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Sentinelle del Mattino, Giovani liberi e coraggiosi


Sentinelle del Mattino, Giovani liberi e coraggiosi
03/08/2011, 13:08

Il libro, scritto dal giornalista Piero Lazzarin, narra diciannove storie di giovani dei nostri giorni o di un recente passato, coraggiosi e coerenti fino anche al sacrificio della vita

«Ora più che mai è urgente che voi siate le “sentinelle del mattino”, le vedette che annunciano le luci dell’alba e la nuova primavera del Vangelo, di cui si vedono le gemme. L’umanità ha un bisogno imperioso della testimonianza di giovani liberi e coraggiosi, che osino andare controcorrente e proclamare con forza ed entusiasmo la propria fede in Dio». Queste le parole pronunciate da Giovanni Paolo II il 3 aprile 2003, in una piazza San Pietro gremita di giovani per la celebrazione della domenica delle Palme. Un appello che diventa ancor più attuale nell’approssimarsi della Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Madrid dal 16 al 21 agosto. E proprio ai giovani si rivolge il nuovo libro Sentinelle del mattino (Edizioni Messaggero Padova) scritto dal giornalista Piero Lazzarin, che propone le vive testimonianze di coetanei di ieri e di oggi, coraggiosi e coerenti fino al sacrificio della vita. Come sentinelle del mattino, infatti, essi hanno annunciato nel loro tempo l’eterna primavera del Vangelo: da Karl Leisner, l’angelo di Dachau a Benedetta Bianchi Porro, la giovane che «danzava la vita»; da Pier Giorgio Frassati, «giovane delle otto beatitudini» ad Alberto Marvelli, impegnato in politica «da santo» e Vinicio Dalla Vecchia, che interpretava la vita come «una scalata». E ancora, Chiara «Luce» Badano, testimone di fede fino al giorno delle «nozze»; Rosario Livatino, magistrato, «uomo di legge, uomo di Cristo», assassinato dalla mafia a soli 38 anni; Federica Pighini, giovane donna che «ha dato un volto all’amore di Dio».
Storie di vita e di fede, di sofferenza e testimonianza. Vite che hanno messo al primo posto l’amore verso Dio e al servizio del prossimo. «Il bene che fai forse domani sarà dimenticato, non importa, fa’ il bene… – ripeteva spesso Federica Pighini, citando Madre Teresa di Calcutta –. La gente che hai aiutato forse non te ne sarà grata: non importa, aiutala. Da’ il meglio di te e forse sarai preso a pedate: non importa da’ il meglio di te». Così il giudice Livatino, abituato a lavorare in silenzio, lontano dalle luci della cronaca. Il «magistrato ragazzino», come era stato soprannominato, univa al suo forte impegno professionale la sua integrità morale, la limpidezza della sua fede, i grandi valori umani e religiosi che ispiravano la sua vita. «Accanto alla rabbia per l’assurda sua fine – scrive l’autore del libro – fiorisce nel cuore di chi lo conosceva, o di chi sta imparando a conoscere la preziosità della sua vita, la volontà di mantenere vivo il ricordo, la sua lezione di vita perché il sangue dei martiri continui a essere seme in quella sua terra, e non solo, di uomini innamorati della giustizia e della carità».

Promozione umana e sociale hanno contraddistinto anche la vita di un altro giovane Alberto Marvelli, tra i fondatori dell’Associazione cattolica dei lavoratori italiani (Acli). «Servire è migliore del farsi servire. Gesù serve», annotava in un piccolo block notes. Uno dei tanti esempi da seguire, come ha affermato Giovanni Paolo II che lo beatificava il 5 settembre 2004, durante il raduno nazionale dell’Azione cattolica, nella piana di Montorso, nei pressi di Loreto: Alberto «ha mostrato come, nel mutare dei tempi e delle situazioni, i laici cristiani sappiano dedicarsi senza riserve alla costruzione del regno di Dio nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica, portando il Vangelo nel cuore della società».

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di Redazione
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