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Mostra fotografica all'U.C.A.I.

Torre del Greco. Giacomo Fiorentino "Nel microcosmo la Bellezza"


Torre del Greco. Giacomo Fiorentino 'Nel microcosmo la Bellezza'
28/02/2011, 12:02

Presso l’U.C.A.I. Unione Cattolica Artisti Italiani in via Salvator Noto, il maestro Giacomo Fiorentino ha esposto, dal 19 al 27 febbraio ventiquattro fotografie dai titoli più variegati.
Luci e colori, Immagine alfa, che ritrae una goccia di resina capovolta, Poesia d’autunno, cinque Variazioni cromatiche, A pelo d’acqua, Concetto cromatico e spaziale, Autunno, Testa di capra, che in realtà fotografa una lamiera arrugginita, Cromatismi, Legno n° 1 e 2, Crepuscolo torrese, Minaccia, riproduce l’interno del cratere, Neve sul cratere del Vesuvio, Melacotogna marcita, Foglie di Loto, Formica e bolle d’acqua, L’opera del tempo (altre lamiere), Historia (lamiera di un bidone corrosa dal tempo), Guerriero caduto. In ogni scatto si può leggere ciò che si vuole. Come disse il poeta e scrittore portoghese Fernando Pessoa “Ah, tutto è simbolo e analogia! Il vento che passa, la notte che rinfresca sono tutt’altro che la notte e il vento: ombre di vita e di pensiero. Tutto ciò che vediamo è qualcos’altro.”
Giacomo Fiorentino ha iniziato a fotografare paesaggi e oggetti con una Comet Terza Ferrigna ed ora, per la prima volta, usa una fotocamera digitale Nikon D80 con obiettivi macro. Note sono le sue fotografie a Scanno nel Cilento o a Roscigno vecchio definita la Pompei del Novecento.
La presentazione della mostra fotografica è stata curata da Francesco Ascione, un docente di Torre del Greco, che ha colto in pieno il messaggio di tali opere. “Ha immortalato momenti emblematici di trascurate presenze naturali, ricche di suggestive combinazioni cromatiche foriere di fantasiose visioni – scrive Ascione – tutta la magia dell’invenzione creativa, che fa volutamente a meno delle convenzioni spaziali e temporali, viene adoperata con spregiudicatezza e libertà, per proporre focalizzazioni più nobili e lussureggianti. Ed ecco che una goccia cristallizzata di resina sorpresa nelle rughe di una corteccia di susino, nel suo ingrandimento regala una forma di austero uccello più fortunato dei suoi simili reali, elogiati dal Leopardi perché cantano e volano, invece lui, ectoplasma di una fertile immaginazione, si fregia di un meraviglioso mantello di colori pirotecnici, talmente vario e pregiato da fare impallidirei i sontuosi arabeschi dei palazzi, delle moschee, delle stoffe e dei gioielli dell’impero Songhai e delle figure dei rotoli verticali del XVII secolo e delle silografie policrome giapponesi del XIX secolo. Conclude Ascione sottolineando lo scopo di Fiorentino travalica l’interesse meramente estetico e formale, per addentrarsi come uno speleologo nelle profondità della Natura e dell’animo umano con immagini, che nella loro apparente innocenza, nascondono i misteri e le tribolazioni dell’esistenza. Il rametto di loto che, continua a scrivere Ascione,  irrorato da brillii e scintillii di un sole autunnale, sta per lasciare al vento le ultime foglie ingiallite; la formichina che nuota disperatamente per non affogare nei marosi del pantano in cui è caduta per disgrazia; le nuvole gonfie di pioggia che proiettano un’aria cupa sul sentiero lavico; sono metafore calcolate dei passaggi significativi dello scorrere ineluttabile del tempo, della lotta dell’uomo contro il destino avverso, la noia, la solitudine, il frastuono e la frenesia di una fraintesa società tecnologica, che invocano un sicuro rifugio nella confortevole caverna dell’Arte”.

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di Rossella Saluzzo
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