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Serata di spessore culturale organizzata da Angelo Ciaravolo

Torre del Greco - Presentato l'ultimo libro di Giampiero Mughini "In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il caso Svevo"


Torre del Greco - Presentato l'ultimo libro di Giampiero Mughini 'In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il caso Svevo'
02/11/2011, 12:11

In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il “caso Svevo” edito da Bompiani, è l’ultimo libro scritto da Giampiero Mughini e presentato, lo scorso 28 ottobre, nel salone del Circolo nautico di Torre del Greco, dal giornalista Angelo Ciaravolo e dal critico letterario Francesco Saverio Torrese.

Lo scrittore siciliano ripercorre, nel suo volume, la vita dello scrittore triestino Italo Svevo, al secolo Hector Schmitz, scomparso a Motta di Livenza il 13 settembre 1928.

Uno scrittore del profondo Sud dimostra di essere un attento conoscitore delle questioni che riguardano una città del Nord e delle sue particolarità. Dalla terra di Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Verga, Giampiero Mughini, in un ipotetico viaggio letterario, approda sulle coste friulane dove vissero Umberto Saba, Scipio Slataper, Silvio Enea Benco, Carlo e Giani Stuparich. Il più audace opinionista italiano riapre la dolorosa questione istriana, il fascismo e le leggi razziali, l’irredentismo e dedica alle foibe alcune indelebili pagine di commossa e indignata memoria

Protagonista del romanzo è Italo Svevo, autore, tra l’altro, di “Senilità” e del più celebre “La coscienza di Zeno”. Svevo visse nell’indifferenza dell’editoria che non comprese i nuovi canoni della scrittura e la descrizione di un nuovo tipo di uomo. “La coscienza di Zeno”, trovò un’Italia ancora impreparata ad accogliere un testo che, nella struttura, si mostrava molto diverso dai canoni della tradizione letteraria italiana. Fu la prima opera di stampo psicoanalitico, pubblicata nel 1923, all’indomani del dopoguerra e  Svevo, dimostrò subito che era uno scrittore aperto ad una cultura che oltrepassava i confini del nostro Paese.

L’uomo di Svevo è l’antesignano dell’uomo moderno. La giovinezza di Zeno, ad esempio, è contrassegnata dall’incostanza e dall’arrendevolezza. Zeno Cosini non riesce a conseguire alcun risultato in grado di dargli una precisa collocazione all’interno della società. L’inetto protagonista fa riflettere sulle frustrazioni dell’uomo moderno, insicuro e creatore di mostri distruttivi. Il romanzo di Svevo lascia spazio, però, ad una sana rinascita del mondo. La vita di tutti i giorni crea i sintomi di una malattia incurabile e pertanto si rende indispensabile un’opera di stampo psicoanalitico, all’interno della cultura letteraria italiana del dopoguerra che lascia profonde tracce nel difficile e critico periodo storico che stiamo vivendo.

Mughini ripercorre le vicissitudini di Trieste, città dove si parla indifferentemente sloveno, il dialetto triestino, il tedesco, l’inglese, il francese, e dove si sono mescolati il sangue e le storie familiari di tutte le genti del centro d’Europa, l’incomprensione letteraria, il ritratto di una società intellettuale in fermento ma distratta dall’opera di Svevo.

La città di Torre del Greco ha vissuto una serata di grande spessore culturale grazie  alla presenza dello stesso Giampiero Mughini, indiscusso esponente della cultura italiana, caratterizzata dalla sobria e professionale conduzione giornalistica di Angelo Ciaravolo e dalla competenza del critico letterario Francesco Saverio Torrese.

 

 

Foto di Pasquale D’Orsi.

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di Rossella Saluzzo
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