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Saverio La Ruina a Scenari pagani‏


Saverio La Ruina a Scenari pagani‏
16/02/2011, 10:02

Due anni dopo la rivelazione del premiatissimo Dissonorata, Saverio La Ruina si ripresenta in abiti femminili in La Borto per esprimere sulla sua sedia, accompagnato dalle musiche dal vivo di Gianfranco De Franco, lo sconforto di una donna malmaritata a 13 anni con una specie di mostro, per ritrovarsi sette volte madre a 28. E ci rivela i suoi dialoghi con Gesù, denuncia le angosce di essere donna del Sud sotto lo sguardo lurido dei maschi, la sua progressiva rivolta contro ogni contatto, mentre nel paese cresce la guerra ai mariti, l’angoscia delle gravidanze, e si alimenta l’industria denunciata dal titolo, approdando a un intervento, in cui una nipote della protagonista perderà la vita. La Borto non è solo la storia di un aborto.

È la storia di una donna in una società dominata dall’atteggiamento e dallo sguardo maschile: uno sguardo predatorio che si avvinghia, violenta e offende; un atteggiamento che provoca gli eventi ma fugge le responsabilità. L’aborto ne è solo una delle tante conseguenze. Ma ne è la conseguenza più estrema.

La protagonista racconta l’universo femminile di un paese del meridione. Schiacciata da una società costruita da uomini con regole che non le concedono appigli, e che ancora oggi nel suo profondo stenta a cambiare, soprattutto negli atteggiamenti maschili, racconta il suo calvario in un sud arretrato e opprimente. E lo fa nei toni ironici, realistici e visionari insieme, propri di certe donne del sud.

Non mancano momenti sarcastici e ironici come quando gli uomini geometri misurano il corpo femminile come se al posto degli occhi avessero il metro. O come quando il paese si trasforma in una immensa chiesa a cielo aperto per scongiurare le gravidanze. Né quelli commoventi legati alla decimazione del “coro” delle donne.

Ma quando la protagonista chiude il cerchio col racconto del calvario della nipote, il sarcasmo e la commozione lasciano il posto a una profonda amarezza, mettendoci davanti alla dura e ambigua realtà dei nostri giorni.

Ma tutto questo detto con un sussurro colmo d’orgoglio, mentre voci e sguardi si rincorrono. ….Ci narra la sua rinuncia ai contatti sessuali, la rivolta delle mogli, la scoperta dell’industria dell’aborto per finire in tragedia questo superbo reincarnarsi dell’attore nella rincorsa dello sguardo e della voce tra il pianto e il riso.

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di Redazione
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