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Ricordati Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino

Torre del Greco: "La leggenda di Colapesce" interpretata dai bambini del V Circolo Didattico al Multisala Corallo, diretti da Nicola Di Lecce


Torre del Greco: 'La leggenda di Colapesce' interpretata dai bambini del V Circolo Didattico al Multisala Corallo, diretti da Nicola Di Lecce
15/06/2010, 16:06

 
Il V Circolo Didattico “Nicola Giampietro” di Torre del Greco ha rappresentato sabato 12 giugno “La leggenda di Colapesce” al Cinema-teatro Multisala Corallo. La regia dello spettacolo è stata affidata al professore Nicola Di Lecce, musicologo e direttore artistico, affiancato dall’esperta di teatro Felicia Di Donna.
“Il V Circolo Didattico è da sempre impegnato a diffondere i valori della legalità e della giustizia sociale, indispensabili per una convivenza civile e pacifica, tra gli allievi e quanti operano e collaborano con la scuola”. Questo è il messaggio diffuso dalla dirigente scolastica Maria Aurilia sugli inviti allo spettacolo.
La Sicilia è legata a molteplici miti e leggende che, nel corso dei secoli, hanno influenzato la cultura e le tradizioni. Racconti trasmessi oralmente, favole, interpretazioni a volte superficiali e storie inventate sono le fonti ispiratrici.
La ninfa Aretusa, Ciane e Anapo, l’amore della ninfa Galatea per il bellissimo pastore Aci, tema ricorrente della poesia bucolica dei poeti greci in Sicilia, poi il famoso e temibile mostro marino Cariddi, il ratto di Persefone ad opera di Ade, dio degli inferi, il ciclope Polifemo, Cocalo, figlio del ciclope Briareo, re dei Sicani, la dea Etna, figlia di Urano e Gea e la Fata Morgana sono soltanto alcuni dei personaggi mitologici legati all’Isola. Fra tutti, il V Circolo Didattico di Torre del Greco ha scelto “La leggenda di Colapesce” .
 La leggenda di Colapesce - continua Maria Aurilia - offre l’opportunità di riscoprire un personaggio del nostro territorio che ha testimoniato con la sua vita tali valori. Il suo messaggio è stato affidato ai piccoli attori che saranno i cittadini del futuro, con il compito di costruire una società fondata sui valori della tolleranza e dell’uguaglianza”.
La leggenda di Colapesce è una leggenda con molte varianti, le cui prime attestazioni risalgono al 1300.
Cola o Nicola è di Messina ed è figlio di un pescatore di Punta Faro.
Si narra che Colapesce, attratto fortemente dal mare, dai fondali e dalle creature marine, giunto sul fondo, vide che la colonna Peloro, sulla quale poggiava la cuspide settentrionale della Sicilia, era quasi sul punto di crollare perché consumata dal fuoco del vicino vulcano Etna. Il giovane eroe decise, così, di soggiornare nelle profondità marine per sorreggere quel pilastro evitando che l’intera Isola sprofondasse negli abissi.
Cola è ancora lì, come vuole una credenza popolare. Cola, però, un giorno riemergerà dal mare e, in quel dì, nessun uomo avvertirà più dolore e l’ora dei castighi sarà svanita.
Colapesce ha dato la vita perché la Sicilia non sprofondasse negli abissi. Morale della favola, il coraggio di un singolo uomo può essere da lezione a quanti si arrendono, subendo, le ingiustizie, i soprusi della società.
Il tema del coraggio e dell’amor di patria unisce uomini e donne, miti, leggende, eroi, persone comuni che hanno rinunciato ai personali interessi.
“Siamo forestieri in casa nostra” – è l’ultima frase recitata dai bravi piccoli attori del V Circolo Didattico. La nostra terra è calpestata, derisa da chi vuole asservirla al male, spargendo il sangue di quanti credono all’assolvimento del dovere e nella giustizia.
Il 3 settembre 1982, a Palermo, furono uccisi, in un feroce e meschino attentato, Emanuela Setti Carraro di soli 32 anni, insieme al marito il generale – prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. Con loro fu assassinato anche l’agente di Polizia Domenico Russo, originario di Santa Maria Capua Vetere. Anch’Egli aveva soli 32 anni, di cui 13 in Polizia, al servizio dello Stato.
“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Fu la scritta affissa su un muro il giorno dopo, vicino al luogo del vile agguato, in via Isidoro Carini.
Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Laura Morvillo, anch’Ella magistrato, insieme a tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montanaro.
Il 19 luglio 1992,  ancora a Palermo - in via Mariano d’Amelio - un altro attentato di stampo mafioso uccise il giudice antimafia Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico superstite fu l’agente Antonio Vullo.
Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. E’ la frase di due giornalisti italiani: Lirio Abbate, esperto sulle mafie e la criminalità organizzata e Peter Gomez che, negli ultimi 15 anni, ha seguito tutti i principali scandali italiani su mafia, tangenti e corruzione.
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, a proposito della strage in via d’Amelio, parla esplicitamente di “Strage di Stato”. “Vogliamo far capire che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio, agli occhi dell’opinione pubblica, questa verità: una verità tragica perché mina i fondamenti di questa repubblica. Oggi questa nostra seconda repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ‘92”.
Colapesce, forse per davvero, un giorno approderà su di una delle tante belle spiagge siciliane o del “continente” come dicono i siciliani. Probabilmente, però, rimarrà deluso perché questo Paese, l’Italia, deve crescere, ancora tanto, per comprendere fino in fondo le ragioni di Dalla Chiesa, di Falcone e di Borsellino e di tanti altri che hanno immolato la loro vita per i fondamentali valori della pace, della libertà, della democrazia e della giustizia. E’ il tempo che questa Nazione si ravveda!
Ai piccoli attori del V Circolo didattico “Nicola Giampietro”, alla loro bravissima insegnante/tutor Felicia Di Donna e all’impareggiabile Nicola Di Lecce il nostro più caloroso applauso.
 
 
Nella foto: Nicola Di Lecce, Maria Aurilia e Felicia Di Donna.
 

 

 

 

 

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di Rossella Saluzzo
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