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SABATO PASSA CIRILLO DAL MERCADANTE CON ALIDORO


SABATO PASSA CIRILLO DAL MERCADANTE CON ALIDORO
14/02/2008, 13:02

Data unica sabato al Mercadante per assistere a "L’Alidoro", produzione del Teatro Petruzzelli di Bari con l'Orchestra Barocca Cappella della Pietà dei Turchini e il Teatro Valli di Reggio Emilia, per la regia di Arturo Cirillo.  Un’intrigante avventura musicale riporta Cirillo al Teatro Mercadante, dove tre anni fa ha proposto la fortunata interpretazione de La Piramide di Copi. Insieme alla Cappella della Pietà de’ Turchini, l’ensemble costituito da strumentisti e cantanti specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale napoletano dei secoli XVI, XVII, XVII, Cirillo affronta questa volta Alidoro, una commedia per musica del 1740, esempio eccellente del genere buffo caratterizzato dalla convivenza linguistica di toscano e napoletano. Una sorta di ritorno alle origini per il Mercadante, nato proprio come tempio dell’opera buffa napoletana.   “Nell’Alidoro”, spiega Cirillo, “non accade niente, se non un sottile e bellissimo gioco di relazioni tra i sette protagonisti. Come in un testo di Marivaux contano solo le differenze sociali, dove i borghesi sono attratti dai servi e i servi invece amano solo i loro pari. In questo carillon d’entrate ed uscite, come in una commedia di Feydeau o un film di Ophuls, si entra in scena solo per pedinare, spiare o corteggiare qualcun altro. Il luogo dove questo avviene non ha alcuna importanza, potremmo essere anche a teatro. Immagino una calda astrazione, dove l’irreale funzione del canto, o del recitativo, trovi la sua naturalità. Un luogo dove la musica possa respirare e contagiare il corpo e la voce dei cantanti; dove il significato delle parole non sia disciolto dal suo suono.Uno spettacolo d’opera pensato per teatri all’italiana anche di prosa perché, che si canti o si reciti, sempre teatro è ciò che si va a fare: un collettivo gioco della morra tra interpreti, musicisti, direttore e ultimo, ma non meno importante, il pubblico. Nell’Alidoro tutti sono contagiati dal dio del dubbio, chi n’è esente lo è solo per una troppo disincantata (Alidoro) o alta (Don Marcello) idea di sé. Tutti sono comunque vittime dei loro sentimenti, portati in giro dal vento capriccioso della gelosia o della bramosia, in questo continuo sbattere d’ali d’oro sul tempo della musica”.

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di Oliviero Genovese
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