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Teatro Elicantropo di Napoli: 71 rose di rame di Riccardo De Luca


Teatro Elicantropo di Napoli: 71 rose di rame di Riccardo De Luca
14/02/2011, 13:02

Da giovedì 17 febbraio 2011 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 20), al teatro Elicantropo si Napoli, l’autore e regista napoletano Riccardo De Luca porterà in scena 71 rose di rame, originale e profonda riflessione su Fabrizio De André, in occasione di un importante appuntamento: il 18 Febbraio sarebbe stato il 71º compleanno del Faber.

L’allestimento è frutto di lunghe ed elaborate ricerche su tutto ciò che del cantautore è stato pubblicato: interviste, dichiarazioni, appunti di vita quotidiana ancora affidati a vecchi quaderni, resoconti di conversazioni con la gente per le strade, a Genova e altrove.

In uno spettacolo multidisciplinare che è teatro ma anche danza, che è musica di De André, ma anche musica dal vivo, De Luca e la sua compagnia di teatro Experimenta, arricchita della presenza di un volto noto della televisione italiana, Luisa Amatucci, sceglie di dar vita alle canzoni, ai personaggi e, soprattutto, agli scritti del Faber.

In scena, oltre alla Amatucci, ci saranno Salvatore Veneruso, Amalia Abbisogno, Elisabetta De Luca, Gennaro Maresca, Alfonso Salzano, Maria Sperandeo, Augusto Petrellese, Michele Romano, Annalisa Renzulli. Il disegno luci è a cura di Gianni Netti, le scene e i costumi di Riccardo De Luca.

Partendo dalle parole poetiche di De André su Amore, Sesso, Politica, Religione, Economia e sull’Utopia, De Luca le traspone in veste drammaturgica, immaginando una brigata internazionale di artisti. Tutti anarchici utopisti che, in una virtuale marcia rivoluzionaria dell’anima, si batteranno sui diversi fronti sanguinosi dell’esistenza. S’intrecceranno le vite dei tanti personaggi delle canzoni di De André: da Piero a Prinçesa; dalla Maria della Buona Novella agli zingari “Khorakhané”, cui De Luca paragona gli artisti stessi e a cui, in ultimo, riconosce la capacità di praticare l’Utopia.

“71 rose per i 71 anni di Fabrizio De André – spiega De Luca - di rame perché non appassiscono, perché il rame è il metallo degli zingari, perché di rame e vivente è il mostro a tre teste, che affascina e che il Faber cavalcava nelle sue canzoni. Storie d’amore sì, ma nel loro significato più profondo, storie che raccontano il complesso e passionale rapporto tra l’uomo e la sua utopia”.

Storie di personaggi che, vivendo inconsapevolmente l’utopia, in una società che non è esattamente di liberi e di uguali, finiscono col ritrovarsi emarginati, apparentemente perdenti, “amici fragili”. In questa società di spettacolare sopraffazione, che De André chiamava “Via della povertà”, in cui regna la povertà d’animo, l’Amico Fragile, se non è emarginato, si autoemargina, e non lo fa per essere superiore e neanche per scelta, ma perché gli viene naturale, come agli zingari, agli ebrei, agli anarchici, agli ultimi della terra.

Sono loro, saranno loro, i “vincenti”, le “anime salve”, che tra “il vomito dei respinti” e in “direzione ostinata e contraria”, muoveranno la Storia.

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di Redazione
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