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Il cinema indiano protagonista del Festival francese

Sulla Croisette di Cannes i “colori” e le danze di Bollywood


Sulla Croisette di Cannes i “colori” e le danze di Bollywood
23/04/2011, 09:04

I “colori” di Bollywood sbarcano sulla Croisette: l’importante Festival di Cannes (11-22 maggio) rende omaggio al grande cinema indiano d'autore. Per celebrare le danze e i suoi colori sarà proiettato Fuori Concorso il film The greatest love story ever told, prodotto dal regista Shekhar Kapur appositamente per la 64ma edizione della kermesse. Il progetto, hanno comunicato gli organizzatori del festival  è nato  da un'idea del regista diventato celebre nel 1998 con Elisabeth (con Cate Blanchett nel ruolo della regina d'Inghilterra), prima parte di una trilogia giunta poi al secondo capitolo nel 2007, con Elizabeth: The Golden Age. Kapur, tra i membri di giuria dello scorso Cannes, ha poi avuto l'idea di realizzare un film che riunisca tutti i più bei momenti della storia dei musical indiani. L'idea, lanciata durante una discussione con gli organizzatori, è ora realtà. Il film è una sorta di remix di 81 minuti dei momenti più significativi della storia di Bollywood. A dare una mano a Kapur, altri due registi, l'indiano Rakeysh Omprakash Mehra e l'americano Jeff Zimbalist. Col termine Bollywood, fusione di Bombay e Hollywood, si intende il cinema popolare in lingua hindi e occasionalmente in lingua urdu, con caratteristiche specifiche che lo differenziano sia dal cinema hindi d'autore che dalle altre cinematografie indiane (tamil, malayalam, telugu e bengali), altrettanto ricche di produzione annuale di film e di talenti nei più svariati campi della cinematografia. Il cinema arriva in India nel 1896 - anno al quale si fa risalire l'invenzione del cinematografo - si svolgono proiezioni di filmati che riprendono un treno in corsa e scene simili. Presto vennero ordinati proiettori e vari tipi di macchinari. Nel 1913 viene realizzato il film mitologico Raja Harishchandra di Dhundiraj Govind Phalke. Quello mitologico diventa il genere più popolare del cinema muto, anche se non mancano titoli di genere sociale come Gun Sundari del 1927; il sottofondo musicale era fornito da musicisti presenti nelle sale cinematografiche, la loro presenza suscitava nel pubblico la voglia di accompagnare in qualche modo il ritmo della musica. La diva più nota del cinema hindi in questo periodo è Devika Rani. Già allora si hanno le prime collaborazioni con registi europei, come quella tra Franz Osten, tedesco, e Niranjan Pal. Il primo film sonoro esce nel 1931, diretto da Ardeshir Irani: si intitola Alam Ara di cui sfortunatamente non sono pervenute copie. Intorno agli anni trenta cominciarono a nascere i primi studios cinematografici, i più importanti furono il New Theatres di Calcutta, Prabhat nella città di Pune e il Bombay Talkies. Due registi di rilievo di questo periodo, Debaki Bose e Pramathesh Chandra Barua lavorano nello studio New Theatres. Per quello che riguarda Bombay Talkies, ebbe una grande importanza per il cinema indiano, qui si formarono attori come Dilip Kumar e Raj Kapoor.Già verso la fine del decennio gli studios cedettero il posto a compagnie di produzione create dagli stessi registi, nascono RK Films di Raj Kapoor e Mehboob Productions del regista Mehboob Khan.l periodo che va dagli anni quaranta agli anni sessanta è indicato da critici e studiosi come l’epoca degli anni d’oro del cinema hindi. Questi sono gli anni delle personalità, dei divi e delle dive che ancora oggi costituiscono un modello per i giovani artisti. Per ciò che riguarda gli attori, tre nomi svettano sugli altri: Dev Anand spesso interprete di noir e polizieschi, Dilip Kumar col suo particolare stile tragico e dai toni sfumati e Raj Kapoor, noto anche come regista e produttore che è considerato una delle più importanti personalità di Bollywood; interprete delle istanze e delle problematiche di una società che subiva una importante transizione, con l’esodo verso le città di grandi masse di contadini. Ha raccontato le ansie e i sogni dell’India di Jawaharlal Nehru, ma anche la disillusione che ne seguì. I film di questo periodo hanno la capacità di tenere insieme il migliore senso melodrammatico del cinema hindi, di cui è esempio Guru Dutt oltre al già citato Raj Kapoor, e le problematiche sociali di un paese che stava affrontando grandi cambiamenti, raccontati magistralmente dal regista Bimal Roy.Al tempo stesso era questo il periodo che ha conosciuto alcune delle più belle voci dell’India come Mohamed Rafi e Lata Mangeshkar; musicisti di livello come Rahul Dev Burman e Naushad, scomparso recentemente.Erano gli anni delle grandi dive (non di rado provenienti da famiglie musulmane), che hanno rappresentato modelli di eleganza, bellezza e anche modernità: Nargis, Waheeda Rehman, Vijayantimala, Nutan, Meena Kumari e molte altre.Erano simbolo di donne intraprendenti, coraggiose e, a volte tragiche eroine romantiche; comunque icone con cui il pubblico trovava una grande identificazione. Questa effervescenza di temi e talenti continua negli anni sessanta dove però si assiste a un graduale distanziamento dalle esigenze del post indipendenza, il pubblico è maggiormente attratto verso film in cui prevale un tono più leggero e allegro, dove rimane l’atmosfera romantica unita a un tratto un po’ anticonvenzionale, di cui fu maggiore interprete Shammi Kapoor. I suoi film erano freschi e spensierati, con trame avventurose e arricchiti da canzoni molto attraenti. Shammi Kapoor con la sua aria un po' da guascone e un po' da cantante di rock and roll, incarnò alla perfezione lo spirito di quegli anni. Nei suoi film era spesso affiancato dall'attrice Sharmila Tagore, con cui realizzò vari successi. Sharmila Tagore lavorò con un altro divo di quegli anni, Rajesh Khanna. Quest'ultimo per circa dodici anni scatenò una vera e propria isteria di massa, specialmente nel pubblico femminile. Era la quintessenza dell’eroe romantico, uno dei film che meglio esprime questo suo ruolo è Amar Prem (amore eterno). L'era si chiude con un lento declino del puro romanticismo e, presto Rajesh Khanna dovette cedere il posto a quella che diventerà l'icona del cinema hindi.

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di Rosario Scavetta
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