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Torre del Greco: Convegno sul tema "La poesia dell'esistenza"


Torre del Greco: Convegno sul tema 'La poesia dell'esistenza'
25/10/2010, 11:10

Il 21 ottobre alle ore 19,00 presso l’albergo Casa Rossa 1888 a Torre del Greco è stato presentato il volume “Un’ombra lunga - Piccolo canzoniere per un figlio mai nato” - editore Kaleidos - di Giovanni D’Amiano. Una bella serata organizzata da Brigida Musella Pappalardo.
Sono intervenuti Gianfranco Sava, 1° vice governatore distretto 108 YA, Salvatore Bianco, vicario episcopale della diocesi di Nola ed esperto in teologia morale, Mariano Iaccarino, primario emerito di ginecologia e ostetricia, Ermanno Corsi giornalista, scrittore e moderatore.
Corsi ha ricordato, oltre al libro di Giovanni D’Amiano, il volume di Oriana Fallaci, pubblicato nel 1975, “Lettera ad un bambino mai nato” dall’incipit di straordinaria intensità: “Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Mi si è fermato il cuore”. Il giornalista torrese ha ricordato anche un altro volume, intitolato “Io ti ho scelto” di Rita Ruccione, 16enne siciliana che ha vinto il premio letterario Cimitile, rassegna letteraria di editi e inediti, che gode dell’alto patronato della Presidenza della Repubblica, promossa dalla fondazione omonima. Il libro pubblicato da Alfredo Guida Editore racconta di una studentessa di liceo che si ritrova incinta. Le convenzioni sociali e l’orgoglio della famiglia la costringono ad abortire. La ragazza di giorno vive accettando le convenzioni della società, di notte ha gli incubi e instaura un dialogo con il bambino che non è mai nato. Poi, si sposa e ha una gravidanza legittima. Nel romanzo la bambina che viene alla luce è la reincarnazione della bambina mai nata.
Il testo di Giovanni D’Amiano, invece, si può definire come una poesia in prosa o una prosa poetica, il lessico è asciutto ed essenziale nelle parti monologiche e dialogiche. C’è un confronto tra il dolore pagano – un padre che genera la vittima di cui lui stesso si fa carnefice - e il dolore cristiano, composto, dove il padre cerca il figlio nella processione degli angeli incompiuti e chiede perdono al Padre Celeste.
Tre testi incentrati sulla nascita, sul diritto alla vita, fonte di riflessioni sulle motivazioni che possono indurre all’aborto.
In particolare, il libro di Gianni D’Amiano fa pensare ad un tribunale della propria coscienza, implacabile, che non perdona, dove non ci sono assoluzioni, anzi si può pensare ad una sentenza di condanna, c’è un reo confesso, un padre che si rivela Erode e che si rivede come un lupo che mangia l’agnello. La pena che si infligge è tra le più pesanti.
Il sacerdote Bianco ha parlato dell’aborto che è riconosciuto dalla Sacra Scrittura come omicidio di un innocente. Il profeta Geremia, 800/900 anni prima di Cristo, nel primo libro, ed è Dio che parla, si legge: “Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu venissi alla luce ti avevo consacrato”. Nel “Didachè o Dottrina dei dodici apostoli”, uno scritto del 1° secolo d. C. nel secondo capitolo si ammonisce: “non farai morire il bambino con l’aborto”, così come con il giuramento di Ippocrate si legge: “Non mettere mano alla vita né all’inizio, né alla fine della vita”. Secondo la religione cristiana chi abortisce è soggetto di scomunica, come che consiglia, chi collabora ad un aborto. La scomunica è l’attestazione di un atto moralmente illecito. Però l’ammissione di colpa precede la misericordia di Dio. La fede è una risorsa straordinaria, quindi, dove le risposte attingono al grande patrimonio della Chiesa cattolica e cristiana.
La legge 22 maggio 1978, n. 194 norma per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza stabilisce nell’articolo 1 che “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite”. Nell’articolo 4 si chiarisce che “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la salute fisico o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia”.
Tra fede e scienza deve prevalere il buon senso e la consapevolezza di fare la scelta giusta che talvolta l’immaturità, la disinformazione o la paura infestano di dubbi la nostra coscienza.

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di Rossella Saluzzo
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