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“Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” in scena a Città della Scienza


“Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” in scena a Città della Scienza
19/11/2013, 12:16

NAPOLI - Mettete insieme un libro di successo, un gruppo di attori in cerca di idee nuove e un luogo, simbolico, da riscattare. Nasce così il progetto dell’associazione EnArt “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”, riadattamento teatrale del fortunato libro di Antonio Menna, da venerdì 22 a domenica 24 novembre 2013 al Teatro Galilei 104 di Città della Scienza di Napoli dopo l’incendio che a marzo ha distrutto parte del museo interattivo del complesso scientifico partenopeo.
L’idea nasce più di un anno fa su impulso di Mauro Di Rosa che, oltre a recitare, dello spettacolo cura l’adattamento e la messinscena; la regia e la caratterizzazione dei personaggi è invece di Pasquale Ioffredo: “Fu quasi un caso. Mi trovai a sfogliare il testo di Menna, dopo aver sentito il successo che stava avendo. Pensai che, oltre ad un racconto e una trovata intelligente, era un ottimo spunto teatrale”, spiega Di Rosa.
La storia è nota: due ragazzi, Stefano Lavori e Stefano Vozzini (riduzione di Jobs e Wozniak) chiusi in un garage creano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, senza virus né problemi di gestione. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine: soldi, gloria e successo. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino.
Se la trama corrisponde fedelmente al testo, la messinscena è stata sviluppata in modo piuttosto personale dal gruppo di EnArt. Scenografia scarna, qualche stand e degli sgabelli. Sei attori, sempre in scena, di cui i due protagonisti e quattro narratori che interpretano più personaggi e fanno da voce narrante, quasi da manovratori dei due. Ritmo in crescendo, una mimesi “di quel linguaggio concitato che sembra surreale ma che coglie in pieno le giornate di ordinaria follia che si vivono a Napoli”, con repentine evoluzioni di luci e abiti. La storia, presentata in forma di leggenda, non fa alcuna concessione al pittoresco, anche se il tono è ironico e strappa più di una risata.
La messa in opera del lavoro, completamente autoprodotto, è stata portata avanti con impegno e caparbietà tra non pochi ostacoli. Ma, come in una favola a lieto fine, poi sono arrivati i sostegni: dalle musiche originali di Eddy Napoli, passando per l’appoggio nella comunicazione dell’istituto Ilas che ha ideato un bando per la creazione dell’immagine fino alla concessione, per la fase di produzione, dello spazio da parte del Teatro Stabile di innovazione “Le Nuvole”. Tuttavia, i giovani artisti (attori e tecnici hanno tra i 28 e i 33 anni) confermano di aver sperimentato, in curioso cortocircuito metateatrale, difficoltà simili ai protagonisti del racconto: “In realtà le vicende di Stefano Lavori sono un po’ le nostre, come di chiunque voglia creare qualcosa di nuovo in Italia e al Sud: difficoltà e lentezze burocratiche, assenza delle istituzioni, diffidenza da parte degli addetti ai lavori. Vero, meglio che Steve Jobs sia nato altrove”.

 

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di Redazione
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