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Napoli è ancora la città degli dei?

Torre del Greco. Al Teatro S. Anna, "La città degli dei" di Pino Brancaccio


Torre del Greco. Al Teatro S. Anna, 'La città degli dei' di Pino Brancaccio
08/04/2011, 07:04

Tra i miti e le leggende, Napoli è assurta, fin dalla notte dei tempi, a città più amata dagli dei greci e romani. Ingresso dell’Ade e paradiso in terra! Fortunati i suoi abitanti. Fortunati sì certamente, ma soltanto per il territorio di straordinaria bellezza. La Città, nel corso dei secoli, è stata teatro di alterne vicende, in molte delle quali ne ha subito oltraggio e disperazione. Oggi, ancor più, la si condanna perché colpevole del degrado in cui è precipitata. Ai napoletani, quindi, non resta altro che indossare la maschera dell’indifferenza, della rassegnazione e, ahimè,  della disobbedienza.

Voliamo, ora, con la fantasia in un vicolo di Napoli e troviamoci al cospetto di Giove, padre degli dei e signore supremo dell’Olimpo. Immaginiamo anche di essere testimoni di una acceso confronto tra Giove e la sua sposa e sorella, la dea Giunone. La mitologia racconta che  Giunone è, prima di ogni altra cosa, una donna vendicativa. La scena, davanti agli occhi della nostra fantasia, ben rappresenta un quadro  pittoresco dei quartieri popolari di Napoli.

Ecco, si apre il sipario. Le luci della ribalta s’illuminano e sul palcoscenico prende vita una storia che può essere un dramma o una commedia. Il teatro racconta la vita d’ogni giorno, le gioie, le ansie, le paure di ognuno di noi.

Pino Brancaccio, attore e regista, è l’autore della commedia “La città degli dei” che  il 1° aprile è stata rappresentata al Teatro Sant’Anna di Torre del Greco.

A Napoli, sono giunte, come affermate guest star, direttamente dell’Olimpo, Diana, la dea della caccia, Vesta, la vergine dea del focolare, Venere, la dea dell’amore e della bellezza e suo figlio Eros che armato di arco e frecce d’argento, seduce la figlia del Re Sebèto, il sovrano con il quale Giove ha sottoscritto un patto di permanenza. Una situazione imbarazzante, quindi che, solo grazie all’amore tra Eros e la giovane mortale avrà lieto fine. Intanto, inizia la tempesta! Le dee cominciano  ad accusare la fanciulla, rea  di aver circuito l’ambito Eros. Sua madre, la bella Venere, difende a spada tratta il figlio giovane e bello, al quale  tutto è concesso. Intanto, Giove litiga con Giunone e, per quieto vivere, recede dal patto con Re Sebèto, fuggendo da Napoli e tornando sull’Olimpo.

Scene di ordinaria vita familiare si susseguono sulle tavole del palcoscenico. Non vi è  differenza tra dei e mortali: il  pubblico, incantato, ride, applaude, si diverte e assorbe, così, una lezione di vita che l’abile commediografo, con sagacia e acume, trasmette con ironia e gioco. Il messaggio è chiaro: riappropriarsi dei valori etici.  

La vita sociale comporta il rispetto delle regole, sempre e comunque. La solidarietà femminile deve superare l’ostacolo della competizione. Le gelosie, tra quante hanno subito torti, vessazioni  e soprusi, devono cedere il posto alla comprensione e al sostegno reciproco. La guerra non risolve i problemi, anzi spesso li accentua. Soltanto Minerva, pervasa da un sentimento di solidarietà, spezza una lancia a favore della fanciulla, preoccupata per la sorte di un bambino che potrebbe crescere senza l’amore del padre. Gli dei, alla fine, si ravvedono decidendo di dare l’assenso alla celebrazione del matrimonio, ritornando felici nella bella Napoli, famosa per il suo sole. La famiglia trova la sua forza con il trionfo dell’amore che non conosce frontiere.

Il testo di Brancaccio pone un importante interrogativo: Napoli è ancora  la città degli dei? Se qualcuno dall’Olimpo scendesse a Napoli, è probabile che non si farebbe incantare né dal mare e né dal Vesuvio. La Campania felix, purtroppo, non è più tale. Dall’alto sembra che sia avvolta da una nuvola lorda di gas venefici esalati dai roghi di immondizia. I Napoletani, oggi, andrebbero volentieri sull’Olimpo a respirare un’aria pura e salubre. Ma questo è un discorso da fare in un’altra sede.

Pino Brancaccio ha mostrato tutta la sua pluriennale esperienza, assorbita dalla scuola della vita, di attento interprete del teatro. Brancaccio ha dato ampio spazio a tutti i suoi attori che, con bravura, hanno recitato, cantato e ballato. Uno spettacolo divertente e coinvolgente. La sensazione che si avverte, quando la commedia ha termine, è di avere necessità di rivederla ancora, affinché si possano cogliere quei dettagli che esposti con apparente spontaneità sottendono un approfondimento tale da imprimerli nella mente e nel cuore degli spettatori.

Bravo Pino Brancaccio e bravi tutti quelli che hanno lavorato a questo straordinario spettacolo: Crescenzo D’Amato, Andrea Di Ronza, Antonio Salvoni, Clara Salvoni, Erminia Sannino, Veronica Solvito, Veronica Cataletti, Ida Fiore, Carolina Cozzolino, Teresa Cirillo, Nunzio Abruzzese, Antonella Pirone, Giovanni Ilardi, Andreina De Gregorio, Nicola Cannolicchio, Giuseppe Balzano, Anna Perillo, Decio Delle Chiaie, Enzo Izzo, Rita Di Somma e Susy Mennella. Le luci sono state dirette da Liborio Preite e Rita Accardo, l’audio da Francesco Greco, i costumi sono stati curati da Susy Garofalo, le scene da Antonio Mennella, i bozzetti scenici da Giovanni Ilardi, l’aiuto regia è Veronica Cataletti, il direttore artistico è Liborio Preite e il presidente è Ciro Preite.

 La commedia, che ha riscosso un notevole successo, sarà rappresentata anche l’8 e il 30 aprile alle ore 20.30, il 10 aprile e il 1° maggio alle ore 19.00. Buon divertimento!

 

 

 

 

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di Rossella Saluzzo
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