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La finzione e l'egoismo in una famiglia priva di valori

Torre del Greco - "La famiglia finta" di Pino Brancaccio


Torre del Greco - 'La famiglia finta' di Pino Brancaccio
19/01/2011, 11:01

La famiglia è seriamente in crisi! I fatti di cronaca testimoniano molto spesso, ormai, l’efferatezza di gesti estremi dettati da una esasperazione di fondo, dall’insoddisfazione economica, dalla frustrazione di lavori precari, da uno stile di vita frenetico e vacuo. Quello che era considerato il luogo sicuro dove rifugiarsi per sentirsi protetti dalla società esterna, diventa spesso la sede di un diffuso malessere che si accompagna a frequenti malumori, disagi, silenzi e inquietudini che turbano la mente e lo spirito.
L’argomento in questione può essere discusso da molti punti di vista e Pino Brancaccio, eclettico attore e regista di Castellammare di Stabia, ha colto, all’interno di un ipotetico ma attendibile nucleo familiare privo di valori e di principi etici, le spiacevoli conseguenze di chi usa la finzione per vivere. Il volume, edito da Albatros, è stato presentato lo scorso 15 gennaio al Teatro Sant’Anna in Torre del Greco.
Il romanzo è stato raccontato in parte da Decio delle Chiaie che, con diverse canzoni, ha fatto da colonna sonora alla presentazione e in parte da attori e attrici che hanno recitato alcuni dialoghi tratti da “La famiglia finta”.
Il romanzo è stato presentato dal critico letterario Francesco Saverio Torrese che ha individuato nel lavoro letterario dell’autore un linguaggio fluido e conferente ai personaggi che lo usano. “Un richiamo evocativo – afferma Torrese – ai lavori di Anna Maria Ortese e di Enzo Striano. Credo che la storia per la densità dei sentimenti che racconta, sia davvero molto vicina a quella narrata dalla letteratura russa tra l’800 e il ‘900”.
E’ la storia di Peppino e Marietta, due giovani figli del proletariato rurale della fine dell’800, che vivono nel paesino di Mezzafonte, un piccolo mondo dove la vita è scandita da regole non scritte che però regnano sovrane tra gli abitanti. I coniugi daranno vita ad una grande famiglia nella quale si perpetuerà il loro assoluto credo di finzione e di egoismo, teso ad ottenere uno status sociale ed economico di rilievo. Il dogma imperante nella famiglia protagonista del racconto è “chi finge vince”.
Infine, una sorta di funzione catartica, purificatrice, avverrà proprio per l’innesto di nuovo sangue nella famiglia e la sensazione, il sapore che rimarrà al lettore sarà di speranza e non di tristezza. Soltanto la tolleranza e la pazienza sembrano gli unici rimedi alla difficile convivenza familiare. La finzione provoca risultati devastanti e soltanto il destino può averla vinta sui mezzi degli uomini, prendendosi spesso gioco dei progetti dell’uomo.

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di Rossella Saluzzo
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