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30mila fiori freschi per ricordare l'Anno sacerdotale

Torre del Greco - L'Arazzo in fiore nella Chiesa del Buon Consiglio


Torre del Greco - L'Arazzo in fiore nella Chiesa del Buon Consiglio
27/04/2010, 15:04

E’ l’Arazzo in fiore l’opera che colpisce nella Sala D’Urzi del Santuario Maria Santissima del Buon Consiglio in Contrada Leopardi a Torre del Greco.
Il monumentale arazzo è stato progettato dal prof. Raffaele Panariello, noto maestro d’arte di Torre del Greco. L’originalità assoluta di quest’opera sta nel fatto che è stata realizzata interamente con fiori freschi interi. Di solito si allestiscono tappeti preparati con segatura colorati o con petali di fiori (le cosiddette infiorate, ndr).
Un’ulteriore sperimentazione, adottata per la terza edizione consecutiva, è data dall’esecuzione in verticale.
L’opera, costituita da 30mila fiori freschi, rappresenta l’immagine della Madonna del Buon Consiglio che campeggia al centro dell’arazzo, con alla sua sinistra il Beato Vincenzo Romano, primo parroco santo d’Italia , mentre a sinistra del quadro si scorge il volto di don Raffaele Scauda, fondatore dello stesso Santuario.
Vincenzo Romano e Raffaele Scauda appartengono, è vero, ad epoche diverse ma ambedue hanno diffuso la Buona Novella a Torre del Greco provvedendo non solo alla spiritualità dei loro concittadini, ma anche ai loro bisogni materiali. 
Vincenzo Romano nacque il 3 giugno 1751 a Torre del Greco. Dal 1796 al 1831 resse come Economo Curato prima e come Preposto dopo, la Parrocchia di Santa Croce in Torre del Greco, che comprendeva allora l’intera città, la più popolata del territorio di Napoli.
L’eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794, che distrusse quasi completamente la città e la chiesa parrocchiale, mise in luce la sua fibra apostolica. Si dedicò subito alla difficile opera di ricostruzione materiale e spirituale della città e della chiesa, che volle riedificare più grande e maestosa. Morì il 20 dicembre 1831 dopo una lunga malattia, lasciando ai suoi sacerdoti, come testamento spirituale, l’impegno a vivere la carità fraterna.
Il Papa Leone XIII, il 25 marzo 1895, dichiarava eroiche le virtù di Vincenzo Romano. Successivamente, Papa Paolo VI, il 17 novembre 1963, lo proclamava Beato, facendo assurgere la sua figura quale modello di apostolato. Dal 1970 è aperto il Processo di Canonizzazione e si è in attesa di un miracolo da parte del Signore per intercessione di Vincenzo Romano. Il suo corpo riposa nella Basilica Pontificia di Santa Croce, dove, l’11 novembre 1990, si è recato a venerarlo Giovanni Paolo II, durante la Sua visita pastorale alla Chiesa di Napoli.
Don Raffaele Scauda nacque nel 1872, quarantuno anni dopo la morte di don Vincenzo Romano. L’amore della gente della Contrada Leopardi, che doveva a lui vita e sviluppo, fu chiara nel giorno dei suoi funerali il 4 giugno 1961.
Commoventi le immagini che ritraggono i volti degli abitanti della Contrada piangenti intorno alla Salma.
A Don Raffaele Scauda si deve la costruzione, sulla via Regia delle Calabrie, l’odierna via Nazionale, con l’aiuto degli abitanti della zona, di una chiesetta che dedicò alla Madonna del Buon Consiglio di cui ne possedeva un quadro. La chiesa fu inaugurata nel 1906 e divenne centro di vita e di fede per quella zona in via di sviluppo.
Oggi la Contrada Leopardi non ha più l’aspetto rurale di un tempo.
Alle serre, che ancora danno lavoro a molti braccianti, si sono affiancati negozi, servizi, facendo diventare la Contrada un centro ad alta densità abitativa e di traffico veicolare.
 

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di Rossella Saluzzo
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