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L'incontro agli "Amici del Crogiolo"

Torre del Greco: Luigi Costa riflette sull'Arte di Max Ernst


Torre del Greco: Luigi Costa riflette sull'Arte di Max Ernst
31/05/2010, 13:05

Venerdì 28 maggio scorso nella Sala Convegni della libreria Alfabeta di Torre del Greco, Luigi Costa ha dissertato per gli “Amici del Crogiolo” su Max Ernst e il suo Surrealismo.
Il padre teorico del Surrealismo è il poeta André Breton che convoglia all’interno del movimento le potenzialità distruttive dei dadaisti.
Il movimento surrealista, nato a Parigi negli anni ’20, ha un lungo periodo di lento declino che termina nell’immediato dopoguerra, pur annoverando diversi autori nel mondo. Molti artisti ravvivano  questo movimento tra coesione e disaccordo. Tra i pittori più celebri si ricordano Marc Chagall, Juan Mirò, Max Ernst e Giorgio de Chirico.
Il Surrealismo è stato definito come un “automatismo psichico”, ossia quel processo in cui l’inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, affiora anche quando siamo svegli permettendoci di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori.
La Scuola surrealista critica la razionalità cosciente. Auspica la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà (sur-realtà).  Qui la  veglia e il sogno presenti si fondano con armonia e profondità.
Il Surrealismo è la più “onirica” delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile.
Sono gli anni in cui nasce la psicologia moderna. Sigmund Freud, che ha fornito molte suggestioni alla produzione artistica della prima metà del Novecento, pubblicando “L’interpretazione dei sogni” ha dato un valore al sogno definendolo come la “via regia verso la scoperta dell’inconscio”. Durante il sonno la coscienza non è più controllata nel pensiero che affiora dall’inconscio e le immagini si vestono di simbolico. Di qui la sua difficoltà ad essere tradotto in parole, ossia in un linguaggio logico.
Secondo Breton era necessario giungere ad una realtà superiore: la surrealtà. In questa si conciliano due momenti fondamentali del pensiero umano: la veglia e il sogno. Il Surrealismo è, dunque, il processo mediante il quale si giunge a questa surrealtà.
Il Surrealismo di Max Ernst (1891-1976) pittore e scultore tedesco si concretizza negli accoppiamenti dipinti di due realtà in apparenza inconciliabili. Procedendo per libera associazione di idee, si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranee, per ricavarne una sensazione inedita. La bellezza surrealista nasce dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti che non hanno nulla in comune, rappresentati in un luogo ugualmente estraneo a entrambi. Tale situazione genera un’inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze.
Si osserva nelle opere dei surrealisti uno “spostamento del senso”, ossia la trasformazione delle immagini che siamo abituati a vedere, in base al senso comune, in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine di realtà.
L’artista tedesco negli Stati Uniti d’America sperimentò nuove forme espressive, come il dripping che trae liberamente spunto dalla cosiddetta “scrittura automatica” surrealista. Il colore, non a olio, ma smalto opaco o vernici industriali, viene lasciato sgocciolare sulla tela distesa a terra da un contenitore bucherellato oppure schizzato direttamente con le mani mediante l’uso di bastoni o pennelli.
Luigi Costa ha proposto, parlando del Surrealismo, un nuovo spunto di riflessione sulla ricchezza dell’umano intelletto e delle sue più recondite facoltà.
 
Nella foto: “Acque sommerse” opera di Max Ernst
 
 

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di Rossella Saluzzo
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