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Il Sud ha le energie per ricostruirsi un nuovo destino

Torre del Greco. Il "Terronismo" di Marco Demarco


Torre del Greco. Il 'Terronismo' di Marco Demarco
19/05/2011, 10:05

“Terronismo– Perché l’orgoglio (sudista) e il pregiudizio (nordista) stanno spaccando l’Italia in due” – Rizzoli editore - è l’ultimo libro di Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, presentato il 16 maggio al Circolo nautico, nell’ambito delle iniziative programmate dall’Università Popolare Vesuviana per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia con il patrocinio morale del Comune di Torre del Greco - Assessorato alla Cultura. L’incontro è stato presentato dal presidente dell’Università Popolare Vesuviana e già sindaco di Torre del Greco Antonio Cutolo e moderato dall’ex dirigente scolastico Gennaro Di Cristo.

Cosa significa “Terronismo”?

In quarta di copertina del libro si legge la definizione del termine in un immaginario vocabolario futuristico.

Terronismo 1. “Modo in cui il Nord guarda il Sud e lo giudica”. 2. “Esasperato orgoglio dei terroni stessi, interpretato per es. da Don Fabrizio ne Il Gattopardo quando, alludendo alle camicie rosse di Garibaldi, sentenzia: Vengono per insegnarci le buone creanze, ma non lo potranno fare, perché noi siamo déi. N. B. Il termine, utilizzabile sull’intero territorio nazionale, è attribuibile sia alla vittima, il terrone, sia al carnefice, che così chiama i meridionali”.

Il volume di Demarco ha aperto nuovi spunti di riflessione e ha acceso un interessante dibattito sugli stereotipi che si tramandano da tempo.

Demarco, più volte ha sottolineato un concetto che va ben oltre il fatalismo del meridionale e afferma: “Dobbiamo lavorare sulla secessione dal nostro destino. La storia non è già scritta, non vi è un determinismo che esclude la nostra libertà di riscrivere il nostro destino. E’ vero, siamo noi e le nostre circostanze, ma alle circostanze c’è l’Io, la mia libertà per riscrivere la storia”.

Demarco ha posto, nel corso della serata, un’altra riflessione sui flussi migratori che, da tempo, sono orientati dal Sud al Nord. “I giovani che vanno via dal Sud sono stanchi di un sistema che non ha una solida classe dirigente, dove il mercato è condizionato dal potere criminale, l’università è fanalino di coda rispetto agli atenei delle altre nazioni, i partiti sono familistici. Questi giovani cercano un mercato libero, un’organizzazione del Sud, una progettualità a lungo termine. Spesso si ritrovano soli, senza punti di riferimento, in una condizione che favorisce il profondo deserto culturale e morale della politica. La migrazione non è un depauperamento – sottolinea Demarco – ma è la prova che il Sud è vivo. I giovani sono i protagonisti di una rivoluzione silenziosa e imponente allo stesso tempo. E’ una grande rivoluzione perché loro non sopportano più un Sud clientelare, assistito e raccomandato. La retorica afferma che gli eroi sono quelli che restano e che combattono in loco, ma chi resta e accetta lo status quo si può paragonare ai personaggi de Gli indifferenti di Moravia dove accettano e subiscono le regole del gioco. Oggi circa 500 mila giovani sono spariti dal mercato del lavoro perché sono nelle anticamere dei politici o perchè stanno aspettando una raccomandazione. Ecco, questi sono gli indifferenti. I giovani che vanno via, invece, ci danno una voglia di riscatto e di orgoglio”.

Napoli è risorta centinaia di volte. E’ viva, vitale. Senza alibi e con un grande senso della responsabilità riusciremo a farcela di nuovo. Alle parole, però, bisogna far seguire i fatti.

 

 

 

Nella foto: Antonio Cutolo, Marco Demarco e Gennaro Di Cristo.

 

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di Rossella Saluzzo
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