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Gli "Amici del Crogiolo" e Le quattro giornate di Napoli

Torre del Greco: Piero Cagnazzo racconta lo Scugnizzo che riscattò Napoli


Torre del Greco: Piero Cagnazzo racconta lo Scugnizzo che riscattò Napoli
15/05/2010, 18:05

27 settembre 1943 - 13 maggio 2010
Due date distanti fra loro, 67 lunghi anni.
Anni che non hanno nulla da condividere se non il tempo che è passato inesorabilmente e che ha mutato la schizofrenia in equilibrio. Almeno apparente.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Napoli fu colpita duramente dai bombardamenti americani e tedeschi. Fu messa a ferro e a fuoco, e il suo Popolo ridotto allo stremo.
Terminata la guerra si cancellano le tracce del sangue dei tanti caduti e delle innumerevoli ferite inferte alla Città. Spinta dalla frenesia di ripartire da zero, Napoli si è ricostruita.  Ma, come spesso accade, alla ricostruzione del tessuto urbano non si provvede ad una attenta ricomposizione del tessuto sociale.
Da monarchia l’Italia diventa repubblica, il fascismo cede il posto alla democrazia, ma le lotte sociali continuano a tuonare nell’apparente cielo sereno di Napoli e dell’intera nazione. Anni di lotta, quindi, che si sommano agli anni della ricostruzione, del riscatto, della sete di potere, della conquista del tempo perduto.
Anni in cui si combatte in nome dei più alti valori umani: la dignità, la libertà, la pace. Quegli stessi valori oggi si stanno perdendo nel tentativo di raggiungere un benessere effimero, un ego smodato e una sopraffazione aberrante. La personalità umana è minacciata dalle sue fondamenta, dal processo di costruzione del nostro essere: Io, Es e Super Io, come direbbe Sigmud Freud, sono agonizzanti.
Quindi, il nemico del XXI secolo è subdolo e, proprio per questo, più pericoloso. Non sono le SS (i reparti di difesa nazisti, ndr) né la Wermacht a farci precipitare nel terrore.
La paura della paura ci rende più vulnerabili e quindi più temibili. L’ignavia, l’egoismo, l’odio hanno preso il posto della volizione, dell’altruismo e dell’amore.
La volontà, l’orgoglio e la disperazione armarono il popolo napoletano della forza necessaria a combattere il nemico con mezzi di fortuna durante Le quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943).
Oggi, le manifestazioni di protesta non sempre raggiungono i risultati sperati e si attende sempre qualcuno o qualcosa che possa cambiare le cose. “Addà passà a nuttata” scriveva Eduardo nella sua celebre commedia Napoli milionaria. Deve finire la notte, non ci resta che aspettare.
Gli Amici del Crogiolo hanno deciso di ricordare questa eroica pagina della storia napoletana nel tentativo di mantenere in vita la memoriadi un popolo fiero e combattivo.
Piero Cagnazzo, docente di elettrotecnica in pensione e Amico del Crogiolo, Associazione culturale fondata dal dott. Luigi Costa e dal prof. Carmine Paino, ha ricordato Le quattro giornate di Napoli nella saletta della libreria Alfabeta di Torre del Greco, commentando le sequenze salienti del film di Nanni Loy del 1962, ispirato al libro di Aldo DeJaco La città insorge: le quattro giornate di Napoli del 1956.
Nel commentare gli avvenimenti si è avvertita l’enfasi di Piero Cagnazzo, fiero dell’appartenenza al popolo napoletano, pur originario della Puglia.
Una puntuale analisi degli antefatti che portarono all’insurrezione popolare del 27 settembre 1943, arricchita da immagini tratte da diversi documentari dell’Istituto Luce dove Napoli appare sventrata, demolita, distrutta. Il Palazzo reale, il Monastero di Santa Chiara e la torre del Maschio Angioino che “porta fieramente la ferita nemica” come sottolinea lo speaker di allora, sembrano ormai dei ruderi senza storia.
Gli eroi di quelle giornate, soprattutto le donne e gli scugnizzi, cessarono di avere paura. Un bambino di 12 anni, Gennarino Capuozzo, perse la vita nel mentre lanciava una bomba contro il fuoco nemico dei nazisti. Una pagina della storia di Napoli che rivendica con forza quell’orgoglio, quella fierezza, quella passione forte della sua gente.
Agli Amici del Crogiolo va il plauso per aver ricordato questo scorcio, tra i più cruenti della storia, dove l’uomo ha annientato se stesso. Cagnazzo ha rimembrato l’insurrezione popolare napoletana, forse con la speranza che tutti possano prendere consapevolezza della propria essenza di esseri umani e che, in futuro, la collettività possa ritrovare quella serenità interiore capace di aborrire ogni perseveranza di abomini di sì tale desolazione.
Le quattro giornate di lotta e di resistenza valsero alla città di Napoli la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Gli scugnizzi Gennarino Capuozzo di soli 12 anni, Filippo Illuminati di 13, Pasquale Formisano di 17 e Mario Menechini di 18 anni, nell’offrire la loro giovane vita in sacrificio per la libertà, ricevettero la medesima onorificenza. Questi Eroi sono i figli di Napoli.
Quei figli di Partenope che devono rimanere impressi nell’animo dei giovani d’oggi, quale esempio di nobiltà d’animo e spirito di sacrificio.
L’ostentazione di comportamenti immorali e, purtroppo, non raramente criminali, depone, oggi, molto negativamente sull’immagine di Napoli, questa città ricca di storia, di arte, di amenità naturali capace, ancor ora, di essere celebrata nel mondo intero.

Nella foto Gli Amici del Crogiolo

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di Rossella Saluzzo
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