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Il respiro dell'anima in un libro

Torre del Greco - "Tre vite in una" di Brigida Musella Pappalardo


Torre del Greco - 'Tre vite in una' di Brigida Musella Pappalardo
11/01/2011, 15:01

“Solo a noi, persone comuni è permesso di parlare di noi stessi: perché nessuno, mai, parlerà di noi”. Così scriveva Chateaubriand, una frase riportata nel libro di Brigida Musella Pappalardo “Tre vite in una”, Edizioni Duemme Torre del Greco. L’autrice racconta e si racconta. Si intrecciano le dimensioni fondamentali dell’esistenza: la famiglia, la scuola, la società. “Non tre compartimenti stagni – sottolinea Ermanno Corsi che ha curato la prefazione – ma le fasi di un unico percorso vissuto con grande senso degli affetti, dell’azione e del dovere. Una vita ricca di interessi.
La prima parte del libro è intitolata “Il respiro dell’anima”, l’autrice racconta la sua vita. Ricorda la prematura morte della madre Teresa Cavallo Musella, che morì all’età di 26 anni, due mesi dopo la sua nascita. I ricordi si fanno sempre più amari. Il piccolo Vincenzo, nome che significa “vincente della vita”, figlio di Brigida, muore all’età di tre anni. Poi, balena nella memoria la sua città natale Marano di Napoli, dove era solita raccogliere le ciliegie dell’Arecca. Ricorda Giuseppe Taglialatela, il capo delle guardie municipali di Marano e Olimpia, suoi genitori di latte. Nella mente si affollano gli amici e il ricordo nitido della città prima di essere cementificata, scarnificata della sua antica bellezza, privata del suo respiro campagnolo. Un capitolo è dedicato ad Enrico d’Assia. Brigida scrive una lettera che non invierà mai. Ricorda le visite a Villa Polissena dove il principe parlava di sua madre la Regina Elena. La sua era nobiltà d’animo, nata già prima di essere principessa del Montenegro, o Regina d’Italia e d’Albania e Imperatrice d’Etiopia. Papa Pio XI conferì alla Regina la più alta onorificenza vaticana: la Rosa d’oro della cristianità. Nei pensieri di Brigida c’è il ricordo degli inverni trascorsi intorno ad un braciere, traforato da decori arabeschi e di un solaio dove si rifugiava per leggere e scrivere. A quei tempi le bambine non dovevano andare a scuola, ma restare in casa per imparare ad essere buone mogli e buone madri. Brigida, però sognava di diventare insegnante. Ma il tempo per vivere la sua vita era ancora di là da venire. La bambina senza madre era spesso a casa della nonna paterna per lavare pentole di rame e di coccio. Le faccende le toglievano dalla faccia il vento fresco della spensieratezza e di una poesia. E poi ricorda con nostalgia le scene del casatiello. Il rito di impastare, sfornare, preparare diventa una scena rustica, bucolica, campagnola.
Nella seconda parte del volume intitolata “Visti da vicino”, affiorano immagini, amicizie cristallizzate nella memoria, come Clelia Modesti, la prima della classe dell’Istituto Maria Ausiliatrice, e Anna Vittoria Mazza, Miss Collegio dai lunghi capelli color dell’oro. E poi la pittura sotto vetro di Franca Trapani Brancaccio, un lavoro a ritroso che parte dalla fine. Si comincia dipingendo le pupille, poi il bianco degli occhi, la pelle delle figure e infine i vestiti. E le immagini sono quelle sacre così le piccole icone sono soffuse di grazia, dove il gesto del bambino si fa amore.  
Un altro capitolo è interamente dedicato ai Lions Club e alla fondazione dei Lionesss Club Torre del Greco, voluto dalla stessa Brigida Musella Pappalardo. Lo spirito di servizio, la solidarietà umana, il servizio alla cultura e all’arte, l’attenzione alle comunicazioni sociali erano e sono la guida di tutti soci. E’ quella che si chiama Cittadinanza attiva e umanitaria. E poi l’incontro con Elettra Marconi, figlia di Guglielmo, il celebre inventore della radio. Brigida racconta la vita di alcuni affetti a lei particolarmente cari. Una carrellata di nomi fra cui si annoverano: l’amico di sempre il giornalista e scrittore Ermanno Corsi e poi Ciro Cirillo, definito come il volto umano del potere, Antonio Spinosa, filosofo, storico e autore di memorabili libri, Riccardo Pazzaglia, una genialità a tutto campo, Gabriele Benincasa, l’editore con Napoli nel cuore, e infine Ciro Adrian Ciavolino e il colore della sua scrittura.
Testimonianze che sono un patrimonio che cerca di resistere al tempo. I ricordi affollano, restano vivi finché ce n’è memoria.

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di Rossella Saluzzo
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