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Sesso e Potere - Anteprima Nazionale al Suor Orsola "Una frenesia di scimie"


Sesso e Potere - Anteprima Nazionale al Suor Orsola 'Una frenesia di scimie'
17/01/2011, 13:01

Lunedì 17 Gennaio alle ore 16.30 l’Università Suor Orsola Benincasa, con ingresso libero fino a esaurimento posti, presenta Sandro Lombardi in “Una frenesia di scimie” , lettura da “Eros e Priapo” di Carlo Emilio Gadda, con un prologo da parti corali de “I Cavalieri” di Aristofane.

L’incontro, che si svolgerà presso la Sala degli Angeli dell’Univesrità Suor Orsola Benincasa ed è stato organizzato grazie al sostegno dell’A.Di.S.U. Suor Orsola Benincasa, si inserisce nel quadro delle attività di studio e di ricerca del progetto “Imago imperii. Archivio di iconologia politica” del CRIE, il Centro di ricerca sulle istituzioni europee dell’Università Suor Orsola Benincasa.

Il progetto e il testo di una “Frenesia di scimie” sono stati realizzati da Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università Suor Orsola Benincasa ed ideatore del progetto “Imago Imperii”.

“Il titolo di questo lavoro - spiega Gennaro Carillo - è un prelievo da Eros e Priapo: a una “frenesia di scimie” (laddove “scimia” è un uso della forma più arcaica del termine e dunque più vicina al termine latino “simia”) somiglia, per Gadda, il consenso, del tutto irrazionale, irriflessivo, scimmiesco, che la moltitudine tributa al demagogo, sedotta dalla sua perentoria magniloquenza virile (priapesca, appunto). Il movente del consenso politico è dunque erotico, non razionale; e la sua sede è nel «pacco dello addome». Come Platone nel Gorgia, Gadda identifica la persuasione efficace con una vera e propria seduzione di massa. Ridotto da Gadda a fallo ipertrofico, Mussolini eccita l’immaginazione, l’«addome», di una nazione che è femmina, per di più sessualmente depressa da secoli di accoppiamenti molto poco gratificanti”.

Scritta in una prosa toscana che guarda a Machiavelli ma sulla quale s’innestano romanesco e napoletano, l’invettiva anti-mussoliniana di Gadda è soprattutto un capolavoro di accumulazione linguistica, di deformazione. “Proprio per questo - evidenzia Carillo - Sandro Lombardi, che ha dedicato quindici anni del suo lavoro d’attore a un epigono grandissimo di questa linea anticlassica, il milanese Giovanni Testori (in particolare alla Trilogia degli Scarrozzanti) e ha poi letto La cognizione del dolore per Radio3, mi è parso il destinatario naturale della proposta di leggere Eros e Priapo. Si aggiunga il lavoro recente di Lombardi sugli Uccelli di Aristofane, essenziale punto di riferimento gaddiano in Eros e Priapo”

Ma uno degli elementi di grande interesse del testo allestito da Gennaro Carillo è il prologo con le parti corali de “I Cavalieri” di Aristofane.

“Prima o poi - spiega Carillo - andrebbe scritta la storia della presenza latente di Aristofane nel Novecento italiano. Due nomi su tutti: Petrolini (la cui lapide, al teatro Quirino di Roma, fu dettata da Ettore Romagnoli, leggendario, sebbene rimosso, traduttore di Aristofane) e Gadda”

Il bersaglio politico di Aristofane, nei Cavalieri e non solo, fu Cleone, nel quale il comico vedeva l’incarnazione stessa della degenerazione inarrestabile del personale politico ateniese dopo la morte di Pericle. La democrazia, per Aristofane, si trasforma nel puntuale rovesciamento del sistema di valori tradizionali e soprattutto si risolve in un ambiguo rapporto omosessuale e violento tra il demo e i demagoghi.

La degenerazione della classe dirigente, che obbedisce a una sorta di legge di necessità della politica, e la grande metafora della congiunzione carnale del demagogo, degradato a “bicchierante” e “capocamorra”, con la Nazione ritornano in Eros e Priapo, in cui, e il cerchio a questo punto si chiude, Mussolini viene etichettato anche come “Paflagone inturgidito”, con riferimento esplicito al nome di Cleone nei Cavalieri.

“A questo si aggiunga, come ulteriore tratto comune tra le due opere - evidenzia Carillo - la procedura di esasperazione del dettaglio a fini di miniaturizzazione dell’obiettivo polemico: è grazie a questa tecnica, definita da Piero Camporesi, ma in un contesto moderno, “comico-grottesco della dismisura”, che Mussolini diventa un fallo ipertrofico, anzi il Fallo, l’unico fallo legittimo della Patria. Infine, Aristofane, in una delle parti corali che aprono Una frenesia di scimie, rivendica il dovere civico di coprire d’insulti pubblici i peggiori tra i cittadini, specie quando costoro prendono in mano il governo della polis. Eros e Priapo, veementissima invettiva ad personam, prende alla lettera l’impegno aristofaneo”.


Eros e Priapo

Scritto nel 1944-’45, per poi essere sottoposto a un incessante lavoro di correzione e riscrittura, Eros e Priapo di Gadda esce solo vent’anni dopo, per Garzanti, nel 1967.

Si tratta di un libello umorale per sua stessa ammissione, violenta e comicissima invettiva antimussoliniana nella quale il Duce è trasfigurato in un fallo ipertrofico che stupra e ingravida con la sua eloquenza virile (priapesca, appunto) un’Italia femmina di facili costumi, «nottivaga» e perennemente insoddisfatta, su cui s’esercitano i furori misogini di Gadda.

Ma Eros e Priapo vuole essere, o almeno apparire, anche un «atto di conoscenza», benché «tardivo», un contributo ‘scientifico’, un «referto peritale» sulle ragioni, le logiche e le illogiche della potenza di seduzione del Capo e della docile «recettività» femminea della moltitudine. Ecco allora convivere e mischiarsi, nello stesso testo, due registri: quello dell’invettiva ad personam, che fa di Mussolini un «capocamorra», «tiranno che impallidiva a uno sparo», «rachitoide babbeo», «bicchierante», «il solo genitale-eretto disponibile sulla piazza», e quello della psicologia delle folle, che equipara il consenso delle masse acclamanti alla «frenesia di scimie» del titolo.

Due registri ai quali corrispondono due puntuali riferimenti classici, esplicitamente richiamati da Gadda: Aristofane, l’Aristofane dei Cavalieri (424 a.C.), che porta la tradizione dell’invettiva giambica alle sue estreme conseguenze, assumendo come bersaglio comico la figura eminentissima del capopopolo Cleone; Platone, che descrive il tiranno come psiche capovolta, in cui è il desiderio illecito, insediato nel «pacco dello addome, ch’è il gran vaso di tutte le trippe» (Gadda) e sciolto da qualsiasi inibizione, da qualsiasi continenza morale, a prendere il comando, asservendo la parte razionale dell’anima.

Dei due registri rimane traccia nel testo di Una frenesia di scimie, che alterna l’invettiva al referto, e nel quale il referto assume il valore del coro di commedia. Prelievi da parti corali dei Cavalieri fanno da prologo all’accumulazione verbale gaddiana. Prologo autorizzato da Gadda stesso che chiama Mussolini con il nome attribuito da Aristofane a Cleone nei Cavalieri: «Paflagone», perennemente «inturgidito».


Sandro Lombardi

Nato a Ponte a Pioppi nel 1951, di formazione storico dell’arte, fonda a Firenze negli anni Settanta, con Marion D’Amburgo e Federico Tiezzi la compagnia Il Carrozzone, il cui nome cambia prima in Magazzini Criminali, poi in I Magazzini, infine in Lombardi-Tiezzi. Oggi è «capocomico» della Compagnia Sandro Lombardi.

Impossibile riassumerne il contributo alla scena teatrale italiana. Vanno citati almeno i suoi lavori da Giovanni Testori (Edipus, Cleopatras, Due lai, Ambletto, Erodias), insigniti di quattro premi UBU, L’apparenza inganna di Thomas Bernhard, gli Uccelli di Aristofane, il Sogno di un mattino di primavera di Gabriele d’Annunzio.

Al cinema è tra i protagonisti dei film: “Ivo il tardivo” regia di Alessandro Benvenuti (1995), “Il mnemonista” regia di Paolo Rosa (2000), “Pontormo” regia di Giovanni Fago (2004).

È autore de Gli anni felici. Realtà e memoria nel lavoro dell’attore, Milano, Grazanti, 2004 (Premio Bagutta-Opera prima). Del 2009 è il suo primo romanzo, Le mani sull’amore, Milano, Feltrinelli.

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di redazione
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