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Apre l'uscita Montecalvario

Stazione Toledo:un'altra sezione della Metropolitana dell'Arte

Un "museo obblligato"

Stazione Toledo:un'altra sezione della Metropolitana dell'Arte
25/09/2013, 20:25

Napoli - La metropolitana dell’Arte a Napoli è un “museo obbligato”, così la definì Achille Bonito Oliva. Il 19 settembre scorso è stata inaugurata anche la seconda uscita della Stazione Toledo, in piazza Montecalvario, appartenente alla Linea 1, che una volta terminata avrà un costo totale che si aggira intorno al miliardo e mezzo di euro. Chi ha già percorso i tratti della linea 1 sa bene di essersi trovato all’interno di una struttura museale, immerso in un tripudio di opere e installazioni di artisti contemporanei di fama mondiale. Anche il progetto di questa nuova stazione è stato infatti opera dell’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca che lo ha definito come il lavoro più importante dei suoi ultimi dieci anni. E, in effetti, la magnificenza degli spazi è tale che l’intera superficie rappresenta un’opera d’arte, contenente a sua volta altre opere. Un museo. All’interno vi sono lavori di Oliviero Toscani, Lawrence Weiner, Emilia Kabakov, Ilya, Shirin Neshat e Francesco Clemente. Due tapis roulant collegano le uscite di Toledo e Montecalvario mentre, per risalire in superficie, vi è la scala mobile più lunga d’Europa, di circa 60 metri per un dislivello di 31. Ma il punto forse è un altro, ed è quello sottolineato sin dall’origine da Bonito Oliva ovvero che più che per le reali esigenze di trasporto dei cittadini, questa metropolitana è stata concepita sin dall’inizio per creare arte. La frequenza della corse, insufficiente se la si paragona a quella delle grandi città italiane ed europee, è eloquente. Verrebbe da dire allora che comunque possedere una delle metropolitane più belle d’Europa giova al turismo e quindi all’economia e che dunque, in ogni caso, sono soldi ben spesi. Certo, ma tra un po’ questo immenso museo sotterraneo avrà bisogno di manutenzione e poi di restauri, si troveranno i soldi per far fronte a questi interventi? E qualora vi fossero, come saranno giustificati dinanzi ad un’intera città d’arte che, a causa dell’endemica carenza di risorse, sta cadendo a pezzi?

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di Arianna Piccolo
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