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"Ipazia - Vita e sogni di una scienziata del IV secolo"

Torre del Greco: Presentazione del romanzo storico "Ipazia"di Adriano Petta e Antonino Colavito


Torre del Greco: Presentazione del romanzo storico 'Ipazia'di Adriano Petta e Antonino Colavito
26/05/2010, 12:05

 

Giovedì 27 maggio alle ore 18,00 gli “Amici della Cucina letteraria” e Carmine Paino presenteranno il libro “Ipazia - Vita e sogni di una scienziata del IV secolo”.
L’incontro, con l’autore Adriano Petta, si terrà presso la sala conferenze della libreria Alfabeta di Torre del Greco.
“Ipazia” è il romanzo storico di Adriano Petta e Antonino Colavito, recentemente scomparso, pubblicato dalla casa editrice La Lepre.
Petta è al suo terzo romanzo di carattere storico. Con Eresia pura e Roghi fatui ha narrato rispettivamente le storie di Giordano Nemorario e della strage dei Catari. Il volume “Ipazia” racconta, in stile romanzato ma con riferimenti storici certi, la grandezza della filosofa neoplatonica vissuta ben 16 secoli fa.
La ricostruzione è minuziosa. La puntuale ricerca delle fonti tra le quali il Suda, l’Enciclopedia storica in Lingua greca del X secolo riguardante l’antico mondo mediterraneo, la Historia ecclesiastica di Socrate di Costantinopoli e le opere del filosofo bizantino Damascio conferisce al volume di Petta e Colavito uno spessore scientifico che ne garantisce l’attendibilità storica della narrazione.
Ipazia, figlia del matematico Teone, era Docente del glorioso Museo. Fu assassinata dai parabolani, membri di una confraternita cristiana e guardia armata di Cirillo Vescovo, Patriarca di Alessandria.
Cirillo perseguitò i novaziani, gli ebrei e i pagani, sino a quasi annientarne la presenza nella città. Il clima di violenza instaurato dal religioso ai danni dei pagani, degli ebrei e dei cristiani, fu la scintilla che decretò l’eliminazione fisica della dotta, ma pagana, Ipazia.
Il romanzo è ambientato ad Alessandria d’Egitto, sede di quella biblioteca che per antonomasia rappresentava tutto il sapere dell’epoca. Siamo nel 400 d.C.
Sono gli anni in cui l’Impero di Roma crollava sotto i colpi della sorgente e potente Chiesa. La Chiesa, guidata dai suoi dotti Padri, si sostituiva all’ormai agonizzante Impero Romano. L’intento ecclesiastico   era quello di cancellare ogni sapere contrario alla dottrina: la distruzione della Biblioteca, la soppressione della scienza e degli scienziati, l’eliminazione del paganesimo e la repressione del libero pensiero. Ai vescovi fu interdetto lo studio di  Aristotele, di Platone, di Euclide, di Tolomeo e di Pitagora. Al loro posto si affermavano le tesi dei maggiori autori del pensiero cristiano quali Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Agostino e Cirillo.
Ormai caduta la Roma dei cesari, l’Urbe dei papi consolidava una nuova e tenebrosa epoca.
Ipazia, alla quale si attribuiscono l’invenzione dell’astrolabio, quella dell’idroscopio e dell’aerometro, fu tenace nel ritenere che la ricerca del sapere sia l’unica vera fede che caratterizzi la libertà dell’uomo.
I contrasti tra scienza e fede acquisirono, così, toni di grande asprezza e violenza. L’8 marzo 415 d. C., infatti, il corpo di Ipazia fu orribilmente straziato.
Su questa donna di pensiero diversi autori, in passato, hanno scritto. Si annoverano Diderot, Leopardi, Pascal, Voltaire, Proust, ma nessuno di questi riportò, in maniera completa, la storia di Ipazia. Petta e Colavito colmano questo vuoto grazie alle loro approfondite ricerche.
“Ipazia”, è una storia romanzata, ma vera come dice Margherita Hack nella prefazione del volume, nel senso che, pur non essendoci pervenuto nessuno dei suoi scritti, perché tutti, o quasi, dati alle fiamme, la corrispondenza intercorsa tra la filosofa e il suo allievo Sinesio di Cirene, fa fede di tutti gli episodi significativi della sua vita, del suo insegnamento e delle sue teorie in generale.
La ricostruzione biografica è stata realizzata da Adriano Petta con ricerche minuziose, come provato dalla ricca bibliografia, su tutte le fonti, come quelle citate e, perciò, è tutto storicamente vero.
L'unica parte che Petta ha inserito, o meglio amplificato per dare un po' più di mordente al testo, è il rapporto, storicamente vero, tra lei e il suo allievo che, pur essendosi convertito al cristianesimo, è un fedele seguace  delle idee di Ipazia, assistendola in tutte le fasi difficili della sua vita.
Nel film Agorà di Alejandro Amenábar, questo rapporto è stato più sfumato e soprattutto più problematico per il conflitto che si svolge nell'animo del giovane, fino al gesto finale con cui  soffoca Ipazia per sottrarla al furore dei parabolani.
Bello come finale, ma assolutamente contrario alla verità storica.
 
 
 
 
 
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di Rossella Saluzzo
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