opportuniste, all’ accondiscendente padrone di casa, don Matteo (Filippo Rossi). L’esito a cui siamo condotti è quello di un’immancabile perdono, tanto più che la scappatella extra-coniugale non riesce ad avere luogo poiché scoperta prima del tempo, e le nostre tre “pecore viziose”, così come morale borghese suggerisce, sono ricondotte loro malgrado all’ovile. A Viale del Capricorno ai Colli Aminei c’è da ridere ancora fino al 25 marzo.

Commenta Stampa
di Rosa Vetrone
Riproduzione riservata ©