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“Sprießen”, germi teatrali: raddoppia ancora una volta


“Sprießen”, germi teatrali: raddoppia ancora una volta
28/04/2011, 09:04

Venerdì 29 e Sabato 30 Aprile alle ore 21.00 (ingresso gratuito) sono il decimo ed undicesimo appuntamento con la rassegna “Sprießen” - germi teatrali -, organizzata dall’Associazione  Culturale ICS -IDIOTECREATURESALVE ed ospitata e promossa dalla palestra - teatrale  “diffusioneteatro” in via Carminiello, 5 (Torre Annunziata).

La rassegna Sprißen” - germi teatrali- si sdoppia in due appuntamenti singoli anche questa settimana,  Venerdì 29 Aprile giunge direttamente da Bari la compagnia selezionata al premio scenario 2007 e  finalista premio internazionale vertigine 2010, FIBREPARALLELE, con lo spettacolo “2(DUE)” finalista del concorso extra e vincitore del premio fringel'altro festival. Uno spettacolo di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo con Licia Lanera nelle vesti di una donna dalle profonde occhiaie e dai capelli rossi. E' vestita di bianco e cammina su dei tacchi alti. A metà tra un'infermiera e il vestito della prima comunione. Confinata tra quattro pareti, in uno spazio immaginario, della mente, c’è quello che rimane della vita di una donna, la cui storia d'amore è finita con un addio. Lui l'ha lasciata per un altro uomo, lei lo ammazza. E' un ritorno al massacro, in cui la narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca. Il rosso sta per il sangue. Il vero racconto riguarda un momento,- raccontano gli autori - quello del forchettone che la donna pianta nel collo dell'amato, senza pietà alcuna: inizia così la lotta esasperata tra la vita e la morte, che si conclude con l'annientamento finale. La recitazione è abolita: il testo, scomposto e sincopato, viene trasmesso dall’attrice attraverso una robotica sonnolenza, algida e asettica. L'uso del microfono rende ancora più dichiarato questo straniamento. Una sorta di incubo splatter costruito sui brutali racconti di noti assassini, uno fra tutti Luigi Chiatti. Ci ha colpito - dicono gli autori - la loro lucidità nel raccontare degli eventi così gravi, la loro leggerezza, l'inconsapevolezza infantile, di fronte agli occhi attoniti dei parenti delle vittime. E' il muto grido di chi ha perso se stesso nella sua follia.

Sabato 30 Aprile invece sarà la volta di una compagnia partenopea, Teatro di Legno finalista Premio Scenario 2009 per la drammaturgia e regia dello spettacolo Non merita lamenti e vincitori Premio Vittorio Mezzogiorno 2010 per attori e registi emergenti assegnato per l’intera attività della compagnia. La compagnia ercolanese porterà in scena la “Parola Madre” libero tradimento da “Emma B. vedova Giocasta” di Alberto Savinio scritto e diretto da Luigi Imperato e Silvana Pirone con Fedele Canonico, Domenico Santo, Salvatore Veneruso.

Lo spettacolo narra di una notte dopo quindici anni di assenza, Emma B. incontrerà suo figlio. E’ una notte di attesa, ma anche di festa. Savinio immagina la sua protagonista sola in scena, in un monologo allucinato; noi - dicono gli autori - le affianchiamo altri due personaggi i quali insieme a lei danno vita ad una danza dell’attesa e nello stesso tempo si fanno narratori-testimoni di un segreto profondo e impronunciabile: l’incesto compiuto dalla protagonista con suo figlio per sottrarlo ad una ispezione nazista. Ma la condanna dell’incesto resta sulla soglia dell’ambiguità: Emma infatti è madre, ma pare scorgere nel figlio il suo uomo, o ancora meglio il suo complemento, l’essere umano da lei generato e che solo può renderle il sesso mai posseduto, e la non-schiavitù legata a quel sesso. Delusa da una prima figlia perché femmina e condannata a passare da un padrone all’altro (padre, madre, marito), sembra pronta a voler portare a se definitivamente quel figlio maschio, il quale ha per troppo tempo cercato in altre donne la felicità e fatto fatica a “pronunciare la parola “madre” fuori da certi significati”.

Il nostro allestimento esplora questo mondo materno attraverso tre attori uomini che recitano donne. La negazione del ruolo della femminilità viene pronunciato da voci maschili che tentano di invertire il proprio sesso, proprio come Emma la quale, inoltre, ai nostri occhi inutilmente tenta di ridefinire lo statuto di madre.

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di Redazione
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