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Roberto Bolle al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno

Salerno, La “Giselle” di Mats Ek va in manicomio


Salerno, La “Giselle” di Mats Ek va in manicomio
16/10/2010, 12:10

Grande attesa per la Giselle di Adolphe-Charles Adam proposta al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno nella provocatoria versione “moderna” del grande Mats Ek con l’Etoile Roberto Bolle, nel ruolo di Albrecht. Gli spettacoli sono in programma tutte le sere da giovedì 21 a sabato 23 ottobre alle ore 21.00. Una straordinaria occasione per ammirare dal vivo uno dei ballerini più importanti e famosi del mondo in uno spettacolo romantico, coinvolgente ed emozionante.

Ripreso da Pompea Santoro e Veli-Pekka Peltokallio, lo straordinario balletto, creato nel 1982 dal regista e coreografo svedese, definito "rivoluzionario" al suo apparire, è nel tempo divenuto uno dei più celebri "remake" del repertorio classico. Come avviene nel tradizionale modello ottocentesco, anche qui si consuma, in punta di piedi, la struggente storia di Giselle, interpretata dalla Prima Ballerina del San Carlo Alessandra Veronetti, e del suo drammatico amore. Mats Ek la ambienta, però, in un manicomio, dove rinchiude la protagonista sconvolta per amore, e dove impone allo sventato Albrecht, “non più principe - dichiara il regista - ma solo un nobile ricco attratto da una ragazza strana, capace di fargli provare emozioni nuove”, un’iniziatica e penitenziale nudità.

Secondo Roberto Bolle " E’ a dir poco emozionante per me riprendere un'opera così desiderata come la Giselle di Mats Ek, un balletto considerato, a pieno titolo, un capolavoro del nostro tempo e che io personalmente trovo geniale. Mats Ek ha saputo far rinascere la perla del balletto classico-romantico per eccellenza, utilizzando uno stile unico, del tutto personale e donando sensibilità, forza, verità umana a ognuno dei personaggi. La sua Giselle si cala nella società di cui evidenzia i conflitti sociali non solo tra le classi, ma tra il singolo e il gruppo. Ne esce un balletto appassionante e pieno di contrasti, in cui la diversità è vista come possibilità, come scrigno che cela qualità. Basti vedere la profondità di Giselle, considerata diversa e alla fine internata solo perché dotata di una sensibilità eccezionale. Anche Albrecht è a suo modo un diverso rispetto alla classe di appartenenza, perché alla fine capirà e rimarrà nudo nel suo dolore. Il finale si apre alla speranza con la riconciliazione tra Hilarion e Albrecht, ma lascia sul campo delle vittime: le Villi/internate e la stessa Giselle. Un’opera altissima, significativa che mi coinvolge nel profondo. In questo percorso, per calarmi completamente nei panni di Albrecht, mi ha aiutato tantissimo una delle migliori interpreti del repertorio di Mats Ek, Pompea Santoro, un’eccellenza italiana ahimè, come troppo spesso accade nel nostro paese, poco conosciuta in patria."

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di Fabio Iacolare
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