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Teatro Galleria Toledo di Napoli: debutto in prima assoluta per "La voragine" di Enrico Bernard


Teatro Galleria Toledo di Napoli: debutto in prima assoluta per 'La voragine' di Enrico Bernard
28/11/2009, 11:11


NAPOLI - E’ programmato per martedì 1 dicembre 2009 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 6) al Teatro Galleria Toledo di Napoli, il debutto, in prima assoluta, de La voragine di Enrico Bernard, per la regia di Francesco Branchetti. Presentato da Dynamic Production di Roma, l’allestimento si avvale dell’interpretazione, di Riccardo Leonelli, Paolo Ricci e della voce fuori scena di Sergio Fiorentini. Un guizzo geniale, ribelle, ironico. Queste poche parole racchiudono l'essenza di quest'opera, così acuta e tagliente, che non necessita di una storia dalla struttura complessa. E’ sufficiente solo uno spiraglio profondo verso le radici della nostra società, che si manifesta, con ironia, attraverso i due personaggi: Ori e il Capo. Nel loro cantiere è rappresentata una delle critiche meglio mirate dei nostri giorni, con un gusto costante per la comicità che può scaturire dall'assurdità del nostro quotidiano. Il linguaggio dei due personaggi è diretto, estremamente pratico, così pregno di realtà da capovolgere la visione dell'assurdo, termine che, a teatro, richiama subito l'eco di Beckett, Ionesco, Adamov. In scena si vive una situazione quasi reale, palpabile, pur nascendo da un elemento surreale, la voragine: Tutto questo catapulta, grazie all'ironia, la visione dell'assurdo fuori della scena, nella nostra vita di tutti i giorni. E' la nostra realtà a essere assurda e l'azione teatrale ce la pone, semplicemente, dinanzi. “La ricerca di un teatro "snaturalista" – spiega il regista - porta questa volta Enrico Bernard ad un elemento cardine dei nostri tempi: la voragine. Questo "nulla" che è scavato giorno dopo giorno inghiottendo fatiche, sforzi, vite intere senza però portare a niente. E' la maschera della falsa azione, l'illusione del fare che non ha uno scopo propositivo, costruttivo”. Ori scava una buca, questo gli è stato chiesto e questo si opera a fare. Per lui è solo un modo per stare dentro l'ingranaggio, per avere un lavoro, fare qualcosa e ricevere uno stipendio. E la stessa cosa si scopre essere per il capo che gli ordina. Un ingranaggio complesso, che si muove, che scava questa voragine sempre più profonda, che non può e non vuole fermarsi, ma che non sa dove sta andando. E' un buco che ci inghiotte tutti quanti, ci trascina in regole che impariamo a conoscere, a vivere, ma che forse non hanno una vera ragione di essere, se non per la voragine stessa. Questa volta, in scena, accade qualcosa. La voragine sembra avere un fondo, un punto oltre il quale non si può andare avanti e Ori con la sua pala l'ha raggiunto. Tutto si ferma, il cantiere, la realtà, il tempo. Si scompongono le relazioni, si accavallano le posizioni. L'unico modo per capire cosa sta accadendo è entrare nella voragine, scrutarne la sua natura misteriosa e sconosciuta nonostante sia vissuta quotidianamente. E' qui che l'opera ci porta, dentro la voragine, per cercare di capirla insieme alla simpatia di Ori e del suo Capo. Le scene sono a cura di Gianluca Amodio, i costumi di Alessia Sambrini, le musiche di Piero Cangialosi.

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di Redazione
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