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Il mistero della Sindone di Torino

Torre del Greco. Intervista a Emanuela Marinelli, sindonologa.


Torre del Greco. Intervista a Emanuela Marinelli, sindonologa.
23/03/2011, 20:03

 
In un interessante convegno sulla Sindone di Torino, presentato presso l’I.T.C.G. Eugenio Pantaleo, ho intervistato Emanuela Marinelli, Sindonologa del Collegamento pro Sindone.
 
Che cosa possiamo affermare che sia la Sindone?
È un telo di lino rettangolare, grande oltre quattro metri per un metro, su cui è visibile una doppia figura umana, frontale e dorsale. La Sindone (dal greco “sindon”, lenzuolo) è conservata a Torino da oltre quattro secoli.
 
Quale è stato il percorso professionale che l'ha portata a studiare la Sindone?
Sono laureata in Scienze Naturali, dunque fra le materie che ho studiato c’è anche la Botanica. Bene, sulla Sindone sono state trovate considerevoli tracce di pollini di piante che non crescono in Europa bensì in Palestina. Questo dato, interessante per l’origine del lenzuolo, mi ha spinto ad approfondire l’argomento.
 
C’è un rapporto tra la Sindone e la fede, in particolare con la religione cristiana?
Certamente, perché un’antica tradizione attribuisce questo lenzuolo alla sepoltura di Gesù. La Sindone ha avvolto il cadavere di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trafitto da una lancia al costato. Gli studi compiuti sul telo confermano questa tradizione.
 
Lei si sente maggiormente una scienziata oppure una credente?
Non c’è contraddizione fra le due cose, tanti scienziati sono credenti. Nel mio caso non posso essere definita una scienziata, perché nella mia vita professionale non ho mai fatto ricerca attiva ma solo divulgazione. Comunque la mia formazione scientifica mi porta ad avere un approccio concreto verso la realtà. Bisogna precisare che la mia posizione di credente non mi ha influenzato in merito all’autenticità della Sindone. Sono stati gli studi condotti su di essa ad avermi convinto che è proprio il lenzuolo funebre di Gesù Cristo.
 
Come è stata studiata la Sindone?
È stata esaminata la stoffa, sono state analizzate le polveri e le macchie presenti, è stato ricostruito l’itinerario storico del reperto.
 
Cosa dice la scienza?
La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l'assenza di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese del primo secolo.
 
Ci sono altri indizi favorevoli all’autenticità?
Altri indizi importanti di autenticità sono la grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del I sec. d. C. rinvenute a Masada, un’altura vicina al Mar Morto.
 
È stata datata con il metodo del C 14?
Nel 1988 fu tentata la datazione del lenzuolo con il metodo del carbonio 14. Il risultato collocava l’origine della Sindone nel medioevo, ma studi successivi hanno dimostrato che quella prova è stata falsata da inquinamenti e rammendi presenti nella Sindone.
 
C’è sangue sulla Sindone?
Nella Sindone fu avvolto il cadavere di un uomo con il sangue già rappreso, ma l’olio profumato di cui era imbevuto il lenzuolo ammorbidì parzialmente i coaguli. Dall’aspetto delle macchie di sangue, prodotte da un ridiscioglimento parziale delle croste, si è capito che il corpo fu a contatto della Sindone solo per circa 36 ore: proprio il tempo descritto dai Vangeli per la sepoltura di Gesù, che fu messo nel sepolcro il venerdì al tramonto. Dopo 36 ore, all’alba del giorno dopo il sabato, la Sindone fu ritrovata vuota. E le tracce di sangue che si osservano sulla Sindone non hanno segni di movimento, nessuna sbavatura ai bordi. Il contatto fra corpo e lenzuolo è finito senza spostamento della stoffa.
 
Come si è formata l’immagine umana?
L’immagine umana non è formata da pigmenti o altre sostanze applicate sulla stoffa. Non è dovuta a sostanze liquide. È un ingiallimento estremamente superficiale dei fili stessi, che sono ossidati e disidratati. Un fenomeno identico a quello che la luce provoca su un vecchio giornale abbandonato al sole. Qui però non si tratta di un ingiallimento diffuso, ma localizzato dov’era il corpo in modo da formare il suo negativo; con un chiaroscuro che permette di ricostruire al computer la forma tridimensionale del corpo stesso, senza le deformazioni che sarebbero normali partendo da un’immagine piatta come quella che si osserva sul lenzuolo.
 
Quando può essersi formata l’immagine?
L’immagine si è formata dopo che il sangue era passato dal corpo alla stoffa; dunque dopo le 36 ore di contatto. Infatti sotto le macchie di sangue non esiste immagine del corpo. Perciò è certo che l’immagine è stata provocata dal cadavere. Qualsiasi manipolazione successiva del lenzuolo avrebbe avuto l’effetto di danneggiare le macchie di sangue, che sono centinaia e centinaia.
 
Dunque si può escludere l’opera di un falsario medievale?
Certamente. L’immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa, come già detto, è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato dell’uso di pigmenti acidi, che avrebbero alterato la stoffa per uno spessore maggiore e avrebbero interferito col sangue. Non è nemmeno il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute bruciano in profondità la tela e hanno diversa fluorescenza.
 
Nemmeno Leonardo da Vinci avrebbe potuto realizzarla?
Lasciamo stare l'ipotesi fantasiosa di Leonardo, che si scontra con l'evidenza storica: la reliquia che è oggi a Torino è la stessa che nel 1353 si trovava a Lirey, in Francia, nelle mani di un cavaliere crociato, Geoffroy de Charny. Basta ricordare che Leonardo è nato nel 1452 per rendersi conto che è assurdo attribuire la Sindone al genio toscano.
 
Qual è la storia della Sindone?
Nel II sec. d.C esisteva ad Edessa (attuale Urfa - Turchia) una particolare immagine di Gesù su stoffa. Nel VI sec. viene riscoperta questa immagine detta Mandylion (fazzoletto). Numerose testimonianze e descrizioni la mettono in relazione con la Sindone.
Nel 944, in seguito ad uno stretto assedio, i Bizantini si fanno consegnare il Mandylion dalle autorità islamiche del sultanato arabo di Edessa. Il 15 agosto la teca contenente la reliquia giunge a Costantinopoli. Il Mandylion con ogni probabilità era la Sindone ripiegata in otto strati in modo da far vedere solo il volto.
Nel 1204 Robert de Clary, cronista della IV Crociata, scrive nella sua opera La conquête de Constantinople che prima della caduta di Costantinopoli (14 aprile 1204) in mano ai crociati occidentali, una Sydoine veniva esposta ogni venerdì nella Chiesa di S. Maria di Blachernae e che su quel telo la figura del Cristo era chiaramente visibile; "Ma - aggiunge - nessuno sa ora cosa sia avvenuto del Lenzuolo dopo che fu conquistata la città".
Nel 1205 Teodoro Angelo-Comneno, fratello di Michele I, Despota d’Epiro e nipote di Isacco II, Imperatore di Bisanzio quando la città venne saccheggiata dai Crociati Latini, afferma che la Sindone si trova ad Atene.
Nel 1208 Pons de la Roche dona ad Amadeus de Tramelay, Arcivescovo di Besançon, la Sindone che suo figlio Othon de la Roche, Duca Latino di Atene, gli aveva inviato da Costantinopoli.
 
Cosa accadde successivamente?
Nel 1314 i Templari, ordine cavalleresco crociato, sono condannati al rogo come eretici, accusati anche di un culto segreto ad un Volto che pare riprodotto dalla Sindone. Uno di essi si chiamava Geoffroy de Charny.
Nel 1356 Geoffroy de Charny, cavaliere crociato omonimo del precedente, consegna la Sindone ai canonici di Lirey, presso Troyes, in Francia. Il prezioso telo era in suo possesso da almeno tre anni. Sua moglie, Jeanne de Vergy, è una pronipote di Othon de la Roche.
Nel 1453 Marguerite de Charny, discendente di Geoffroy, cede il Lenzuolo ad Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che lo custodirà a Chambéry. Qui nel 1532 il cofanetto di legno rivestito d'argento, che custodisce la Sindone nella Sainte-Chapelle del castello dei Savoia, ha un lato arroventato e la reliquia subisce notevoli danni. 
Nel 1578 Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone a Torino, per abbreviare il viaggio a S. Carlo Borromeo che vuole andare a venerarla per sciogliere un voto.
 
È utile il confronto con i Vangeli?
C'è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio: la flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21), con uno strumento composto da tre corde, ognuna appesantita con due pezzetti d’osso acuminati; la coronazione di spine, fatto del tutto insolito; il trasporto del patibulum, la trave orizzontale della croce; la sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde; l'assenza di crurifragio; la ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero; il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata); l'avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune; il breve tempo di permanenza nel lenzuolo. Il corpo non presenta il minimo segno di putrefazione. Non c'è traccia di spostamento del lenzuolo sul corpo.
 
Che cosa hanno fatto venire alla luce i recenti studi?
Un gruppo di fisici ha cercato di rispondere a questo interrogativo: come ha fatto un cadavere a proiettare la sua immagine sul lenzuolo come se avesse emesso un fiotto di luce? Presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) di Frascati (Roma) alcune stoffe di lino sono state irradiate con un laser ad eccimeri, un apparecchio che emette una radiazione ultravioletta ad alta intensità. Hanno così ottenendo un ingiallimento che, confrontato con l’immagine sindonica, mostra interessanti analogie e conferma la possibilità che l’immagine sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale. Chi crede nella Risurrezione di Cristo non ha difficoltà ad ammettere che una irradiazione di luce possa aver accompagnato quell’evento straordinario, dato che nei Vangeli si legge che Gesù sul monte Tabor si trasfigurò diventando luminoso.
 
Quale l'importanza rispetto al percorso di fede di ogni cristiano di oggi?
La Sindone richiama da vicino la Passione di Gesù e il mistero della Sua sofferenza per la nostra Redenzione. Quel corpo tumefatto e insanguinato ci turba nel profondo e ci ricorda che dobbiamo vedere le piaghe di Cristo nei fratelli ammalati, disabili, emarginati. Dobbiamo noi, come disse un’anziana donna analfabeta, diventare le “sindoni” di Cristo. Far risplendere in noi il Suo Volto al punto che gli altri, vedendoci, vedano Lui.
 
 
Per approfondire: www.sindone.info
 

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di Rossella Saluzzo
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