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Una visita al museo

Torre del Greco: Il Museo del corallo e la Scuola delle giovani promesse


Torre del Greco: Il Museo del corallo e la Scuola delle giovani promesse
15/05/2010, 19:05

La storia di Torre del Greco è talmente intrecciata con quella del corallo tanto da costituire un binomio inscindibile.
Già Publio Ovidio Nasone nella Metamorfosi, in riferimento al corallo rosso, ne raccontava la nascita leggendaria, riconducibile al sangue di Medusa.
Perseo, figlio di Zeus, la decapitò e il suo sangue, al contatto con la schiuma delle onde del mare, pietrificò alcune alghe che divennero rosse.
Nella Città sita alle pendici del Vesuvio, il corallo, oltre ad essere usato ancora come un portafortuna, è stato ed è sapientemente lavorato ed esportato nel mondo.
Il 22 dicembre 1789 fu promulgato da Ferdinando IV di Borbone il Codice corallino – preparato dal giurista napoletano Michele Jorio – con lo scopo di regolamentare la pesca del corallo. I marinai torresi, al pari dei genovesi, dei livornesi e dei trapanesi, con tenacia hanno raggiunto risultati di eccezionale valore.
Nel 1790 fu costituita nella Città la Reale Compagnia del Corallo, con l’idea di lavorare e vendere il corallo pescato.
Nel 1805 fu fondata la prima fabbrica per la lavorazione del corallo a Torre del Greco dal francese, dalle origini genovesi, Paolo Bartolomeo Martin, iniziò così il periodo d’oro per la lavorazione dell’oro rosso. Ancora oggi, Torre del Greco resta il più importante centro al mondo per la lavorazione del corallo, con oltre 2000 addetti del settore.
La tradizione collega il corallo a riti scaramantici. Nella storia era considerato un antichissimo amuleto di valore apotropaico per i neonati. Secondo la tradizione pagana i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lasciato per invidia. Altro è il significato che danno i cristiani. Il colore rosso ricorda il sangue di Cristo. E’ proprio per questo che molti oggetti religiosi sono decorati con il corallo rosso già a partire dal Medioevo, dove il l’oro rosso veniva utilizzato per decorare i reliquiari della Croce. In questo modo è assurto a simbolo della doppia natura di Cristo, umana e divina.
Molti sono i dipinti che risalgono all’epoca rinascimentale nei quali è raffigurato un oggetto in corallo: la Madonna del solletico di Masaccio, la Madonna di Senigallia e la Pala di Brera di Piero della Francesca.
Se si vuole indagare sul significato etimologico del termine, la lingua greca può aiutarci. Koraillon significa scheletro duro, ma c’è anche un’altra parola sempre greca kura-halos che significa forma umana. Corallo potrebbe anche derivare dalla parola ebraica goral, nome usato per le pietre utilizzate per gli oracoli in Palestina, Asia Minore e Mediterraneo.
Il corallo, che oggi troviamo nelle vetrine di Torre del Greco, è opera dell’ingegno di giovani allievi dell’Istituto d’Arte e di maestri che, con estro, hanno reso la lavorazione del corallo un vanto per l’intera Nazione.
Nell’Istituto d’Arte di piazza Luigi Palomba i corsi prevedono non solo l’arte della lavorazione e del restauro del corallo, ma anche l’arte di rendere i metalli, in generale, e l’oro in straordinari gioielli da esporre nei musei, nelle vetrine e esportarli nei cinque continenti. 
Il Museo del corallo di Torre del Greco riporta sulla facciata esterna un’incisione dedicata alla Principessa Maria di Piemonte, terza Regina d’Italia, che aveva una spiccata vivacità intellettuale e una grande passione per le arti e per la musica.
Francesco Noto, Vice Preside dell’Istituto Statale d’Arte Francesco Degni, docente di progettazione della sezione oreficeria, mi riceve nel corridoio dell’Istituto indicandomi le opere esposte e le attività che la Scuola offre ai suoi allievi. 
Fondato nel 1878, l’Istituto Statale d’Arte di Torre del Greco è tra i più antichi d’Italia. Nel 1933, poi, grazie all’interessamento dei pescatori, delle botteghe artigiane e del Banco di Napoli, viene fondato il Museo del Corallo, annesso alla scuola, meta costante di turisti e scolaresche. Negli anni ha destato l’interesse dalla fondazione Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) e dei media nazionali.
Nel museo si possono visitare oggetti lavorati da docenti e da discenti, oltre che enormi carapaci di tartarughe e zanne di avorio. La lavorazione comprende oggetti di uso comune come specchi e forcine in tartaruga abilmente traforate, centrotavoli in avorio, corallo e madreperla, statue di cavalieri e dei Re Magi.
La Scuola d’Arte e l’annesso Museo sono una realtà di straordinario valore culturale per Torre del Greco. La Città deve prendere coscienza di tanto, valorizzando costantemente questa realtà che è memento sostanziale della propria storia.

Nella foto un'opera custodita nel Museo.
 
 

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di Rossella Saluzzo
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