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Pagine di guerra, amore e illusioni.

San Giorgio a Cremano. "Gaeta, il fuoco e la polvere" di Aldo Vella


San Giorgio a Cremano. 'Gaeta, il fuoco e la polvere' di Aldo Vella
26/01/2011, 11:01

 “La storia è raccontata dai vincitori e spesso si contribuisce a scrivere una trama costruendo una immagine infarcita di spocchia imperiale. Così l’opinione pubblica è portata per mano sulle strade del pregiudizio, padre della menzogna. Gli storici, con la calma della distanza dello spazio e del tempo si divertono a comporre gli affreschi che più pare loro, mentre ai giornalisti e ai cronisti tocca fornire loro barattoli, colle, pennelli e tutto il materiale occorrente”. L’amara riflessione sulla storia scritta dal punto di vista del vincitore traspare dalle pagine dell’interessante volume presentato lo scorso 21 gennaio dall’architetto e già sindaco di San Giorgio a Cremano Aldo Vella nella biblioteca di Villa Bruno, intitolato “Gaeta, il fuoco e la polvere”, edizioni Il Castello, decennale casa editrice di Foggia di Antonio Blasotta.
La storia si intreccia con i dettagliati reportage di Silvie Fraissinet, inviata speciale de “La Nouvelle Parisienne” e Charles Garnier, inviato speciale del “Journal des débats”. Due caratteri molto diversi e per questo in grado di poter lavorare bene insieme. Garnier è flemmatico, guardingo. Fraissinet è arguta, scaltra, più una giornalista d’azione che una impiegata d’ufficio. L’autore approfondisce lo sviluppo dei metodi di indagine dei due giornalisti. “Garnier sapeva accattivarsi le fonti, Fraissinet osservava bene con un bagaglio di conoscenze precedentemente acquisite e poi interrogava le persone pre-selezionate ma in modo mirato. Questo impediva di diventare succubi degli informatori e di assorbire supinamente la versione altrui dei fatti. Fraissinet era legata al metodo documentario del naturalismo francese, Garnier alla compassata e sottilmente ironica narrativa vittoriana inglese. Una prova di come i tanti e fortuiti elementi da cui la verità dipende fanno di essa una delle cose più vaghe e variabili che vi siano”.
Sullo sfondo la guerra, l’assedio alla città di Gaeta, definita la donna turrita, e poi la storia con Francesco II di Borbone, Re delle Due Sicilie e la Regina Sofia Wittelsbach-Borbone. Due giovani regnanti dai caratteri molto distanti fra loro. Gaeta era tutto il loro Regno, ma il Re si affidava alla Provvidenza, e politicamente al Papa, la Regina tendeva ad utilizzare la resistenza di Gaeta, assediata dalla truppe del Generale Enrico Cialdini, perché gli altri Stati europei si accorgessero dell’aggressione sabauda così da arginare l’espansione, che avrebbe dovuto preoccupare anche loro. I regnanti borbonici speravano nell’apertura di un tavolo internazionale in modo da fermare sulla linea del Volturno l’espansione piemontese e disegnare un assetto di tipo anche federale in cui poter trovare spazio un Regno di Napoli – anche, al limite, privo della Sicilia – e uno Stato della Chiesa su cui appoggiarsi. I francesi, essendo nazionalisti e tendenzialmente dalla parte di chi fa nazione a scapito dei territori altrui, erano favorevole alle conquiste sabaude.
Aldo Vella non ha voluto raccontare la storia sic et simpliciter, accanto ai veri protagonisti di questa pagina storica, quali Francesco Antonelli, Generale Capo di Stato Maggiore, Alfonso Maria di Borbone, Conte di Caserta, fratellastro di Francesco, Enrico Cialdini, Generale Comandante delle truppe d’assedio, Charles Garnier, Mons. Pietro Granelli, Vescovo di Sardi, Nunzio Apostolico a Gaeta, Francesco Milon, Tenente Generale, Governatore della Piazza di Gaeta, Alessandro Pavia, fotografo genovese, Pietro Quandel, Maggiore d’Artiglieria, redattore del “Giornale della difesa”, Eugène Sevaistre, fotografo francese, ci sono personaggi contemporanei, conosciuti da Aldo Vella – quali Silvia Fraissinet, Roberto De Simone, Giovanni Coffarelli, recentemente scomparso, Renato de Falco. Sono stati presi e sbalzati da questo secolo al 1861 allo scopo di avere a disposizione dei personaggi altrimenti difficili da inventare. L’autore, nato a Lacedonia, in Irpinia d’Oriente, scrive, rivolgendosi al lettore, che “spesso per rendere il reale bisogna ricorrere all’immaginario (che è cosa diversa dal falso) e viceversa. E chissà se il vero non stia proprio in questo gioco di specchi, tra passato e presente, tra reale e immaginato che si guardano in modo interrogativo”.
A Gaeta, il cui nome si riferisce alla nutrice di Enea, Cajeta, che fu sepolta nella omonima città, esplodono le emozioni che la giornalista francese prova per il Tenente di vascello della Regia Marina Napoletana, Marco De Vito. “Tutta la città assisteva, in quei giorni, ad un’accelerazione della vita in relazione al rischio di perderla, così che le settimane assumevano il valore dei secoli, i giorni di decenni ed ogni minuto andava vissuto con pienezza, ancora di più se si trattava di minuti d’amore. L’amore, che è la massima espressione della vita, tentava di scavalcare i tempi della morte, a costo di regalare momenti forse effimeri e fugaci, ma pur sempre d’amore”. Probabilmente la loro fiamma non si sarebbe neppure accesa senza il fuoco e la polvere di Gaeta, una città che riscatta la sua morte partorendo una amore.
“Gaeta, il fuoco e la polvere” è un romanzo che fa riflettere su una pagina largamente disattesa della storia nazionale, l’assedio di Gaeta del 1860-61. Guerra e amore si fondano in un connubio di vita e di morte. Trionferà l’indipendenza che ha sempre, però, un inizio amaro.

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di Rossella Saluzzo
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